domenica, 11 Ottobre 2026

Influenza, nell’ultima stagione meno di un over 65 su due vaccinato. Maio (FIMMG): “Servono organizzazione, dati e un accesso uniforme”

Tommasa Maio: «Servono organizzazione, dati e un accesso uniforme su tutto il territorio nazionale»

Villasimius, 10 ottobre 2026 – La grande maggioranza dei casi gravi di influenza, compresi quelli che richiedono un ricovero ospedaliero, riguarda persone non vaccinate e, nell’ultima stagione, la copertura antinfluenzale tra gli over 65 è stata inferiore al 50%. Un dato preoccupante evidenziato dalla dottoressa Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, intervenuta in collegamento all’incontro “La prevenzione vaccinale tra innovazione, sostenibilità e fiducia: scenari globali e ruolo della Medicina Generale”, svoltosi nell’ambito dell’85° Congresso nazionale FIMMG-Metis.

Un confronto che ha visto, tra gli altri, la partecipazione di Anna Lisa Mandorino (segretaria generale di Cittadinanzattiva), Guido Di Donato (coordinatore del Gruppo di lavoro Prevenzione Vaccinale di Farmindustria) e in collegamento di Anna Caraglia (Direttore Ufficio 3 – Emergenze sanitarie – Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie – Ministero della Salute).

Ad ampliare il perimetro del dibattito è stata Tommasa Maio (responsabile nazionale dell’Area Vaccini FIMMG) che ha spiegato come il problema non è soltanto quali vaccini avremo a disposizione nei prossimi anni, ma come riusciremo a portarli concretamente ai cittadini. «La Medicina Generale può fare la differenza perché conosce la storia clinica dei pazienti, individua le condizioni di rischio e può proporre una prevenzione personalizzata – ha detto Maio – ma servono strumenti organizzativi adeguati e regole omogenee su tutto il territorio nazionale».

Per la FIMMG resta centrale anche la necessità di costruire una strategia vaccinale capace di tenere insieme sorveglianza epidemiologica, innovazione scientifica, sostenibilità del sistema e fiducia dei cittadini, valorizzando il ruolo della Medicina Generale.

Uno degli aspetti affrontati riguarda la crescente complessità dello scenario epidemiologico. La circolazione contemporanea di influenza, Covid-19 e virus respiratorio sinciziale rende sempre più importante rafforzare i sistemi di sorveglianza, anche attraverso il contributo dei medici di famiglia. L’integrazione tra cartelle cliniche, strumenti diagnostici e flussi informativi potrebbe consentire di conoscere meglio la diffusione delle infezioni e orientare tempestivamente le strategie di prevenzione.

Accanto alla sorveglianza, il tema dell’innovazione: dai vaccini combinati alle nuove piattaforme tecnologiche, fino alle opportunità di protezione contro RSV e pneumococco. Progressi che pongono tuttavia interrogativi sui tempi di accesso, sulle risorse disponibili e sulle possibili differenze nell’offerta vaccinale tra le Regioni.

«Non possiamo permettere che l’innovazione viaggi a velocità diverse a seconda del territorio in cui vive il paziente – prosegue Maio –. È necessario superare la frammentazione organizzativa, garantire un accesso semplice alle anagrafi vaccinali e mettere i medici di famiglia nelle condizioni di programmare la prevenzione, anche attraverso la chiamata attiva dei pazienti più esposti al rischio».

Sul rapporto tra innovazione, accesso e sostenibilità, Guido Di Donato, coordinatore del Gruppo di lavoro Prevenzione Vaccinale di Farmindustria, avverte: «La prevenzione rappresenta una risposta sociale sempre più necessaria, soprattutto alla luce dell’invecchiamento della popolazione. Garantire un accesso tempestivo agli strumenti di prevenzione è fondamentale, anche considerando che gli investimenti nelle vaccinazioni dell’adulto possono generare un ritorno fino a 19 volte la spesa sostenuta. Occorre inoltre valorizzare il legame tra accesso a farmaci e vaccini e investimenti in R&S delle aziende farmaceutiche per rendere disponibili nuovi strumenti di prevenzione. La sfida è creare un circolo virtuoso tra ricerca, innovazione e prevenzione, riconoscendo il ruolo centrale del medico di medicina generale nell’anticipare l’insorgenza delle patologie, anziché intervenire soltanto quando si manifestano».

Un ulteriore elemento riguarda la valutazione dei risultati. La sostenibilità della prevenzione vaccinale non può essere misurata esclusivamente attraverso il costo delle dosi o il numero delle somministrazioni, ma deve considerare anche le complicanze evitate, la riduzione dei ricoveri e i benefici sulla qualità della vita.

Un forte richiamo al tema della fiducia, infine, è arrivato da Anna Lisa Mandorino, che ha ricordato come questa si costruisca attraverso la relazione con il medico di medicina generale. «Nessuno meglio del medico di famiglia, infatti, conosce il vissuto e la situazione dei propri pazienti, che non sono semplicemente categorie di persone, ma individui in carne e ossa, ciascuno con la propria storia e le proprie esigenze. Un altro aspetto fondamentale è quello dell’accesso alla vaccinazione. È necessario organizzare i servizi in modo da garantire la massima accessibilità e rendere il più semplice possibile il percorso di prevenzione vaccinale».

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