ROMA, 24 NOVEMBRE 2025 – L’Italia continua a essere tra i Paesi europei con il consumo più elevato di antibiotici e con la quota più alta di utilizzo ad ampio spettro. I dati AIFA 2023 lo confermano: 22,4 DDD/1.000 abitanti-die, valori oltre la media UE, e un indice di larghezza di spettro pari a 13,6, quasi triplo rispetto all’Europa. Un eccesso che alimenta direttamente la selezione dei batteri resistenti, mentre a livello globale l’antibiotico-resistenza provoca oltre 1,3 milioni di morti l’anno.
La minaccia cresce rapidamente: in alcune regioni asiatiche la resistenza ai fluorochinoloni supera il 70%; anche in Europa si diffondono ceppi di E. coli, Klebsiella pneumoniae e Acinetobacter spp. refrattari ai carbapenemi, antibiotici di ultima linea.
In questo contesto l’Italia dispone di un capitale professionale decisivo ma ancora sottoutilizzato: gli infermieri, che nei Paesi del Nord Europa superano con oltre il 90% di conferme il primo anno di servizio e registrano un 92% di successi negli esami clinici OSCE (media globale 78%). Una qualificazione che si radica in un percorso formativo di circa 2.000 ore cliniche, tra i più robusti dell’Unione.
La letteratura internazionale mostra che quando l’infermiere è integrato nei programmi di stewardship antibiotica, l’uso inappropriato scende del 25–30%. La riduzione deriva da attività che solo questa figura svolge in continuità: raccolta corretta dei campioni, controllo dei tempi di somministrazione, rilevazione precoce delle variazioni cliniche, educazione terapeutica, gestione dello switch EV→orale.
Sono interventi che incidono sulla durata delle terapie, sugli esiti clinici e sulla sicurezza del paziente: in reparti con competenze avanzate le infezioni correlate all’assistenza si riducono del 20–30%, e l’aderenza all’igiene delle mani cresce fino al 35%.
Nonostante ciò, l’Italia non ha ancora una cornice nazionale che valorizzi queste competenze: la formazione avanzata non è obbligatoria, i ruoli nei team AMS non sono definiti e mancano indicatori chiari per i reparti.
Un paradosso evidente: infermieri tra i più apprezzati d’Europa, ma un sistema che li limita e li rende marginali nei processi decisionali sulla stewardship.
Il Presidente De Palma afferma:
«Se continuiamo a consumare più antibiotici della media europea, continueremo a generare più resistenze. È semplice e pericoloso. L’infermiere è l’unica figura che segue la terapia minuto per minuto, ed è quindi quella in grado di spezzare la catena dell’abuso antibiotico. Servono formazione avanzata, ruoli chiari nei team AMS e investimenti reali. Non chiediamo privilegi: chiediamo strumenti per proteggere l’efficacia degli antibiotici, una risorsa che l’Italia non può permettersi di perdere.»