La proposta del Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, per l’adozione di piani sperimentali per la riduzione delle liste d’attesa in sanità con aperture straordinarie degli ambulatori di sabato e di domenica; l’ estensioni delle fasce orarie degli ambulatori sulle 12 ore; eventuali prolungamenti delle attività degli ambulatori fino alle ore 23, dando priorità al recupero delle prestazioni con priorità U e B (Urgenti e Brevi) per una durata di 5 mesi, può essere realizzata solo con il pieno coinvolgimento dei medici, degli operatori sanitari e delle organizzazioni sindacali delle categorie professionali coinvolte, così Ludovico Abbaticchio, Presidente Nazionale Sindacato Medici Italiani.
Avere le liste d’attesa fuori controllo e le file per una visita specialistica, continuare ad assistere ai viaggi della speranza per curarsi all’estero o al Nord, vedere l’utilizzo improprio dei pronto soccorso, non sono anomalie temporanee, ma il risultato di fattori che hanno sfibrato la distinzione tra indirizzo politico e gestione sanitaria, tra governo del sistema e amministrazione delle cure.
Negli ultimi tempi, anche per scelte dei governi nazionali, abbiamo avuto un’assenza di investimenti strutturali sul territorio; le cause delle liste di attesa risiedono anche in dieci anni di tagli alla spesa sanitaria. In questo modo l’ospedale è diventato il perno esclusivo del sistema, mentre la medicina di prossimità si è progressivamente indebolita. In questo squilibrio, l’accesso alle cure è diventato selettivo. Chi può attendere o pagare attende o paga, chi non può si affida all’emergenza.
Ridurre i lunghi tempi di attesa è un diritto del cittadino e un dovere di chi ci governa, ma occorrono misure strutturali con risorse adeguate e durature nel tempo. Riteniamo, per questo, che bisognerebbe affrontare in modo strutturale le cause dell’inefficienze delle aziende sanitarie, evitando di trasferire ulteriori prestazioni verso soggetti privati e valorizzando il Sistema Sanitario Nazionale pubblico.
Il punto decisivo per la soluzione delle liste di attesa in sanità resta l’organizzazione. Senza una medicina territoriale solida, integrata e accessibile, nessun sistema sanitario regge. Case di comunità operative con personale medico presente, presa in carico delle cronicità, assistenza domiciliare e telemedicina non possono restare formulazioni programmatiche. Sono il presupposto per ridurre la pressione sugli ospedali e riportare l’accesso alle cure entro percorsi ordinati. In assenza di questa rete, il pronto soccorso continuerà a essere il terminale improprio di ogni fragilità sociale.
Per abbattere le lunghe liste di attesa, riteniamo, per questo, indispensabile un maggior investimento sul sistema pubblico, sugli uomini e sulle donne che ci lavorano, sui medici e sui sanitari che tutti i giorni sono in prima linea per la cura dei pazienti.
Dobbiamo, infine, sempre assicurare l’uniformità di accesso alle cure per tutti i cittadini affinché il diritto alla salute continui ad essere uniforme, universalistico in tutto il nostro Paese.