Rimini, 26 ottobre 2026 – Dallo Zoster all’influenza, dal virus respiratorio sinciziale allo pneumococco: coperture ancora troppo basse proprio dove il rischio è più alto. Al 127° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Interna l’appello a considerare le vaccinazioni come strumento di prevenzione e protezione del paziente fragile e cardiovascolare.
La vaccinazione non soltanto come strumento per evitare l’infezione o le sue complicanze respiratorie, ma come parte integrante della prevenzione e della protezione del paziente fragile e cardiovascolare, al pari di una terapia. È il messaggio emerso al 127° Congresso Nazionale della SIMI – Società Italiana di Medicina Interna, che si è tenuto a Rimini dal 2 al 4 ottobre 2026, nel workshop dedicato alle vaccinazioni nell’adulto, con le relazioni di Ivan Gentile, Professore ordinario di malattie infettive all’Università degli Studi di Napoli Federico II, e della dott.ssa Clelia Canale, Direttore della UOC di Medicina Interna del P.O. Melito di Porto Salvo, ASP Reggio Calabria.
Nel suo intervento, il prof. Gentile ha sottolineato come il rischio di riattivazione dell’Herpes Zoster, più comunemente conosciuto come fuoco di Sant’Antonio, non riguardi soltanto l’età avanzata e le condizioni di immunodepressione, ma sia associato anche a diverse patologie croniche, tra cui malattie cardiovascolari (con una probabilità di contrarlo superiore del 35% circa), renali, polmonari e diabete. Nel contempo, lo Zoster può determinare complicanze neurologiche e cardiovascolari nei mesi successivi all’infezione, in una sorta di rapporto bidirezionale.
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“Studi mostrano un rischio di ictus circa doppio nelle prime due settimane successive all’Herpes Zoster, ancora superiore del 20% a sei mesi dall’episodio. Per l’infarto miocardico, l’aumento del rischio è particolarmente evidente nei primi tre mesi, con un incremento documentato anche nel primo mese – ha spiegato il prof. Ivan Gentile -. Fortunatamente, coorti retrospettive dimostrano che la vaccinazione anti-Zoster riduce del 20% il rischio di ictus e infarto. Per questo in un paziente che ha avuto un evento cardiovascolare, la vaccinazione va considerata parte del percorso di cura. Eppure, in Italia, tra le persone a rischio la copertura vaccinale per lo Zoster si ferma intorno al 10%, nonostante sia gratuita per gli over 65 e per gli over 18 appartenenti a specifiche categorie a rischio, tra cui persone con diabete, patologie cardiovascolari, BPCO o asma, immunodeficienze e insufficienza renale cronica in dialisi”.
Ma non è solo il vaccino per l’Herpes Zoster ad avere effetti benefici sui soggetti fragili cronici. Una coorte autocontrollata di circa 20.000 pazienti ha evidenziato, dopo un episodio di Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) con ospedalizzazione, un aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, tra cui ictus, infarto e trombosi venosa profonda, particolarmente nelle prime settimane. Così come la polmonite, che è correlata a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari per i primi due anni nei soggetti nella fascia 45-65 anni, che può protrarsi fino a 10 anni negli over 65.
“Anche in questo caso, studi dimostrano una riduzione del 20% degli eventi cardiovascolari maggiori nei soggetti con cardiopatie, Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) o asma vaccinati contro RSV e una riduzione delle ospedalizzazioni per RSV comprese fino al 75%. Un altro studio evidenzia una riduzione dell’86% delle ospedalizzazioni per altre malattie respiratorie – spiega il prof. Gentile -. Allo stesso modo, i vaccini contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), per BPCO e antipneumococcico hanno ricadute sugli eventi cardiovascolari e sullo scompenso nel paziente fragile, ma anche in questo caso le coperture restano lontane dagli obiettivi”.
Lo stesso avviene per la vaccinazione antinfluenzale, come spiegato dalla dott.ssa Clelia Canale: “L’influenza inizia come infezione respiratoria ma diventa malattia sistemica capace di coinvolgere ogni organo attraverso una serie di meccanismi fisiopatologici, quali l’attivazione della risposta immunitaria in senso pro-infiammatorio, la disfunzione endoteliale, lo stato protrombotico e lo stress ossidativo fino alla possibile instabilizzazione di placche aterosclerotiche prima stabili. Questi meccanismi rendono ragione dell’eccesso di mortalità osservata in corso di epidemia influenzale non direttamente correlata alla infezione respiratoria e alle complicanze polmonari ma all’aumento di morbilità e mortalità cardiovascolare, soprattutto nei pazienti anziani e fragili”.
Prevenire l’infezione influenzale significa, dunque, garantire protezione non solo verso gli effetti respiratori ma anche nei confronti della malattia sistemica. Uno studio che ha coinvolto pazienti ricoverati per infarto miocardico acuto o sottoposti a procedure di rivascolarizzazione ha dimostrato come la vaccinazione entro 72 ore dal ricovero sia associata a una riduzione della mortalità per tutte le cause e della mortalità cardiovascolare, con un effetto direttamente proporzionale al rischio del paziente: maggiore il rischio cardiovascolare, maggiore il beneficio osservato. “Per questo la vaccinazione antinfluenzale deve essere considerata come cura, in particolare per i pazienti con storia di malattia cardiovascolare o anziani o fragili, raccomandata dalle società scientifiche con evidenza di classe I A – spiega la dott.ssa Canale -. Da qui, le raccomandazioni del Ministero della Salute nella circolare del giugno 2026 in merito all’offerta attiva della vaccinazione antinfluenzale, a tutti i livelli e in tutti i setting assistenziali, in particolare, per quanto più ci sta a cuore, rafforzando l’offerta vaccinale dei pazienti ricoverati prima della loro dimissione per ridurre il rischio di complicanze influenzali nel post ricovero e il conseguente rischio di riospedalizzazione per il peggioramento delle condizioni cliniche”.
Il messaggio emerso con forza dal 127° congresso nazionale della SIMI è dunque un invito alle società scientifiche e alle istituzioni a rafforzare il livello delle raccomandazioni sulle vaccinazioni e non considerarle solo uno strumento per evitare l’infezione o le sue complicanze respiratorie, ma come parte integrante della prevenzione e della protezione del paziente fragile e cardiovascolare.
Come sottolineato dal Presidente SIMI, professor Nicola Montano: “La medicina interna ha in carico ogni giorno pazienti complessi e con più patologie, per i quali un’infezione evitabile può far precipitare un equilibrio fragile. Per questo la vaccinazione non può restare un’iniziativa lasciata alla buona volontà del singolo: va inserita nel piano terapeutico e nei percorsi di dimissione, con regole chiare tra ospedale e territorio. Come SIMI ci impegniamo a promuoverla tra i nostri specialisti e a chiedere alle istituzioni percorsi omogenei e accesso gratuito per chi ne ha più bisogno”.