sabato, 24 Ottobre 2026

CARENZA INFERMIERI IN LOMBARDIA, NURSING UP: “BERTOLASO CONFERMA QUELLO CHE DENUNCIAMO DA ANNI. MA ALLE PAROLE DEVONO SEGUIRE I FATTI”

Indennità di confine, maggiori tutele, retribuzioni adeguate e revisione degli standard assistenziali: Nursing Up Lombardia torna a chiedere interventi concreti. «Non si può denunciare la mancanza di infermieri e contemporaneamente ridurre le Risorse Aggiuntive Regionali»

Milano, 23 ottobre 2026 – Le recenti dichiarazioni dell’Assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, sulla chiusura di reparti ospedalieri a causa della carenza di infermieri confermano una situazione che Nursing Up Lombardia denuncia ormai da anni.

La mancanza di personale infermieristico, la progressiva perdita di attrattività della professione, le retribuzioni non competitive e le condizioni di lavoro sempre più difficili sono problematiche che la nostra Organizzazione Sindacale ha più volte portato all’attenzione delle istituzioni regionali, avanzando richieste e proposte concrete rimaste, in larga parte, senza risposte risolutive.

Da anni abbiamo chiesto a Regione Lombardia l’introduzione di un’indennità di confine, per contrastare la fuga dei professionisti sanitari verso la vicina Svizzera. Una richiesta ribadita anche attraverso le mobilitazioni sindacali e gli incontri istituzionali, da ultimo quello del 7 aprile 2025 con la Direzione Generale Welfare, durante il quale abbiamo nuovamente evidenziato la necessità di intervenire con urgenza sulle retribuzioni e sulle dotazioni organiche.

Oggi lo stesso Assessore riconosce che un infermiere lombardo può scegliere di lavorare oltreconfine percependo uno stipendio nettamente superiore, arrivando a dichiarare che la situazione è talmente grave da costringere alla chiusura di reparti ospedalieri.

È una presa d’atto importante, ma che arriva dopo anni di segnalazioni e richieste da parte nostra.

A rendere questa situazione ancora più difficile da comprendere è quanto accaduto con le Risorse Aggiuntive Regionali 2026. Proprio mentre la carenza di infermieri assume dimensioni sempre più preoccupanti, Regione Lombardia ha scelto di ridurre la quota economica individuale destinata ai professionisti sanitari, passando da 800 a 600 euro, eliminando inoltre le precedenti maggiorazioni previste per il personale turnista.

Una scelta che Nursing Up Lombardia non ha condiviso e che ci ha portato a non sottoscrivere l’accordo regionale.

Non possiamo continuare a sentirci dire che gli infermieri sono indispensabili, salvo poi assistere a provvedimenti che ne riducono i riconoscimenti economici. Se davvero vogliamo trattenere i professionisti all’interno del Servizio Sanitario Regionale, dobbiamo iniziare a valorizzarli concretamente, non soltanto attraverso dichiarazioni pubbliche.

Ma la questione non riguarda esclusivamente gli stipendi. Da anni chiediamo anche una revisione dei criteri utilizzati per determinare le dotazioni organiche infermieristiche, con il superamento dei parametri di minutaggio assistenziale previsti dalla DGR n. VI/38133 del 6 agosto 1998.

Sono trascorsi quasi trent’anni da quel provvedimento e, nel frattempo, la sanità è profondamente cambiata. I pazienti sono mediamente più anziani, presentano bisogni assistenziali sempre più complessi e richiedono interventi che non possono essere adeguatamente rappresentati da parametri elaborati in un contesto sanitario ormai molto diverso da quello attuale.

Continuare a determinare il fabbisogno infermieristico facendo riferimento a standard assistenziali risalenti al 1998 non è più accettabile.

Servono criteri aggiornati, che tengano realmente conto della complessità dei pazienti, dell’intensità delle cure e dei carichi di lavoro, affinché le dotazioni organiche siano adeguate alle necessità assistenziali e non soltanto a esigenze di sostenibilità economica.

Non possiamo parlare di sicurezza delle cure, qualità dell’assistenza e centralità del paziente senza affrontare seriamente anche il tema del numero di professionisti necessari per garantirle.

Allo stesso modo, occorre intervenire sulle condizioni di lavoro degli infermieri e degli altri professionisti sanitari, assicurando maggiori tutele, rispetto dei riposi, carichi assistenziali sostenibili, adeguato riconoscimento delle competenze e reali opportunità di crescita professionale.

La carenza di personale non si risolve soltanto assumendo nuovi infermieri, ma anche creando le condizioni affinché quelli già in servizio scelgano di rimanere nel sistema sanitario pubblico.

Come Nursing Up Lombardia non possiamo che prendere atto delle dichiarazioni dell’Assessore Bertolaso, ma riteniamo che sia arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti.

Le richieste che portiamo avanti da anni sono note: indennità di confine, valorizzazione economica, maggiori tutele professionali, revisione delle dotazioni organiche e superamento degli standard assistenziali del 1998.

Non chiediamo interventi straordinari dell’ultimo momento, ma una programmazione seria, strutturale e condivisa, che metta finalmente i professionisti sanitari nelle condizioni di lavorare dignitosamente e di garantire un’assistenza sicura ai cittadini lombardi.

Per questo torniamo a chiedere a Regione Lombardia un confronto concreto, accompagnato da impegni e risorse adeguate.

Perché se oggi si arriva a chiudere reparti per mancanza di infermieri, significa che non è più possibile rinviare le scelte necessarie.

Monica Trombetta, Segretaria Regionale Nursing Up Lombardia

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