martedì, 29 Settembre 2026

Professionisti sanitari dall’estero, Scotti (FIMMG): “Serve osservatorio condiviso Ordini-Ministero su entrate e uscite”

Roma, 29 settembre 2026 – “Esprimo apprezzamento per la rapida attivazione del Ministero della Salute sul caso della dottoressa Anna Lisa Calì, collega di medicina generale rientrata dal Regno Unito, riportato in questi giorni da La Stampa. La conferma che la sua situazione sarà risolta a breve è una buona notizia per lei e per i cittadini che potranno contare su un medico di famiglia in più, in un momento in cui ogni professionista sul territorio è prezioso.”

Così Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale della FIMMG, che aggiunge: “Nella risposta del Ministero c’è però una notizia che merita di uscire dalle pagine di cronaca. Nel solo 2024 le istanze di riconoscimento di titoli sanitari conseguiti all’estero sono state 6.822, con un aumento del 60%, e nel 2025 sono stati emanati oltre 6mila provvedimenti. Sono numeri in netta controtendenza rispetto al racconto prevalente.”

“Da anni – prosegue Scotti – il dibattito pubblico è dominato dalla narrazione della fuga dei professionisti sanitari: dati che parlano di molti giovani professionisti che ogni giorno lasciano il Servizio sanitario nazionale e scelgono l’estero, di migliaia di colleghi medici che negli ultimi anni hanno richiesto agli Ordini i certificati per trasferirsi fuori dal Paese. Sono segnali reali, che vanno ascoltati e che raccontano condizioni di lavoro da migliorare. Ma sono metà della storia. Se accanto alle uscite mettiamo le entrate, il saldo cambia di segno e ci dice che il nostro Paese e il suo SSN continuano ad attrarre professionisti sanitari in numeri più che significativi.”

“Viviamo ormai in uno spazio di libera circolazione dei professionisti sanitari, in cui partire e tornare sono scelte fisiologiche di una carriera moderna. Per questo non possiamo continuare a misurare il fenomeno contando solo chi parte. Il valore vero è il differenziale tra chi esce e chi entra, ed è su questo dato che va costruita la politica sanitaria, non su un allarme a senso unico che rischia anche di scoraggiare chi vorrebbe rientrare.”

Per questo la FIMMG propone l’istituzione di un flusso informativo strutturato e periodico tra gli Ordini delle professioni sanitarie e il Ministero della Salute, che metta a confronto i certificati rilasciati per l’esercizio all’estero con i riconoscimenti dei titoli conseguiti fuori dall’Italia, disaggregati per professione, area formativa e specializzazione, compresa la formazione specifica in medicina generale.

“Sapere in quali professioni e discipline perdiamo professionisti e in quali li recuperiamo – conclude Scotti – è uno strumento indispensabile per la programmazione dei fabbisogni formativi e degli accessi. Solo con dati completi potremo raccontare correttamente lo stato di salute del sistema e intervenire dove serve davvero. Accelerare le procedure di riconoscimento, come il Ministero si sta impegnando a fare, è il primo passo per trasformare questa attrattività in risorse effettive per i cittadini.”

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