sabato, 10 Ottobre 2026

Equipe di Neurochirurgia del Parini di Aosta ha ideato una protesi vertebrale all’argento effettuando il primo impianto in Italia di questo tipo

Aosta, 7 ottobre 2026 – L’intervento, eseguito su un paziente oncologico, ha utilizzato una protesi in titanio trattata con argento per ridurre il rischio di infezioni.

L’Azienda USL Valle d’Aosta comunica che l’équipe della Neurochirurgia del “Parini”, guidata dal dott. Pier Federico Pretti, assieme al dott. Stefano Marasco e al dott. Alessandro Agnoletti, ha eseguito il primo impianto in Italia di una protesi sostitutiva di una vertebra cervicale trattata con argento, noto per le proprietà antibatteriche. La protesi è stata ideata dal dott. Pretti e realizzata da un’azienda specializzata secondo le indicazioni dell’équipe del “Parini” attraverso un particolare processo di ionizzazione che consente di legare l’argento alla superficie del titanio.

L’utilizzo dell’argento è già conosciuto in altri settori della chirurgia, in particolare nelle grandi protesi ortopediche utilizzate dopo l’asportazione di tumori ossei. L’elemento nuovo dell’esperienza valdostana è l’applicazione di questo principio a una protesi sostitutiva di una vertebra cervicale, in un distretto particolarmente delicato per la vicinanza al midollo spinale e alle strutture nervose.

“Il paziente oncologico è un paziente fragile, con un rischio di infezione più alto della media – spiega il dottor Pretti –. Abbiamo deciso di far realizzare una protesi con argento perché ci permette di intervenire sulla prevenzione proprio dove il rischio è maggiore, sulla superficie dell’impianto: l’argento è infatti in grado di ostacolare la proliferazione dei batteri e la formazione del cosiddetto biofilm, la pellicola che i microrganismi possono creare sulla superficie degli impianti e che rende particolarmente difficili da trattare le infezioni delle protesi. Un’infezione dei dispositivi impiantati nella colonna – protesi, placca e viti – rappresenta una complicanza importante e può rendere necessarie terapie antibiotiche prolungate e, nei casi più complessi, nuovi interventi chirurgici. Il problema assume un peso ancora maggiore nei pazienti oncologici, nei quali un’infezione può determinare anche il rinvio o l’interruzione delle terapie contro il tumore. Ho pensato questa protesi partendo da un problema concreto che incontriamo nella nostra attività e, grazie a un particolare processo di ionizzazione, questa soluzione è diventata realtà. Ringrazio tutta l’équipe, in particolare il dott. Marasco e il dott. Agnoletti, miei collaboratori, e i professionisti medici e infermieri che hanno reso possibile questo primo intervento in Italia”.

Il paziente, affetto da una patologia oncologica renale con metastasi alla quinta vertebra cervicale, presentava una situazione particolarmente complessa. La malattia aveva infatti danneggiato una vertebra rendendo instabile la colonna e provocando una progressiva compressione sia del midollo cervicale sia dei nervi diretti al braccio. Senza un intervento, il quadro avrebbe potuto evolvere verso un peggioramento del dolore e danni neurologici permanenti.

Prima dell’operazione, considerata l’elevata vascolarizzazione tipica delle metastasi del tumore renale e quindi il rischio di sanguinamento, il paziente è stato sottoposto a una embolizzazione (esclusione dell’apporto sanguigno) della vertebra da parte della Neuroradiologia interventistica. Attraverso un sottile catetere sono stati chiusi selettivamente i vasi sanguigni che alimentavano la metastasi, consentendo successivamente ai neurochirurghi di operare in condizioni di maggiore sicurezza.

L’équipe ha quindi eseguito una corpectomia cervicale per via anteriore. “Attraverso una piccola incisione nella parte anteriore del collo – spiega il dott. Pretti – abbiamo raggiunto la colonna vertebrale e rimosso la vertebra C5 interessata dal tumore, liberando il midollo e le strutture nervose compresse. Al posto della vertebra abbiamo inserito una protesi cava in titanio, una ‘mesh’, successivamente fissata alle vertebre vicine mediante una placca e viti, restituendo stabilità alla colonna cervicale. L’intera procedura è stata eseguita con l’ausilio del microscopio operatorio e delle tecnologie necessarie per lavorare con precisione a pochi millimetri dal midollo spinale e dalle strutture nervose”.

Al termine dell’intervento il paziente è stato trasferito in Rianimazione ed è stato risvegliato in buone condizioni neurologiche e senza nuovi deficit.

Questo primo intervento rappresenta ora un punto di partenza per raccogliere dati e sviluppare ulteriormente l’utilizzo della tecnologia, con particolare attenzione alla prevenzione delle complicanze infettive nei pazienti sottoposti a chirurgia vertebrale.

Le possibili applicazioni non riguardano soltanto i pazienti oncologici. Il trattamento con argento potrebbe essere utilizzato anche nei pazienti con elevato rischio infettivo, come persone con diabete, obesità, ridotte difese immunitarie o già sottoposte a molteplici interventi, oltre che in alcune situazioni nelle quali sia già presente un’infezione.

L’esperienza conferma inoltre la capacità dell’Ospedale “Umberto Parini” di affrontare interventi ad alta complessità grazie alla collaborazione multidisciplinare tra Neurochirurgia, Neuroradiologia interventistica, Anestesia e Rianimazione, Oncologia e Radioterapia, consentendo ai pazienti valdostani di accedere sul territorio regionale a trattamenti altamente specialistici.

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