Secondo una survey VediamociChiara su oltre 3 mila donne, l’intelligenza artificiale convince soprattutto quando aiuta a comprendere termini medici e linguaggio dei referti (69,8%), ma molto meno quando si tratta di interpretare i sintomi (18,9%)
Milano, 19 ottobre 2026 – Non un medico virtuale a cui affidare la propria salute, ma uno strumento per decifrare il linguaggio medico, comprendere meglio termini e referti e, con maggiore cautela, orientarsi di fronte ai sintomi.
Le donne sembrano avere le idee piuttosto chiare su cosa chiedere all’intelligenza artificiale e, soprattutto, su quanto fidarsi delle risposte. È quanto emerge dalla nuova indagine “AI e Salute” di VediamociChiara.it su oltre 3.000 donne, che restituisce un rapporto con la tecnologia molto pragmatico, selettivo e tutt’altro che incondizionato.
“Non siamo di fronte a un rifiuto dell’intelligenza artificiale, ma alla volontà di utilizzarla con maggiore consapevolezza. Le donne ne riconoscono l’utilità quando aiuta a comprendere informazioni mediche complesse – precisa Maria Luisa Barbarulo, fondatrice e coordinatrice del progetto VediamociChiara – senza per questo attribuirle competenze cliniche che non le appartengono. È un atteggiamento interessante, perché dimostra quanto sia importante accompagnare l’innovazione con un’informazione corretta, accessibile e capace di distinguere opportunità e limiti della tecnologia”.
Tradurre il “medichese” non basta a rassicurare
Il 69,8% delle intervistate considera utile l’AI per semplificare il linguaggio medico, soprattutto quello dei referti, mentre solo il 18,9% la indica per una prima comprensione dei sintomi. Ma capire non significa necessariamente sentirsi più sicuri: dopo una ricerca online, per il 62,2% lo stato d’animo dipende dalle informazioni trovate e solo il 13,5% si sente più informata e preparata. Anche la fiducia nell’AI resta condizionata: il 57,3% si fida solo dopo una verifica medica, mentre il 37,8% dichiara poca o nessuna fiducia. Non a caso, l’83,8% considera insostituibili visita ed esame clinico. Una cautela richiamata anche dal Garante Privacy, che ha segnalato i rischi legati alla condivisione di referti e dati sanitari con piattaforme di AI e alle possibili interpretazioni cliniche inesatte.
“Comprendere un termine medico è utile, ma interpretare un riferimento o attribuire una causa a un sintomo – osserva Adele Lillo, cardiologa e consulente di VediamociChiara.it – richiede una valutazione della persona nel suo complesso. Pensiamo alle palpitazioni o alle alterazioni del battito, che possono manifestarsi anche durante la menopausa. Non basta una risposta automatica per stabilire se siano legate ai cambiamenti ormonali o richiedano approfondimenti cardiovascolari. L’intelligenza artificiale può aiutare a formulare domande più precise, ma sono la visita, la storia clinica e la valutazione dei fattori di rischio a orientare le decisioni mediche”.
Proprio il rapporto tra informazione, prevenzione e valutazione dei sintomi sarà al centro dell’evento promosso da VediamociChiara con il patrocinio di AGITE, “Questione di ritmo. Tra battiti, metabolismo e colpi di calore: istruzioni per l’uso”, sabato 24 ottobre alle 15.30 all’Hotel dei Cavalieri di Milano, in Piazza Missori 1, con la partecipazione di esperte della salute femminile, tra cui la cardiologa Adele Lillo. I giornalisti sono invitati all’incontro e all’aperitivo stampa delle 18.30 sulla terrazza The Roof dell’hotel, un’occasione per approfondire i risultati dell’indagine e confrontarsi con le specialiste.
L’indagine è stata condotta su un campione di 3.175 utenti, donne dai 35 ai 65 anni, nell’ottobre 2026.