martedì, 27 Gennaio 2026

Trento. A Rovereto la nuova Casa della Comunità «Beniamo Condini»

Quarta tappa del percorso che mette al centro la sanità di prossimità.

Anche Rovereto, la Vallagarina e gli Altipiani Cimbri inaugurano la «loro» Casa della Comunità, un presidio pensato per avvicinare i servizi socio sanitari ai cittadini e rafforzare il legame tra cura, prevenzione e territorio. Dopo Ala, Malè e Mezzolombardo, anche Rovereto scrive un passaggio importante nel percorso di ridefinizione della sanità territoriale trentina. Si rafforza così un modello di assistenza territoriale integrata, mettendo al centro, la persona, la famiglia e la comunità. La Casa della Comunità di Rovereto è intitolata al dottor Beniamino Condini, pioniere dell’igiene pubblica e figura di grande professionalità e umanità. Un luogo che guarda al futuro della sanità territoriale e che, nel nome scelto, rende omaggio a una storia di competenza, visione e umanità. La nuova Casa della Comunità è stata ufficialmente presentata oggi alla popolazione con una cerimonia inaugurale che ha visto la presenza delle più alte autorità provinciali e territoriali: il presidente della Provincia autonoma di Trento, l’assessore provinciale alla salute, il dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali Andrea Ziglio, il direttore generale di Asuit Antonio Ferro con la direttrice sanitaria Denise Signorelli, il presidente della Comunità della Vallagarina, la sindaca di Rovereto, il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Trento Giovanni de Pretis e il direttore generale di Itea Roberto Ceccato. Hanno partecipato all’evento anche i familiari del dottor Condini.

La Casa della Comunità di Rovereto si trova nella struttura nota come ex Bimac, già individuata alla fine degli anni Novanta come presidio sanitario strategico per la Vallagarina.  Oggi gli spazi sono completamente riorganizzati per ospitare in un’unica sede numerosi servizi prima dislocati in altri stabili cittadini. La struttura è stata intitolata a Beniamo Condini su proposta di Comune, Accademia Roveretana degli Agiati, Rotary Club e Ordine dei medici. Intitolare la Casa della Comunità a Beniamino Condini significa richiamare, anche simbolicamente, i valori che stanno alla base del progetto: prevenzione, attenzione alle persone, prossimità e responsabilità verso la comunità.

La Casa della Comunità di Rovereto diventa il punto di riferimento socio sanitario per gli oltre 68.600 cittadini, residenti a Rovereto, nei Comuni dell’Alta Vallagarina e sull’Altopiano dei Cimbri. La sua collocazione in prossimità dell’ospedale rappresenta un elemento di innovazione importante, perché favorisce l’integrazione tra servizi territoriali e ospedalieri, evitando duplicazioni e semplificando i percorsi per i cittadini. All’interno della struttura il cittadino può trovare, già oggi, molti dei servizi fondamentali previsti dal modello delle Case della Comunità. Il Punto Unico di Accesso rappresenta la porta d’ingresso al sistema dei servizi sanitari e sociali: qui è possibile ricevere accoglienza, informazioni, orientamento e supporto amministrativo. Un ruolo centrale è svolto dall’assistenza primaria, con i Medici di medicina generale organizzati in Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e i Pediatri di libera scelta, che operano in rete sul territorio. È previsto, inoltre, l’inserimento progressivo della Continuità assistenziale (ex Guardia medica), oggi ancora attiva all’ospedale di Rovereto.

La struttura ospita anche numerose attività specialistiche ambulatoriali, che spaziano dall’area medica (cardiologia, dermatologia, medicina sportiva, allergologia pediatrica) a quella chirurgica (ginecologia, oculistica, ortottica, odontoiatria, maxillofacciale, igiene dentale, chirurgia vascolare) e percorsi di telemedicina e teleconsulto a supporto dei medici di famiglia. Accanto a questi servizi operano i servizi infermieristici di famiglia e di comunità, le cure domiciliari e gli ambulatori infermieristici, con un’attenzione particolare alla presa in carico delle persone con patologie croniche e fragilità. Grande rilievo è dato anche alla prevenzione e promozione della salute, grazie alla presenza del Servizio di igiene e sanità pubblica, alle attività vaccinali, agli screening e ai programmi di educazione sanitaria. Completano il quadro i servizi di psicologia, il consultorio familiare, il centro alcologia e dipendenze, la medicina legale, i servizi amministrativi e l’integrazione socio-sanitaria, con Spazio argento, punto di riferimento dedicato alle persone anziane, ai familiari e ai caregiver. Nei prossimi mesi la Casa della Comunità di Rovereto continuerà a crescere: sono previsti il potenziamento della diagnostica di base, la valorizzazione delle competenze di altri professionisti sanitari,  l’estensione delle funzioni della continuità assistenziale e il rafforzamento dei percorsi di presa in carico delle cronicità.

«È per me un grande piacere – ha dichiarato il direttore generale di Asuit Antonio Ferro – inaugurare la Casa della Comunità di Rovereto e dedicarla a Beniamino Condini, medico igienista che ha contribuito in modo decisivo a costruire una sanità pubblica più forte e vicina alle persone, valori nei quali mi riconosco pienamente. Grazie alla collaborazione con ITEA e al lavoro del Dipartimento infrastrutture dell’ing. Debora Furlani, restituiamo alla città una struttura di grande qualità, inserita nel percorso di riorganizzazione della medicina di prossimità avviato in Trentino già dal 2021, ben prima del DM 77, con l’obiettivo di portare i servizi sempre più vicino ai cittadini e di fare della “casa” il miglior luogo di cura possibile. La sfida principale è organizzativa: costruire un “modello trentino” che concentri i servizi senza perdere la capillarità territoriale, mantenendo forti i presidi periferici e rafforzando l’assistenza domiciliare. Le Case della Comunità sono hub che integrano sanitario, sociale e volontariato e che aiutano a dare risposte appropriate ai bisogni, anche riducendo l’accesso improprio al pronto soccorso per i codici a bassa complessità. Questa inaugurazione non è un atto formale, ma l’avvio concreto di un modello che punta su integrazione, prossimità e qualità delle cure».

Come di consueto, alla direttrice sanitaria di Asuit Denise Signorelli è toccato il compito di illustrare i servizi attivi o in attivazione nella Casa della Comunità e tracciare le tappe del percorso partecipativo che darà piena operatività alla struttura: «Con questa inaugurazione presentiamo alla comunità la prima fase del percorso PNRR, che ha riguardato la ristrutturazione e la messa a disposizione di spazi pensati per essere realmente al servizio delle persone. Non si tratta solo di un intervento edilizio, ma dell’avvio di un progetto organizzativo che punta a intercettare in modo più efficace i bisogni di salute della comunità, valorizzando anche la vicinanza con l’ospedale come elemento di integrazione e valore aggiunto». «La Casa della Comunità – ha spiegato Denise Signorelli – è un luogo fisico, ma il suo significato va oltre le mura: l’obiettivo è lavorare sul territorio, fare rete con i servizi già presenti e sviluppare un percorso di coprogettazione continua con i servizi sociali dei Comuni, della Comunità di Valle, il volontariato e il terzo settore. Non tutti i servizi sono ancora attivi, ma il modello è in evoluzione, con una forte integrazione tra sanità, sociale, medicina di famiglia e specialistica, anche attraverso la telemedicina». Ad entrare ancora più nel dettaglio dei servizi attivi nella struttura, costituita dal corpo A e B, è stato il direttore del Distretto sud Luca Fabbri: «Questa inaugurazione non è una formalità, ma l’inizio di una fase nuova, impegnativa e costruttiva. La struttura ci mette a disposizione spazi ampi e funzionali, fondamentali per lavorare meglio e in modo più integrato. Da oggi parte un lavoro che punta a rendere questa Casa sempre più un punto di riferimento concreto per i cittadini e per tutto il territorio del Distretto Sud».

La sindaca di Rovereto ha sottolineato come la Casa della Comunità sia un luogo pensato per servire una comunità che va oltre i confini cittadini. Secondo la sindaca l’inaugurazione rappresenta un momento importante perché restituisce ai cittadini uno spazio rimasto a lungo inutilizzato, che oggi si riempie di servizi sanitari, sociali e di comunità, diventando un punto di riferimento unico e riconoscibile. La presenza di progettualità sui servizi sociali e di soluzioni abitative contribuisce a rendere la struttura un luogo vivo e vissuto, segnando una svolta nel rapporto tra cittadini e servizi socio-sanitari. In questo percorso il Comune ha ribadito la massima disponibilità alla collaborazione.

Il presidente della Comunità della Vallagarina ha evidenziato come la Casa della Comunità non rappresenti un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso di sviluppo. Alcuni servizi sono già attivi, altri saranno costruiti nel tempo attraverso un dialogo costante con le amministrazioni del territorio, con l’obiettivo di dare contenuti concreti a questa nuova struttura. Anche da parte della Comunità di Valle è stata confermata la piena disponibilità a collaborare per trasformare le progettualità in servizi reali e accessibili, capaci di rispondere in modo efficace ai bisogni dei cittadini e di rendere la Casa della Comunità un riferimento stabile per l’intero territorio.

«Oggi – ha dichiarato il dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia Andrea Ziglio – non inauguriamo semplicemente una nuova struttura, ma un modello organizzativo diverso e necessario. La società è cambiata: la popolazione è più anziana, spesso più fragile e sola, le famiglie hanno assetti diversi e questo richiede di superare modelli del passato. Quando cambia il modello organizzativo, cambia il paradigma, sia per i professionisti sia per i cittadini. Le Case della Comunità nascono per accompagnare le persone, aiutarle a interpretare i propri bisogni di salute e indirizzarle verso le risposte più appropriate, anche attraverso strumenti come i Punti Unici di Accesso. È un percorso che stiamo costruendo insieme all’Azienda sanitaria e che richiede un modo nuovo di lavorare: integrato, tra professionisti sanitari e sociali, tra istituzioni e volontariato, con modelli che devono essere calati nelle singole realtà territoriali. La grande sfida è l’integrazione tra sanità e sociale – da realizzare insieme alle Comunità di Valle – sia tra i diversi setting di cura, l’ospedale e il territorio. Le Case della Comunità non sono solo luoghi di servizi e di cura, ma anche spazi dedicati alla prevenzione, da sviluppare in un’ottica intersettoriale che coinvolga sanità, sport, agricoltura e istruzione. È davvero bello – ha concluso Ziglio – che questa struttura sia stata intitolata alla figura illuminata di Beniamo Condini, un medico che ha fatto della prevenzione il cuore del proprio impegno nella comunità».

L’assessore provinciale alla salute ha sottolineato come la Casa della Comunità di Rovereto non sia solo una nuova struttura, ma un luogo da rendere vivo, per essere capace di offrire risposte concrete ai bisogni di salute dei cittadini. Un presidio che non riguarda solo Rovereto, ma un territorio più ampio, e che richiede una comunicazione condivisa con tutti i comuni coinvolti per essere conosciuto e utilizzato appieno dalla comunità. L’assessore ha ribadito il ruolo del Trentino come territorio apripista nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale, chiamata a rispondere ai cambiamenti della società. La differenza, ha evidenziato, la fanno i professionisti, che vanno messi nelle condizioni di lavorare al meglio per potere garantire risposte appropriate ai bisogni di salute dei cittadini, anche riducendo il ricorso improprio al pronto soccorso. L’assessore ha infine evidenziato il ruolo strategico della medicina di famiglia e ringraziato i familiari di Beniamino Condini, ricordando il valore simbolico dell’intitolazione della struttura a una figura importante per il mondo della sanità pubblica e della prevenzione in generale.

In chiusura il presidente della Provincia autonoma di Trento ha sottolineato come la Casa della Comunità di Rovereto rappresenti un progetto complessivo che integra dimensione sanitaria e sociale, frutto di un importante investimento strutturale e di una gestione condivisa con il territorio attraverso i Comuni e la Comunità di Valle. Il presidente ha evidenziato la specificità di Rovereto, dove la presenza dell’ospedale consente un dialogo diretto tra sanità territoriale e ospedaliera, in linea con l’esigenza, emersa dopo la pandemia, di rafforzare i servizi di prossimità. Rovereto rappresenta un modello diverso rispetto ad altre Case della Comunità, che vanno necessariamente calate sulle particolarità dei singoli territori. Il presidente ha ribadito l’impegno della Provincia a investire in una sanità trentina sempre più attrattiva, valorizzando la formazione, con la Facoltà di medicina e le nuove specializzazioni, e investendo nelle progettualità future, come il nuovo polo ospedaliero e universitario di Trento e la “cittadella” della salute. In chiusura il ringraziamento al lavoro quotidiano degli operatori sanitari, riconosciuti come il vero punto di forza del sistema.

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