Trieste, 29 settembre 2026 – Realizzato con il finanziamento concesso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’annualità 2025 a valere sul Fondo per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’art. 72 del Decreto legislativo n. 117/2017, il progetto coordinato da ABC entra nel vivo delle attività su tutto il territorio nazionale. Al centro dell’iniziativa vi è un modello integrato di presa in carico globale all’interno dei poli ospedalieri, dove il Terzo Settore si affianca alla sanità pubblica per offrire, oltre i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), una cura a 360° che unisce la salute clinica al benessere emotivo, psicologico e relazionale dei bambini e delle loro famiglie, contrastando attivamente l’esclusione sociale e promuovendo tavoli di lavoro nazionali.
Integrare la cura clinica con una presa in carico globale, che riconosca come imprescindibili gli aspetti emotivi, psicologici e relazionali dei piccoli pazienti e delle loro famiglie. È questo il cuore di “Diamoci la mano: una rete di sostegno per bambini, famiglie e caregiver nei percorsi di cura e sul territorio”, il progetto guidato dall’associazione triestina ABC Bambini Chirurgici.
Il motore concettuale ed operativo dell’iniziativa è il “Modello ABC”: un approccio scientifico e replicabile per la cura integrata del nucleo familiare che guarda al bambino con patologie complesse, che sia un paziente chirurgico o affetto da patologie come la fibrosi cistica o la distrofia muscolare di Duchenne, e che funge da linea guida per tutti i partner coinvolti.
Questa iniziativa rappresenta un perfetto esempio di collaborazione tra pubblico e privato sociale, dove il Terzo Settore italiano guida con il sostegno istituzionale. In qualità di ente capofila di una rete di partner che garantisce la copertura di tutte le regioni italiane, ABC si è aggiudicata il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso la vittoria dell’Avviso n. 2/2025, finalizzato al finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’articolo 72 del Codice del Terzo Settore. L’iniziativa si propone di affiancare oltre 15.000 bambini e più di 30.000 genitori e caregiver.
Il progetto, della durata di 18 mesi, attiva una rete che unisce le eccellenze del volontariato pediatrico italiano: Il Porto dei piccoli, Parent Project APS, Lega Italiana Fibrosi Cistica, MOIGE APS e la rete VIP Italia (Vivere in Positivo).
Fare rete: l’unica carta vincente per un’umanizzazione della cura a 360°
L’iniziativa “Diamoci la mano” dimostra che la collaborazione strategica, sia all’interno del mondo associativo, sia nella sinergia tra pubblico e privato sociale, non è solo una scelta metodologica, ma la chiave per garantire risposte efficaci ai bisogni delle famiglie. Nel panorama della pediatria, la gestione di bambini con patologie complesse e percorsi ospedalieri spesso lunghi e articolati richiede infatti un’attenzione che va oltre l’indispensabile risposta clinica. Se il mandato fondamentale delle strutture sanitarie pubbliche è quello di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il Terzo Settore si evidenzia sempre di più come una risorsa straordinaria e complementare per completare il percorso di cura.
L’intervento integrato insisterà in modo capillare su 31 poli ospedalieri di eccellenza distribuiti sul territorio nazionale oltre che su 7 case famiglia, 6 case di accoglienza e almeno 200 classi scolastiche in tutta Italia, attraverso programmi scolastici atti a promuovere l’inclusione e la cultura del volontariato.
All’interno dei poli ospedalieri, il progetto introduce una presa in carico globale che mette al centro il benessere complessivo del nucleo familiare attraverso tre azioni chiave:
- Umanizzazione della cura in corsia: attività di ludoterapia e clownterapia per consentire ai bambini di vivere lo spazio ospedaliero con maggiore serenità.
- Supporto psicologico specialistico: un accompagnamento clinico ed emotivo continuo per i piccoli e per i loro genitori, fruibile sia in presenza sia online attraverso canali e centri di ascolto dedicati.
- Presenza strutturata: una sinergia quotidiana tra personale medico, famiglie e volontari formati, capace di sostenere i genitori durante i periodi di degenza.
Il contrasto all’esclusione sociale: logistica, scuola ed empowerment
La gestione di patologie complesse, interventi chirurgici e malattie rare impone spesso una migrazione sanitaria che può protrarsi per lunghi periodi. Un fenomeno che in Italia assume i contorni di una vera e propria emergenza territoriale: secondo i dati della Società Italiana di Pediatria (SIP), un bambino residente nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato di doversi spostare fuori regione per accedere a cure pediatriche ad alta complessità rispetto a un coetaneo del Centro-Nord, con quasi il 90% di questi viaggi della speranza diretto verso i grandi poli d’eccellenza.
Dietro i dati di questa mobilità si nasconde infatti una profonda sfida sociale: le famiglie costrette a spostarsi fuori regione per percorsi di cura complessi si trovano a farsi carico di spese gravose per viaggi, alloggi e assenze dal lavoro.
A confermare la gravità di questo quadro è il Rapporto CNEL (in collaborazione con il Censis) sul “Valore sociale del caregiver”, che delinea la misura dell’impatto economico ed emotivo sulle famiglie: in Italia circa 7 milioni di persone svolgono ruoli di cura familiare, e nell’88,3% dei casi questo compito genera forte stress psicologico ed emotivo, mentre l’83,6% va incontro a difficoltà economiche rilevanti. Inoltre, l’89,2% dei caregiver segnala un forte condizionamento sul proprio lavoro e sulla vita personale, portando a un elevato rischio di isolamento e burnout che rende difficile persino la richiesta attiva di aiuto.
Per questa ragione, “Diamoci la mano” agisce attivamente anche su tre pilastri extra-ospedalieri per tutelare la stabilità sociale ed economica delle famiglie:
- Sostegno logistico ed economico ai trasferimenti: offerta di accoglienza completamente gratuita in 7 case famiglia e 6 case di accoglienza dedicate, azzerando i costi di alloggio per i genitori che devono affiancare i propri figli nei percorsi di cura fuori regione. Un intervento concreto che risponde al fenomeno della migrazione sanitaria, storicamente al centro dell’impegno di ABC Bambini Chirurgici, che da anni abbatte le barriere economiche e geografiche per garantire il diritto alla cura senza sradicare il nucleo familiare.
- Inclusione e sensibilizzazione nelle scuole: per garantire la continuità educativa e sociale, il progetto prevede l’attivazione di percorsi di sensibilizzazione ed empatia nelle classi. Attraverso una stretta sinergia tra ABC e i partner di rete, con la capillarità e l’esperienza pedagogica del MOIGE (Movimento Italiano Genitori), del Porto dei Piccoli e VIP (Viviamo in Positivo), il programma condiviso entrerà in oltre 200 classi della scuola primaria e secondaria. L’obiettivo è duplice: facilitare il rientro a scuola dei bambini dopo lunghi ricoveri e contrastare i fenomeni di isolamento ed esclusione sociale tra i banchi.
- Empowerment dei caregiver: percorsi di supporto mirati a dare strumenti pratici, psicologici e di orientamento ai genitori, aiutandoli a trasformare un momento di profonda fragilità in una gestione consapevole e attiva del percorso di cura.
Best Practice e tavoli di lavoro nazionali per un nuovo paradigma
“Diamoci la mano” non è solo un insieme di azioni sul territorio, ma vuole essere un motore di cambiamento culturale. Grazie alla copertura di tutte le regioni italiane operata dai partner, il progetto promuoverà la creazione di tavoli di lavoro nazionali e coordinati dall’ente capofila del progetto, ABC Bambini Chirurgici, sulle best practice della presa in carico globale.
Questi tavoli avranno l’obiettivo di:
- Favorire scambi fruttuosi e sistematici tra gli enti partner del progetto, strutture ospedaliere, università e attori del territorio.
- Standardizzare e rendere scalabili a livello istituzionale i modelli di supporto psicologico, logistico e scolastico che si sono dimostrati più efficaci.
- Promuovere un definitivo cambio di paradigma nella cura pediatrica, dove la salute del bambino sia intesa come benessere bio-psico-sociale e non solo come assenza di malattia.
Giusy Battain, direttrice di ABC Bambini Chirurgici: “La salute di un bambino non si esaurisce nel trattamento clinico della sua malattia: un bambino malato ha il diritto fondamentale di continuare a essere un bambino, di giocare, di non essere isolato dal mondo e di avere la propria famiglia accanto. Oggi, con i tagli che la sanità pubblica si trova ad affrontare, il Terzo Settore non può più agire in modo frammentato. Essere capofila di questa straordinaria rete nazionale ci riempie di orgoglio ma anche di grande responsabilità. Con “Diamoci la mano” dimostriamo che unire le competenze specifiche di ogni organizzazione è l’unica risposta strutturata possibile: creiamo un ponte solido tra ospedale, casa e scuola, prendendoci cura non solo della patologia, ma dell’intero nucleo familiare che altrimenti rischierebbe di crollare sotto il peso della degenza e della migrazione sanitaria. La formazione dei volontari e la collaborazione scientifica integrano le competenze professionali del terzo settore per garantire che nessuno venga lasciato indietro”.
Un modello scientifico premiato e replicabile
A testimonianza della solidità dell’iniziativa, le attività di monitoraggio e la valutazione dell’impatto sociale sfrutteranno il “Modello ABC”, una ricerca scientifica della durata triennale promossa da ABC Bambini Chirurgici in collaborazione con l’Università di Trieste. Questo approccio, che misura l’impatto reale delle attività sull’intero ecosistema di cura, è stato insignito del prestigioso Premio Impatto 2025. Attraverso il progetto, il modello verrà condiviso con tutta la rete nazionale dei partner con l’obiettivo di standardizzare e rendere scalabili le buone pratiche del Terzo Settore a livello istituzionale.