lunedì, 16 Febbraio 2026

ULSS Pedemontana. Ospedale di Santorso: nuovi test all’avanguardia in Endoscopia Digestiva

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I nuovi esami, disponibili solo in pochi centri, consentono una presa in carico più efficace e appropriata

per le problematiche di reflusso gastrico e dei movimenti dell’esofago

Si rafforza ulteriormente la capacità diagnostica dell’Endoscopia Digestiva dell’ospedale di Santorso, dove sono state recentemente introdotte due nuove metodiche di indagine normalmente appannaggio degli ospedali universitari e di pochi altri centri a livello regionale e nazionale.

Il tutto grazie ad un investimento iniziale di circa 50 mila euro da parte dell’Azienda per l’acquisto delle apparecchiature e dei materiali di consumo.

«Il polo endoscopico rappresenta da sempre un fiore all’occhiello dell’ospedale di Santorso – commenta il Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana Carlo Bramezza – e l’Endoscopia Digestiva in particolare nel corso degli anni si è distinta per la progressiva introduzione di metodiche sempre più all’avanguardia. L’attivazione di queste nuove procedure va a qualificare ulteriormente la struttura, migliorando la nostra capacità di presa in carico per tutti i pazienti dell’Azienda e va allo stesso tempo valorizzando ulteriormente le competenze professionali interne».

La prima metodica di nuova introduzione è la misurazione sulle 24 ore del reflusso gastroesofageo, un esame di secondo livello che può essere utilizzato nei pazienti che soffrono di reflusso, quando la gastroscopia non è conclusiva nel determinare l’origine del problema.

«Per l’esame – spiega il dott. Lucio Cuoco, direttore dell’U.O.S.D. Endoscopia Digestiva – si introduce nell’esofago per via nasale un sondino di circa 2 millimetri diametro, collegato ad un registratore esterno e dotato di una serie di sensori chimici e fisici che consentono sia di quantificare il reflusso gastrico, sia soprattutto di capire le sue caratteristiche, dunque la durata, la localizzazione nell’esofago, se è solido, liquido o gassoso o ancora la sua composizione, ovvero se è acido, basico o neutro. Il tutto raccogliendo i dati nell’arco di 24 ore. Tutte queste informazioni permettono tra le altre cose anche di distinguere i casi di vero reflusso gastroesofageo dai disturbi funzionali dell’esofago e in generale di individuare l’approccio terapeutico più efficace, evitando prescrizioni inappropriate, perché in base ad esempio alla sua maggiore o minore acidità i farmaci indicati possono essere del tutto diversi.

La procedura per l’inserimento del sondino dura circa 30 minuti e il suo utilizzo generalmente non è invasivo per il paziente, che viene invitato a condurre una vita del tutto normale nelle successive 24 ore oggetto dell’analisi, con l’unica accortezza di segnalare eventuali sintomi così da poter successivamente ricercare una correlazione tra i sintomi riferiti e la misurazione esofagea.

Il tutto per una problematica, quella del reflusso, che risulta in aumento: «C’è effettivamente un certo incremento dell’incidenza – spiega ancora il dott. Cuoco -, perché il reflusso si associa anche a condizioni e stili di vita oggi più diffusi, come l’essere in sovrappeso o la scarsa attività fisica o ancora lo stress, e allo stesso tempo c’è anche una maggiore sensibilità che porta quanto meno ad un sospetto di diagnosi. La misurazione sulle 24 ore del reflusso gastroesofageo può dunque essere utile in tutti i casi di pazienti con diagnosi di malattie da reflusso esofageo, sia quando siamo in presenza dei sintomi tipici come bruciore e rigurgito acido, sia nei casi con manifestazioni atipiche quali tosse, dolore toracico, alterazioni della voce, asma e laringite».

L’altra grande novità introdotta recentemente dall’U.O.S.D. Endoscopia Digestiva dell’ospedale di Santorso è la Manometria Esofagea ad Alta Risoluzione per lo studio dell’attività motoria esofagea e l’inquadramento strumentale dei disturbi motori dell’esofago. «Come noto – spiega il dott. Cuoco – l’esofago è il primo segmento del tubo digerente che va dalla gola fino allo stomaco e ha la funzione di trasferire il cibo masticato e mischiato con la saliva allo stomaco per iniziare i processi della digestione. Normalmente si muove con delle contrazioni ripetute, parziali e in sequenza, ed è proprio questo movimento che fa scivolare il cibo, ma alcune patologie comportano una alterazione di tali movimenti, con conseguente sensazione di non riuscire a mandare giù il boccone. Si parla allora di disfagia, che può avere anche una decina di cause diverse: questa indagine ci consente dunque di indagare con precisione il fenomeno, per individuare la terapia più appropriata, che può essere farmacologia oppure una procedura endoscopica interventistica o in alcuni casi anche chirurgica».

Anche in questo caso si tratta di un esame sofisticato, appannaggio di pochi centri, ma allo stesso tempo per il paziente consiste in una procedura relativamente semplice e poco invasiva: l’esame non prevede infatti necessità di sedazione e consiste nell’introduzione nell’esofago per via nasale di un sondino di circa 2 mm di diametro dotato di tanti sensori ad alta densità che consentono di ottenere una mappa dettagliata della funzionalità motoria esofagea. Il paziente viene invitato a deglutire sorsi di acqua e in questo frangente viene fatta la misurazione della corretta progressione dell’acqua e della motilità esofagea. 

«L’introduzione di queste due procedure – conclude il dott. Cuoco – rappresenta un’ulteriore estensione della nostra offerta diagnostica con esami qualificanti per una Gastroenterologia moderna. Questo si traduce nella possibilità di svolgere direttamente a Santorso esami per i quali fino a oggi i pazienti venivano inviati agli ospedali universitari, il tutto con la garanzia di una diagnosi accurata e la possibilità di ottimizzare i trattamenti, evitando procedure inappropriate».

Referente incarico per l’esecuzione di queste procedure è il dott. Enrico Maria Gabrieletto, giovane specialista di Gastroenterologia in staff all’ospedale di Santorso dal gennaio 2024, che ha completato uno specifico percorso di formazione per l’utilizzo di queste innovative metodiche di indagine.

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