Roma, 5 ottobre 2026 – Il report “Innovation Starting-point” della Fondazione Mesit: per oltre 8 italiani su 10 l’innovazione ha reso le cure più efficaci, ma quasi la metà dice no all’intelligenza artificiale nelle decisioni cliniche.
A pochi giorni dalla pubblicazione dei nuovi LEA in Gazzetta Ufficiale, istituzioni, clinici e associazioni di pazienti a confronto a Palazzo Brancaccio sul futuro della Sanità. Tra i temi: HIV, obesità, mieloma e malattie rare.
Due giorni di confronto tra istituzioni, clinici, ricercatori e associazioni di pazienti su come orientare l’innovazione verso la prevenzione, l’equità di accesso e la sostenibilità del sistema sanitario. È l’Health Innovation Show 2026, IV edizione dell’evento promosso dalla Fondazione Mesit, in collaborazione con ALTEMS (Università Cattolica del Sacro Cuore), CEIS-EEHTA (Università degli Studi di Roma Tor Vergata) e il Centro di Ricerca Interdipartimentale “Innovazione & Salute” (Università Roma Tre) e realizzato con il contributo non condizionato di GSK e Gilead Sciences. Tra i patrocini, FNOPI, FOFI, Farmindustria, FIASO, SIFO, SIHTA, Cittadinanzattiva, UNIAMO, AIL, FAVO ed Europa Donna Italia.
In programma oggi e domani a Roma, presso lo Spazio Field di Palazzo Brancaccio, con il titolo “Innovazione e prevenzione. Verso la salute del futuro”. Sei sessioni, tra plenaria e focus scientifici, dedicate a governance della salute, malattie e tumori rari, HIV, mieloma e neoplasie ematologiche, obesità e cronicità.
Tra i momenti centrali la presentazione della IV edizione del report “Innovation Starting-point: Prospettive passate e future in Sanità”, che quest’anno dà voce ai cittadini. Il dato più forte riguarda l’equità: due italiani su tre (65,2%) ritengono almeno abbastanza probabile che l’innovazione sanitaria aumenti le differenze nell’accesso alle cure, e il 63,2% teme che renda più impersonale il rapporto con medici e infermieri. Non è sfiducia nel progresso: oltre 8 su 10 riconoscono che l’innovazione ha reso le cure più efficaci e le diagnosi più precoci. Ma chi pensa che abbia aiutato poco o per niente a curarsi quando serve è il 38,4%, più del doppio di chi lo pensa per l’efficacia delle cure (16,6%).
Il tema dell’accesso arriva in un momento cruciale. Il 1° ottobre sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale il DPCM e il decreto ministeriale di aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (LEA): circa 800 tra nuovi servizi, prestazioni e terapie, nel primo aggiornamento organico dopo la riforma del 2017, che a sua volta aveva sostituito i LEA del 2001.
I temi scientifici: malattie rare, HIV, tumori del sangue, obesità
Governance e sostenibilità. La sessione plenaria apre i lavori sulle traiettorie che stanno ridisegnando la governance della salute: l’innovazione nei processi decisionali, i dati a supporto delle politiche sanitarie, la prevenzione come investimento strategico. Sullo sfondo, una dimensione geopolitica che chiede al sistema salute di garantire accesso, equità e indipendenza strategica.
Malattie e tumori rari. In Italia le persone con una malattia rara sono circa 2 milioni, secondo il XII Rapporto MonitoRare di UNIAMO. I tumori rari, nel loro insieme, rappresentano tra il 20 e il 25% di tutte le nuove diagnosi oncologiche, circa 90.000 casi l’anno. La bassa casistica per il singolo centro genera ritardi diagnostici e trattamenti fuori dai centri di competenza, mentre persistono disuguaglianze regionali nell’accesso a terapie, riabilitazione e ausili. Il focus discute come concentrazione delle competenze, profilazione genomica e nuovi disegni di sperimentazione sui piccoli numeri possano trasformare un percorso frammentato in un modello di rete. Tra le novità dei nuovi LEA figurano l’estensione delle esenzioni per alcune malattie rare e l’ampliamento dello screening neonatale.
HIV e prevenzione. Nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di HIV, circa 4 ogni 100.000 residenti. Il nodo resta la diagnosi tardiva: secondo il Centro Operativo AIDS dell’ISS, due terzi degli eterosessuali e oltre la metà degli uomini che fanno sesso con uomini scoprono l’infezione quando il sistema immunitario è già compromesso. Il panel discute come raggiungere l’obiettivo zero nuove infezioni con risorse adeguate, programmi di prevenzione strutturati e un approccio mirato.
Mieloma e neoplasie ematologiche. Il mieloma multiplo è uno dei tumori del sangue più diffusi dopo le leucemie, con oltre 6.600 nuovi casi stimati in Italia nel 2025. Terapie innovative, caratterizzazione genomica della malattia e uso crescente di dati e intelligenza artificiale stanno cambiando i percorsi di cura. Il focus approfondisce diagnosi precoce, gestione multidisciplinare, monitoraggio della risposta e continuità assistenziale, e come ridurre le differenze di accesso alle opportunità diagnostiche e terapeutiche.
Obesità e cronicità. In Italia il 46,4% degli adulti è in eccesso di peso e 5,75 milioni convivono con l’obesità. Dal 2025 la Legge 149 riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. La sessione esplora la prevenzione come approccio trasversale, dalla medicina territoriale alle piattaforme digitali di monitoraggio, dalla scuola ai luoghi di lavoro, e il ruolo dei dati reali nell’anticipare i bisogni di salute.
Il report: sì alle cure a distanza, cautela sull’IA, un divario sociale nella percezione dei benefici
L’indagine presentata, realizzata dalla Fondazione Mesit con le università partner su un campione di 1.411 maggiorenni residenti in Italia (dati ponderati), adotta per la prima volta la prospettiva dei cittadini: l’innovazione come fenomeno sociale, che produce salute solo se le persone riescono a conoscerla, fidarsene e raggiungerla.
I numeri chiave
- Il timore delle disuguaglianze. Il 65,2% ritiene almeno abbastanza probabile che l’innovazione aumenti le differenze nell’accesso alle cure, il 63,2% che renda più impersonale il rapporto con il personale sanitario e il 55,4% che crei nuove difficoltà di accesso. Allo stesso tempo, il 55,5% pensa che possa migliorare molto o moltissimo la qualità delle cure.
- Efficacia sì, accesso meno. L’83,4% ritiene che l’innovazione abbia migliorato almeno abbastanza l’efficacia delle cure e l’82,9% la diagnosi precoce delle malattie. Sull’accesso, invece, il 38,4% pensa che abbia contribuito poco o per niente: è la valutazione meno favorevole dell’intera indagine.
- Telemedicina promossa, IA clinica frenata. Il 79,2% accetterebbe dispositivi per monitorare a distanza i parametri di salute, il 76,5% strumenti per seguire a distanza una terapia, il 67,1% la televisita. Ma il 48,6% è poco o per niente disposto ad accettare l’IA a supporto della diagnosi e il 48,4% nella scelta del trattamento; le disponibilità elevate si fermano al 18,5% e al 17,7%.
- Fiducia nei professionisti più che nel sistema. Su una scala da 0 a 10, gli scienziati e i ricercatori ottengono 7,25, i medici 7,01, infermieri e professionisti sanitari 6,91. Seguono gli ospedali pubblici (6,48), le strutture private (6,27) e il Servizio Sanitario Nazionale nel suo complesso (6,07).
- Oncologia: progressi riconosciuti, innovazioni poco conosciute. I tumori sono il primo ambito in cui si percepiscono progressi (47,8%), seguiti dalle malattie cardiovascolari (35,4%) e dai vaccini (30,8%). L’85,3% valuta positivamente il contributo dell’innovazione alla diagnosi dei tumori. Eppure il 39,1% non ha mai sentito parlare di intelligenza artificiale in oncologia e solo il 37,5% dichiara almeno una conoscenza indicativa della medicina di precisione.
Un gradiente sociale. La percezione dei benefici cambia con età, istruzione e condizione economica. Il profilo alto scende dal 63,1% tra i 18-34enni al 50,5% tra gli over 65 e sale dal 49,1% tra chi ha un titolo di studio basso al 59,4% tra i laureati. Pesa soprattutto la pressione economica: il profilo alto riguarda il 60,4% di chi affronta le spese con facilità, contro il 51,0% di chi fatica ad arrivare a fine mese. Sul piano territoriale, al Sud e nelle Isole solo il 31,9% esprime basse preoccupazioni sugli effetti dell’innovazione, contro il 45,1% del Centro.
Dal report emergono cinque indicazioni per le politiche sanitarie: portare l’innovazione sul terreno dell’accesso, valorizzare la fiducia estendendola al SSN, introdurre l’IA con il medico al centro, colmare il divario di conoscenza in oncologia e prevenire nuove disuguaglianze.
Trabucco Aurilio (Mesit): “L’innovazione funziona, ora deve arrivare a tutti”
«I cittadini ci consegnano un messaggio molto chiaro: l’innovazione funziona, ma non arriva ancora a tutti allo stesso modo», dichiara Marco Trabucco Aurilio, Presidente della Fondazione Mesit. «Più di otto italiani su dieci riconoscono che ha reso le cure più efficaci, ma solo uno su quattro la percepisce come una leva per accedere alle cure quando ne ha bisogno. È su questo terreno che si gioca la credibilità del cambiamento».
«La pubblicazione dei nuovi LEA rende questo tema ancora più attuale», prosegue Trabucco Aurilio. «Il nostro report mostra che anziani, persone con minori strumenti culturali, famiglie in difficoltà economica e cittadini del Mezzogiorno colgono meno le opportunità dell’innovazione: le politiche devono raggiungere per prime proprio loro. Anche sull’intelligenza artificiale il segnale è netto. Gli italiani si fidano di medici e ricercatori, non di algoritmi lasciati soli: l’IA va introdotta con il medico al centro, con trasparenza e regole chiare sull’uso dei dati. Innovare, oggi, significa anche prevenire nuove disuguaglianze».