Senigallia (Ancona), 4 ottobre 2026 – Sala gremita all’Auditorium San Rocco di Senigallia per il convegno di venerdì 2 ottobre dedicato alle demenze. Operatori sanitari e sociali, professionisti e rappresentanti della rete dei servizi hanno dato vita a un importante momento di confronto. Inserito nelle due giornate “Le demenze e la comunità”, il percorso del 2 e 3 ottobre ha affiancato all’approfondimento scientifico delle iniziative rivolte ai cittadini, con un obiettivo preciso: costruire una comunità capace di prendersi cura.
L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra i Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze della AST Ancona, il Distretto Sanitario di Senigallia e l’Ambito Territoriale Sociale n. 8. La responsabilità scientifica è stata affidata a Fabio Izzicupo, referente dei CDCD della AST Ancona, e a Giusi Campolucci dell’ATS 8.
Il filo conduttore è stato il tentativo di porre al centro del dibattito un cambiamento di prospettiva nella cura e nell’assistenza a questa tematica. Le demenze rappresentano una sfida sanitaria sempre più rilevante, ma i loro effetti attraversano tutta la vita quotidiana: le relazioni, l’autonomia, l’organizzazione familiare, il lavoro di chi assiste. Le persone vivono nelle nostre città, nei quartieri e nei paesi. È qui che incontrano difficoltà, ma anche possibilità di aiuto, partecipazione e inclusione. Per questo la risposta deve coinvolgere l’intera comunità.
Le dimensioni del problema aiutano a comprenderne l’urgenza. Nelle Marche si stimano circa 33 mila persone con demenza e altre 25 mila con deterioramento cognitivo lieve, una condizione che può precedere la malattia. Nella provincia di Ancona le stime indicano oltre 10.000 persone con demenza e quasi 8.000 con deterioramento cognitivo lieve. Accanto a loro ci sono familiari impegnati spesso per anni in un’assistenza che richiede tempo, energie e risorse economiche. Un carico che si aggiunge alla fatica quotidiana, alle rinunce lavorative e al rischio di isolamento, richiamando la necessità di una responsabilità condivisa.
In questo quadro si inserisce la scelta strategica della Direzione della AST Ancona di strutturare una rete di quattro CDCD, a Senigallia, Jesi, Fabriano e Ancona, all’interno dell’Unità Operativa Complessa Anziani. Una scelta coerente con la prospettiva del nuovo Piano Nazionale Demenze e con gli indirizzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che promuovono un’assistenza territoriale, centrata sulla persona e radicata nella comunità.
I CDCD operano a livello distrettuale e coordinano diagnosi, trattamento e presa in carico attraverso il lavoro di medici, psicologi e infermieri, in collaborazione con la medicina generale e i servizi sociali. La loro funzione comprende la valutazione dei bisogni e la definizione dei percorsi assistenziali, determinando l’accesso, la proroga e la dimissione dalle strutture residenziali dedicate alle demenze e dai centri diurni. L’obiettivo è accompagnare la persona nelle diverse fasi della malattia e rendere riconoscibili i riferimenti per la famiglia.
Questo modello richiede una collaborazione stabile, in primo luogo con gli Ambiti Territoriali Sociali, e con gli enti del Terzo settore, le cooperative, le fondazioni, i gestori delle strutture residenziali e dei centri diurni e le associazioni dei familiari. Il convegno ha offerto uno spazio per confrontare esperienze e responsabilità, dalla gestione domiciliare alla residenzialità, dalla prevenzione alla formazione degli operatori. La tavola rotonda ha dato voce ai soggetti della rete, chiamati a costruire risposte condivise.
L’apertura alla comunità ha trovato espressione anche nelle iniziative fuori dalla sala del convegno. Venerdì pomeriggio il Cinema Gabbiano ha ospitato la proiezione di “Familiar Touch”, seguita da un dibattito con esperti. Il programma di sabato 3 ottobre ha previsto uno screening gratuito della memoria presso il Centro diurno “Il Granaio”, nei locali dell’Opera Pia Mastai Ferretti, a cura degli operatori del CDCD di Senigallia. Occasioni per avvicinare i cittadini al tema e favorire consapevolezza.
Oggi non esiste una cura capace di portare alla guarigione dalle principali forme di demenza. La ricerca apre nuove prospettive, ma resta essenziale investire nella diagnosi tempestiva, nei trattamenti, negli interventi psicosociali, cognitivi, riabilitativi e occupazionali e nel sostegno a chi assiste. Prendersi cura significa preservare, per quanto possibile, autonomia, dignità e qualità della vita, adattando le risposte ai bisogni della persona e della sua famiglia.
Il messaggio delle due giornate riguarda il futuro dei territori: trasformare la collaborazione in una pratica quotidiana, rendere i servizi più accessibili e contrastare la solitudine. Le demenze chiedono competenze professionali, organizzazione e risorse, insieme a relazioni e responsabilità condivise. Una comunità che si prende cura riconosce le persone, sostiene le famiglie e costruisce le condizioni perché nessuno debba affrontare da solo la malattia.