lunedì, 28 Settembre 2026

Lauree magistrali cliniche, Nursing Up: “Oltre 3.300 candidati per 759 posti, ora servono ruoli e inquadramento”

De Palma: «Lo Stato da tempo investe nella formazione, gli infermieri investono sempre più in termini di risorse, studio e sacrifici. Ora servono ruoli, funzioni e un inquadramento contrattuale degno di tal nome. L’Europa lo fa da decenni: per le figure magistrali cliniche va quindi costruito un percorso contrattuale idoneo nell’area della dirigenza».

Roma, 27 settembre 2026 – Oltre 3.300 candidati per 759 posti nei nuovi percorsi magistrali infermieristici a indirizzo clinico. I dati pubblicati online, negli ultimi giorni, dalle segreterie didattiche dei 13 atenei che hanno attivato i corsi indicano una media nazionale superiore a quattro candidati per ogni posto disponibile, con circa il 60% delle domande concentrato sulle Cure intensive e nell’emergenza e il 30% sulle Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità. Il terzo indirizzo riguarda le Cure neonatali e pediatriche.

Numeri che raccontano una professione pronta a investire ancora di più sulla propria formazione. Adesso, però, deve essere pronto anche il sistema. Lo Stato da tempo investe per innalzare il livello della formazione, gli infermieri investono tempo, studio e sacrifici per acquisire competenze cliniche avanzate. Ma seminare competenze senza preparare il terreno professionale e contrattuale nel quale dovranno crescere rischia di trasformare una riforma attesa in una grande occasione sprecata.

«Gli infermieri sono pronti e lo sono da tempo, ora deve esserlo il sistema»

«Non possiamo chiedere agli infermieri di investire ancora su se stessi per poi non costruire le condizioni necessarie a mettere a frutto quelle competenze», afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up. «La formazione avanzata deve avere una destinazione professionale e contrattuale certa e dignitosa. Se crescono competenze e responsabilità, devono crescere anche ruolo, autonomia e riconoscimento. La crescita delle competenze infermieristiche deve diventare una risorsa per l’intero Servizio sanitario. L’obiettivo è costruire percorsi capaci di valorizzare formazione, esperienza, funzioni e responsabilità, creando nuove opportunità professionali e organizzative».

Il confronto con l’Europa

Una ricerca paneuropea pubblicata sul Journal of Advanced Nursing, condotta attraverso le associazioni infermieristiche nazionali di 35 Paesi, rileva che la pratica infermieristica avanzata era già istituita in 20 Paesi, il 57% del campione, mentre altri dieci stavano lavorando alla sua introduzione. Nei Paesi nei quali queste figure erano presenti, 14 indicavano il Master’s degree come livello minimo necessario per qualificarsi come Advanced Practice Nurse.

Nei sistemi che hanno sviluppato da tempo queste figure infermieristiche avanzate, alla formazione sono stati progressivamente associati ruoli clinici avanzati, autonomia, capacità decisionale e responsabilità. Il caso dei Paesi Bassi è emblematico. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – Regione Europea, il Nurse Practitioner è stato introdotto nel Paese nel 1997 con una formazione universitaria avanzata. Una successiva sperimentazione nazionale ha ampliato le funzioni esercitabili, comprendendo anche la prescrizione di farmaci e determinate procedure precedentemente svolte dai medici. Dopo risultati positivi in termini di sicurezza, qualità delle cure e soddisfazione dei pazienti, dal 2018 la piena autonomia prevista per queste figure è stata stabilmente riconosciuta dalla legge. La stessa OMS Europa riferisce la presenza nei Paesi Bassi di oltre 5.000 Nurse Practitioners.

«È questa la distanza che dobbiamo colmare», sottolinea De Palma. «L’Europa non si è limitata a formare professionisti con competenze più elevate. Ha preparato il terreno perché quelle competenze potessero essere realmente utilizzate, intervenendo su organizzazione, funzioni, autonomia e responsabilità. Tutto questo non significa sottrarre spazi ad altre professioni. Significa superare un’organizzazione che da noi continua a essere eccessivamente medico-centrica e mettere ogni professionista nelle condizioni di utilizzare pienamente le competenze per le quali è stato formato».

Una meta-analisi pubblicata sull’International Journal of Nursing Studies, basata su 22 studi randomizzati e 7.764 partecipanti, rileva che gli interventi degli Advanced Practice Nurses sono associati a riduzioni statisticamente significative dei costi sanitari complessivi, dei costi diretti e dei costi di ospedalizzazione, oltre che a minori riammissioni e maggiore soddisfazione dei pazienti. Nell’analisi descrittiva condotta dagli autori, i costi diretti risultano mediamente inferiori del 12,04% e quelli di ospedalizzazione del 35,53%.

«Questa non è quindi una battaglia per un titolo», prosegue De Palma. «È una battaglia per un modello sanitario più moderno, capace di utilizzare meglio le professionalità e le risorse di cui dispone. Se altri sistemi hanno accompagnato la crescita della formazione con autonomia, funzioni e responsabilità, l’Italia non può avvicinarsi all’Europa nella formazione e rimanere indietro proprio nell’organizzazione e nel riconoscimento contrattuale».

Il nodo contrattuale: «Non basta formare, bisogna valorizzare»

«Non possiamo creare lauree magistrali cliniche e poi gettare tutto nello stesso calderone», continua De Palma. «Dobbiamo utilizzare questa occasione per costruire finalmente un sistema capace di riconoscere in maniera organica formazione, competenze, esperienza, funzioni e responsabilità. Nursing Up ritiene necessario aprire realmente gli spazi dell’Elevata Qualificazione per i laureati di primo livello e, contemporaneamente, costruire nell’area della dirigenza una prospettiva coerente con l’evoluzione delle competenze cliniche avanzate. Senza graduatorie tra professionisti, senza cancellare percorsi, titoli o competenze acquisiti. La crescita della professione deve aggiungere opportunità, non sottrarle.

Gli oltre 3.300 candidati per 759 posti ci hanno già dato una risposta: gli infermieri sono pronti. Adesso devono esserlo le istituzioni. Abbiamo seminato competenze. Prepariamo il terreno perché possano crescere. Perché investire risorse pubbliche nella formazione, chiedere tempo, studio e sacrifici ai professionisti e poi non costruire ruoli, funzioni e inquadramenti capaci di utilizzare pienamente quelle competenze sarebbe uno spreco per l’intero Servizio sanitario nazionale».

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