Il segretario generale Scotti: “Più fiducia e più richieste, ma servono più vaccini e per la carenza dei medici una competente applicazione del Contratto”
«Dalla medicina generale italiana ci arriva un segnale chiaro: la fiducia dei cittadini nelle vaccinazioni sta riprendendo. Le persone si stanno vaccinando, e lo stanno facendo prima e più dello scorso anno, soprattutto tra i soggetti fragili e a rischio». A sottolinearlo è Tommasa Maio, responsabile nazionale Area Vaccini Fimmg, commentando l’andamento della campagna vaccinale in corso.
«Le caratteristiche meteo di questo inizio di stagione – prosegue Maio – e la diffusione anticipata di virosi, già dai primi giorni di ottobre, hanno spinto molte persone a rivolgersi subito al medico di famiglia per proteggersi. È un dato importante, perché segnala una fiducia rinnovata e una domanda di salute importante». Su questo quadro positivo, però, pesa un fattore strutturale che Fimmg denuncia da tempo: il grande numero di pazienti rimasti senza medico di famiglia, conseguenza della difficoltà a sostituire i colleghi che vanno in pensione. «È un paradosso – aggiunge il Segretario Generale Silvestro Scotti – da un lato i cittadini che vogliono vaccinarsi prima e di più, dall’altro intere fasce di popolazione che non hanno un medico di famiglia come riferimento a cui rivolgersi. Questo rischierà di incidere inevitabilmente anche sui numeri complessivi delle coperture vaccinali».
Per la Fimmg una parte della risposta è già scritta negli strumenti organizzativi esistenti, a partire dalle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) e dalle loro sedi di riferimento, come le Case di Comunità e gli altri presìdi “spoke” sul territorio. «Se vogliamo davvero intercettare il bisogno di prevenzione – spiega Maio – dobbiamo pensare a queste sedi come veri e propri hub vaccinali di comunità, nei quali la medicina generale possa lavorare in modo coordinato, garantendo prossimità, continuità e capillarità alle proprie comunità in stretto contatto di rete con i Dipartimenti di Prevenzione. È anche per questo che chiediamo di chiudere rapidamente gli Accordi Integrativi Regionali, rendendo chiaro il ruolo delle AFT nella campagna vaccinale anche in condizioni emergenziali come la carenza dei medici».
Da qui anche l’appello ad accelerare l’iter di approvazione della bozza di intesa ACN. «In questi giorni – afferma Scotti – abbiamo ascoltato dichiarazioni polemiche di chi rivendica “più ore per la medicina generale” come se fosse una novità da imporre dall’esterno. In realtà, nella bozza di ACN c’è già una risposta organizzativa a questo tema, che nasce da un confronto negoziale e da un equilibrio tra impegni e risorse. Probabilmente qualcuno ha firmato “in polemica” senza rendersi conto che la soluzione che oggi invoca era già lì dentro».
La posizione di Fimmg è netta: «Noi vogliamo più tempo non ore per la medicina generale, ma tempo vero, liberato dai lacci e lacciuoli della burocrazia, non riempito da adempimenti e strutture calate dall’alto. Servono modelli organizzativi coordinati e partecipati tra le parti, costruiti con la giusta negoziazione e con adeguati finanziamenti, non semplici slogan».
Maio richiama poi un altro fronte spesso sottovalutato: «Oggi vediamo molti under 60 (caregiver familiari, operatori dei servizi sociali, personale della scuola, addetti all’assistenza) che chiedono di vaccinarsi. Sono categorie previste dalla circolare ministeriale e hanno diritto all’accesso gratuito alla vaccinazione. Per garantire davvero questo diritto, però, servono più vaccini a disposizione dei medici di famiglia. Il medico di medicina generale – ribadisce – è l’unica figura che conosce davvero la storia familiare, lavorativa e sociale di ogni assistito. Se vogliamo proteggere i singoli, dobbiamo essere messi nelle condizioni di immunizzare anche le comunità di cura e di servizi che ruotano attorno a loro. È questo che definisce un Paese civile: non limitarsi a offrire un vaccino, ma costruire una vera rete di protezione attorno alle persone più vulnerabili». Fimmg continuerà a chiedere con forza un’organizzazione che metta la medicina generale nelle condizioni di fare ciò che sa fare meglio: prendersi cura delle persone, o meglio dell’individuo – come previsto dalla Costituzione – e attraverso questi delle comunità, utilizzando la vaccinazione come uno dei pilastri fondamentali di questa tutela.