Il presidente Faltoni: “un contributo considerato temporaneo è diventato strutturale”
Roma, 24 settembre 2026 – Si è tenuta oggi l’udienza di merito davanti al Consiglio di Stato sulla decisione definitiva relativa al payback dei dispositivi medici 2015-2018, nel corso della quale i giudici hanno sollevato dubbi sulla compatibilità del meccanismo con il diritto europeo. La decisione è attesa per i prossimi mesi, ma l’evento riporta ancora una volta al centro del confronto una questione che non riguarda soltanto quel contenzioso, ma soprattutto il futuro del meccanismo e del settore dei dispositivi medici. Una partita che nel periodo 2019-2025 ha raggiunto circa 13 miliardi di euro di oneri, di cui 6,5 miliardi a carico delle imprese, e che nel solo 2025 ha portato il payback a incidere per il 16,5% del fatturato delle aziende. È su questo futuro che, secondo Confindustria Dispositivi Medici, occorre intervenire nella prossima Legge di Bilancio.
“Il sistema del payback deve essere ripensato nella sua struttura – dichiara Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici –. La Corte costituzionale nel 2024 ha definito il meccanismo riferito al quadriennio 2015-2018 un ‘contributo di solidarietà non sproporzionato e temporaneo’. Un contributo considerato come temporaneo è oggi diventato strutturale”.
Secondo il Centro Studi di Confindustria Dispositivi Medici, nel periodo 2019-2025 nessuna Regione ha rispettato il tetto di spesa per i dispositivi medici. Nel 2019 erano 8 le Regioni che lo superavano di oltre il 50%; nel 2025 sono diventate 14, con punte di sforamento che toccano anche il 110%.
“Il problema, quindi, non è solo quanto si spende, ma l’adeguatezza di un tetto che viene sistematicamente superato. Se una soglia viene superata in modo strutturale, è la soglia che deve essere ripensata – continua Faltoni –. Non bastano aumenti marginali dello 0,2% l’anno: la soluzione è un modello di governo, già disponibile e attuabile, basato sulla programmazione, sull’utilizzo dei dati e sulla valutazione del valore delle tecnologie, spostando il focus dal costo ai risultati per il paziente e per il Servizio sanitario nazionale”.
Il legislatore ha già indicato una scadenza: l’art. 3-bis del DL n. 51/2023 prevede entro il 31 dicembre 2026 una nuova disciplina della spesa per i dispositivi medici, che tenga conto dell’evoluzione tecnologica e dell’innovazione del settore, anche attraverso l’Health Technology Assessment. Nelle more, la norma consente di modificare il sistema vigente.
“La prossima Legge di Bilancio è quindi il momento per intervenire e superare strutturalmente il payback. Non possiamo chiedere alle imprese di investire in AI, digitale, ricerca e produzione in Italia e contemporaneamente mantenere un meccanismo che nel prossimo triennio può pesare circa 1,5 miliardi di euro l’anno sulle imprese, oltre alle tasse ordinarie – conclude Faltoni –. Se vogliamo attrarre capitali e consolidare la filiera della salute, oggi dobbiamo dare alle imprese certezza e capacità di programmare”.