giovedì, 24 Settembre 2026

SLA, dal recettore GPR17 una nuova strategia per proteggere la mielina e i motoneuroni 

Un nuovo studio coordinato dall’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con  l’Università di Genova e sostenuto da Fondazione AriSLA, conferma il ruolo cruciale del recettore  GPR17 e degli oligodendrociti nella sclerosi laterale amiotrofica. Nelle persone con SLA sono state  riscontrate alterazioni di GPR17, già osservate nel modello murino della malattia. Inoltre, sullo  stesso modello, una modulazione farmacologica del recettore ha rallentato la progressione della  malattia e migliorato le funzioni motorie negli esemplari femmine, evidenziando la necessità di  approcci terapeutici che considerino le differenze tra i sessi. Lo studio è stato pubblicato su  Pharmacological Research.  

Milano 24 settembre 2026 – Il recettore GPR17 è una proteina che permette la maturazione degli  oligodendrociti, le cellule del sistema nervoso in grado di produrre la mielina, il rivestimento  protettivo dei neuroni. Lo studio pubblicato sulla rivista Pharmacological Research, coordinato da  Marta Fumagalli dell’Università degli Studi di Milano, con Tiziana Bonifacino dell’Università degli  Studi di Genova come partner scientifico e il sostegno di Fondazione AriSLA ha dimostrato che  GPR17 ha un ruolo importante nella sclerosi laterale amiotrofica (SLA), sia nel modello animale che  nell’uomo, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche.  

GPR17 è presente soprattutto durante la fase intermedia della maturazione degli oligodendrociti.  Se il recettore permane per troppo tempo negli oligodendrociti immaturi, la maturazione di queste  cellule si arresta, e compromette la formazione della guaina mielinica. 

Nella SLA, oltre alla progressiva degenerazione dei motoneuroni che controllano i muscoli volontari,  si osserva un accumulo di oligodendrociti immaturi che non sono più in grado di riparare la mielina  favorendo così il progressivo deterioramento delle cellule nervose. 

Il lavoro dei ricercatori è partito da precedenti evidenze del coinvolgimento di GPR17 nella SLA e ha  dimostrato che anche nel midollo spinale dei pazienti con la malattia è presente un’alterazione di  questo recettore.  

«Il nostro punto di partenza è stato osservare che, nei modelli sperimentali di SLA, gli oligodendrociti  sono bloccati ad uno stato immaturo caratterizzato da un’eccessiva presenza di GPR17», spiega  Marta Fumagalli «In questo lavoro abbiamo dimostrato che la stessa alterazione è presente anche  nel midollo spinale delle persone con SLA. È un passaggio importante, perché rafforza la rilevanza  di GPR17 come bersaglio associato alla malattia umana e non soltanto ad uno specifico modello  sperimentale». 

I ricercatori hanno inoltre testato nel modello murino di SLA (una forma di SLA familiare associata a  mutazione del gene SOD1), un composto chiamato Galinex, in grado di legare in modo specifico il  recettore GPR17. In particolare, i ricercatori hanno somministrato il composto nella fase precoce e  già sintomatica della malattia. Galinex ha prolungato la sopravvivenza, ritardato la perdita di peso  e migliorato svariati parametri motori. Nel midollo spinale, questi benefici sono associati a  maggiore maturazione degli oligodendrociti, migliore integrità della mielina, conservazione dei  motoneuroni e riduzione della reattività infiammatoria di altre cellule gliali che contribuiscono alla 

progressione della malattia, come microglia e astrociti. Gli effetti positivi sono stati osservati negli  esemplari femmina, mentre nei maschi il trattamento non ha prodotto benefici.  

«I risultati ottenuti con Galinex rappresentano una prova dell’efficacia di una strategia  farmacologica centrata sugli oligodendrociti», commenta Stefano Raffaele, ricercatore della  Statale e primo autore dello studio. «Il trattamento non si limita a modificare un singolo indicatore  molecolare, ma si associa a più effetti convergenti sulla mielina, sulla sopravvivenza dei motoneuroni  e sulle funzioni motorie. Si tratta ovviamente di uno studio preclinico: saranno necessari ulteriori  esperimenti per definire dosaggi e finestre terapeutiche, e comprendere pienamente le differenze  osservate tra maschi e femmine». 

Tiziana Bonifacino commenta gli effetti del Galinex: «La differenza tra sessi non è un dato accessorio,  ma una delle informazioni più importanti emerse dal lavoro. Indica che l’efficacia di future strategie  terapeutiche nella SLA potrebbe dipendere non solo dal momento in cui si interviene, ma anche dalle  caratteristiche biologiche del singolo individuo. Il prossimo passo sarà comprendere i meccanismi  alla base di questa risposta e verificare se sia possibile individuare condizioni terapeutiche efficaci  anche nei maschi». 

Il lavoro rappresenta una nuova tappa di una linea di ricerca su GPR17 iniziata all’Università degli  Studi di Milano circa vent’anni fa nel laboratorio di Maria Pia Abbracchio. Nel 2006, lo stesso  gruppo contribuì alla “deorfanizzazione” del recettore, identificandone alcuni ligandi endogeni e le  potenziali implicazioni nei processi di danno e riparazione del sistema nervoso. 

«Questo studio chiude idealmente un cerchio iniziato vent’anni fa, quando GPR17 era ancora un  recettore “orfano”, del quale non si conoscevano né ligandi né funzione», osserva Maria Pia  Abbracchio. «Da allora, grazie al lavoro di più generazioni di ricercatrici e ricercatori e a una rete di  collaborazioni nazionali e internazionali, abbiamo progressivamente chiarito il ruolo di GPR17 nella  maturazione degli oligodendrociti e nella risposta del cervello e del midollo spinale al danno.  Rassicura vedere che le alterazioni di GPR17 sono presenti anche nell’uomo, e che un composto di  sintesi che si lega specificatamente al recettore mostra effetti benefici in vivo in un modello affidabile  della malattia, migliorandone la prognosi». 

Determinante è stata la collaborazione tra competenze complementari: gli studi farmacologici e  sugli oligodendrociti sviluppati all’Università degli Studi di Milano; l’esperienza dell’Università di  Genova nei modelli sperimentali di SLA e nella valutazione della progressione della malattia; il  contributo dell’Università di Pisa alla caratterizzazione farmacologica e cellulare del recettore; e le  analisi condotte insieme alla University of Southern Denmark su tessuti umani post-mortem. 

Il prossimo obiettivo sarà consolidare queste evidenze in modelli sperimentali umani in vitro e  quindi proseguire con lo sviluppo di composti capaci di modulare il GPR17. Lo studio evidenzia,  inoltre, la necessità di includere le differenze di sesso fin dalle prime fasi della ricerca, per sviluppare  strategie terapeutiche più efficaci e attente alle differenze biologiche tra le persone con SLA. 

Fondazione AriSLA segue con interesse da 10 anni l’evoluzione della ricerca su GPR17. Il primo  supporto da parte di AriSLA risale al 2016 con il finanziamento del progetto pilota GPR17ALS, seguito  da un finanziamento del 2019 verso il progetto ormai maturo GPR17ALS-1. Il supporto di AriSLA è  continuato con il Bando 2025 con il progetto DORALS che ammonta a 230.000 euro e ha una durata  di 36 mesi e ha coinvolto Marta Fumagalli in qualità di coordinatrice del progetto, Tiziana Bonifacino 

come partner, insieme a Stefania Corti (Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico,  Università degli Studi di Milano) e Claudia Verderio (Istituto di Neuroscienze, CNR, Vedano al  Lambro, MB). Questo progetto continuerà a studiare il recettore GPR17 sia come potenziale target  terapeutico che come possibile biomarcatore di malattia. Anna Ambrosini, responsabile scientifica  di ArisLA, si complimenta: «Siamo davvero orgogliosi di vedere che questi anni di ricerca e la stretta  collaborazione tra ricercatori di base e clinici abbiano permesso di raggiungere risultati scientifici  così rilevanti. Questi dati stanno arricchendo in modo cruciale la comprensione della malattia, in  particolare sul ruolo degli oligodendrociti, ma anche dal punto di vista della medicina di genere.  Comprendere gli elementi biologici che distinguono un paziente uomo da un paziente donna si sta  rivelando, infatti, sempre più di fondamentale importanza. Per questo, ringraziamo il lavoro  instancabile di tutti i gruppi di ricerca coinvolti per il loro notevole contributo scientifico. Da parte  nostra continueremo a seguirli con attenzione». 

Lo studio 

Raffaele S. et al., “Selective targeting of the oligodendroglial GPR17 receptor improves myelin  integrity and motor function in female SOD1G93A mice”, Pharmacological Research (2026).  https://doi.org/10.1016/j.phrs.2026.108424

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