lunedì, 26 Ottobre 2026

Violenza contro gli operatori sanitari: tutti gli Ordini professionali uniti a Praglia per difendere chi cura

Al congresso “Professionisti in sicurezza” il Tavolo Interordinistico socio-sanitario provinciale di Padova presenta osservazioni e proposte operative: dalla sicurezza dei luoghi di cura alla formazione, dal contrasto alla violenza digitale al supporto dopo l’aggressione.

Padova, 24 ottobre 2026 – Si è svolto oggi all’Abbazia di Praglia, a Teolo, il congresso “Professionisti in sicurezza”, promosso dal Tavolo Interordinistico socio-sanitario provinciale di Padova. Un’occasione in cui tutti gli 11 Ordini professionali del settore socio-sanitario si sono ritrovati insieme, con una voce unica, per affrontare un tema che riguarda ogni professione della cura: la violenza contro gli operatori sanitari, socio-sanitari e contro tutti i professionisti che operano negli ambiti della prevenzione, della vigilanza, delle indagini, delle verifiche tecniche e dei controlli a tutela della salute pubblica, della sicurezza sul lavoro e dell’ambiente.

Durante la giornata sono intervenuti l’Assessore alla sanità della Regione Veneto Gino Gerosa, l’Assessore ai Servizi sociali della Regione Veneto Paola Roma, il Procuratore Capo di Padova Angelantonio Racanelli, il Primo Dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Padova Giuseppe Maria Iorio e hanno partecipato l’Ordine dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, dei Biologi, della Professione Ostetrica, delle Professioni Infermieristiche, dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, degli Assistenti Sociali, dei Chimici e dei Fisici, dei Farmacisti, degli Psicologi, dei Fisioterapisti e quello dei Medici Veterinari.

L’unità degli Ordini è il primo messaggio della giornata. Le aggressioni non risparmiano nessuna categoria: coinvolgono professionisti sanitari e socio-sanitari, farmacisti, veterinari e personale amministrativo, nei servizi pubblici e privati. Si verificano in ospedale e nei pronto soccorso, ma anche negli ambulatori, negli studi professionali, sul territorio e durante le visite domiciliari.

I numeri del fenomeno presentati dal Direttore Sanitario di Azienda Zero, Stefano Kusstatscher, sono eloquenti: tra gennaio e settembre del 2026 sono stati registrati 11.598 incident reporting rispetto ai 12.053 dello stesso periodo nel 2025; di questi, le aggressioni nei confronti degli operatori sono state 2.321 nel 2026 contro le 2.202 nel 2025.

La percentuale più elevata di aggressioni si registra nella parte iniziale della settimana, lunedì o martedì, e si concentra nella fascia oraria tra le 9 e le 15 (il 38% dei casi nel 2025).

Riguardo alle categorie più colpite, il 61,6% delle aggressioni nel 2025 era nei confronti del personale infermieristico e nel 77,1% dei casi il personale colpito lavorava in gruppo. Gli episodi di violenza colpiscono maggiormente le donne, con il 68,5% dei casi (anno 2025), e nel 68,9% dei casi l’aggressore è un uomo. Il fenomeno riguarda nella maggior parte dei casi i pazienti stessi (67% degli aggressori nel 2025), mentre in misura ridotta parenti o visitatori (31,5% dei casi nel 2025).

Uno degli aspetti emersi riguardo ai numeri degli incidenti mostra come le rilevazioni coprano prevalentemente aggressioni che avvengono nelle strutture pubbliche e in particolar modo all’interno dei poli ospedalieri, mentre rimane più complicato avere una dimensione chiara del fenomeno all’interno delle strutture private o dei piccoli ambulatori.

Durante il convegno sono state affrontate le varie forme della violenza contro chi cura per capire come porsi nei confronti di un’emergenza diventata sistemica, come prevenirla e contrastarla per tutelare la dignità e la sicurezza del personale, la qualità dell’assistenza e la fiducia tra cittadini e sistema sanitario.

Durante le tavole rotonde sono state presentate le varie forme di violenza, verbale e intimidatoria, fisica, psicologica e relazionale, simbolica o istituzionale, fino alla violenza digitale e reputazionale, con insulti, diffamazioni e campagne denigratorie online che colpiscono il singolo professionista e l’intera categoria. Tra i fattori di rischio figurano i carichi di lavoro e le attese nei servizi ad alta pressione, l’assenza di filtri e il lavoro in solitudine in ambulatori e servizi territoriali, l’imprevedibilità delle visite a domicilio, oltre a frustrazione, disinformazione, sfiducia e misure di sicurezza insufficienti.

Le conseguenze nei confronti degli operatori del settore sono pesanti: traumi fisici e psicologici, stress, burnout, ripercussioni legali, assenze, perdita di fiducia nel proprio ruolo e, in alcuni casi, abbandono della professione, con ricadute sui colleghi e sulla continuità e qualità dell’assistenza ai cittadini.

Le proposte operative

Sicurezza fisica e accesso: procedure di accesso adeguate ai diversi contesti, spazi con vie di fuga, vigilanza nelle sedi più esposte; per le attività domiciliari, valutazione preventiva dei rischi, intervento in coppia nei casi più delicati, sistemi di check-in/check-out e richiesta rapida di aiuto.

Formazione e prevenzione: formazione periodica su de-escalation, gestione del rischio e comunicazione nei conflitti, momenti di debriefing dopo gli episodi, attenzione specifica a tirocinanti e personale meno esperto, e un approccio integrato basato su persone, processi e luoghi.

Comunicazione e sensibilizzazione: campagne di educazione civica per promuovere il rispetto nella relazione di cura, contrasto alla disinformazione e agli attacchi online, alfabetizzazione sanitaria e digitale, canali efficaci per segnalare e documentare le aggressioni, nel rispetto della libertà di critica.

Innovazione tecnologica: sistemi di allarme nelle sedi a rischio e dispositivi indossabili per gli operatori territoriali, con strumenti di monitoraggio da usare solo a supporto dell’intervento umano e con garanzie di privacy definite in anticipo.

Monitoraggio e governance: un osservatorio regionale con dati omogenei da servizi pubblici e privati, ospedalieri e territoriali, segnalazione semplificata degli episodi, condivisione tempestiva delle informazioni utili alla sicurezza e verifica nel tempo dell’efficacia degli interventi.

Supporto e valorizzazione del personale: supporto psicologico e tutela legale dopo l’episodio, sostegno della dirigenza, rafforzamento delle tutele organizzative, contrattuali e assicurative e riconoscimento della tutela del personale come parte della sua valorizzazione.

Durante il convegno è stato ricordato che affrontare la violenza contro gli operatori sanitari richiede un impegno congiunto di istituzioni, aziende sanitarie, Ordini professionali, media e cittadini. Sicurezza, formazione, comunicazione responsabile e tutela effettiva del personale sono condizioni essenziali per preservare la dignità di chi cura e garantire ambienti di cura più sicuri e affidabili per tutti.

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