martedì, 15 Settembre 2026

Liste d’attesa, AMSI-UMEM-UXU: “Diritto alla cura non può dipendere da regione e reddito. Servono tempi certi e risposte concrete”

FOAD E NADIR AODI: «MONITORARE NON BASTA. SERVONO PIÙ PROFESSIONISTI, PREVENZIONE, CONTROLLI E INTEGRAZIONE PUBBLICO-PRIVATO ACCREDITATO. LA SANITÀ È UNO DEI PILASTRI DEL MANIFESTO POLITICO INTERCULTURALE INTERNAZIONALE “UNIONE PER L’ITALIA”»

ROMA, 15 SETTEMBRE 2026 – Le liste d’attesa restano uno dei nodi più critici del Servizio sanitario nazionale. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha riconosciuto che «c’è ancora molto da fare», richiamando la necessità di monitorare le attese, superare definitivamente le agende chiuse, rafforzare i controlli e soprattutto contrastare quelle disuguaglianze nell’accesso alle cure che ancora oggi possono dipendere dal territorio di residenza e dalle condizioni economiche dei cittadini.

Su queste parole, e sulle criticità che continuano a emergere nel sistema sanitario, riflettono e intervengono AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; CISC NETWORK – Consorzio Informazione Senza Confini; e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE (UXU), che da anni raccolgono segnalazioni e proposte di professionisti, cittadini e comunità e hanno promosso il Manifesto Politico Interculturale Internazionale “Unione per l’Italia”.

A nome della rete associativa e dei movimenti intervengono, con le loro analisi e riflessioni, il fondatore Prof. Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, Membro Consiglio Direttivo UAP, esperto in Salute Globale, giornalista, membro del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata, fondatore del primo Movimento Politico Interculturale Internazionale “Unione per l’Italia” (UN.IT), e il Dott. Nadir Aodi, podologo, vice Segretario Generale AMSI e Uniti per Unire, coordinatore del Dipartimento Gioventù e Nuove Generazioni e della Commissione Podologi di Uniti per Unire.

«IL CITTADINO MISURA QUANTO TEMPO DEVE ASPETTARE PER CURARSI»

«Condividiamo il richiamo del ministro Schillaci: sulle liste d’attesa c’è ancora molto da fare. Monitorare è indispensabile, ma deve essere l’inizio e non il punto di arrivo. Il cittadino misura l’efficienza del Servizio sanitario contando i giorni e i mesi che trascorrono tra una prescrizione, una diagnosi e una cura. Quando deve aspettare mesi oppure è costretto a cercare una soluzione a pagamento, il problema diventa sanitario, sociale ed economico», dichiarano Foad e Nadir Aodi.

«A pagare il prezzo maggiore sono anziani, persone fragili, famiglie con redditi più bassi e cittadini che vivono nei territori dove l’offerta sanitaria è più debole. Non possiamo rassegnarci a una sanità con velocità differenti: il luogo in cui si vive e la disponibilità economica non possono decidere quanto rapidamente si ottiene una diagnosi o si comincia una terapia».

«SENZA PROFESSIONISTI NON SI ABBATTONO LE LISTE D’ATTESA»

Per la rete associativa e i movimenti, il contrasto alle liste d’attesa deve procedere insieme alla risposta alla carenza e alla fuga dei professionisti sanitari.

«È indispensabile contrastare le agende chiuse e intervenire sulle irregolarità, ma dobbiamo anche chiederci chi erogherà le prestazioni. Se continuiamo a perdere medici, infermieri e altri professionisti dal sistema pubblico, rischiamo di avere agende formalmente aperte senza personale sufficiente per rispondere alla domanda», sottolineano Foad e Nadir Aodi.

Occorre quindi una strategia che tenga insieme programmazione dei fabbisogni, valorizzazione economica e professionale, riduzione della burocrazia, sicurezza degli operatori, utilizzo delle competenze dei professionisti italiani e di origine straniera, rafforzamento della medicina territoriale e integrazione programmata tra pubblico e privato accreditato.

«Non serve una contrapposizione ideologica tra pubblico e privato accreditato. Quando il pubblico non riesce a garantire una prestazione nei tempi stabiliti, tutte le risorse disponibili devono essere organizzate nell’interesse del paziente, con regole trasparenti, controlli rigorosi e qualità verificabile. La priorità deve essere curare prima e curare meglio».

PREVENZIONE E VACCINI: «INTERCETTARE PRIMA LE MALATTIE SIGNIFICA ANCHE RIDURRE LE ATTESE»

La rete associativa e i movimenti richiamano anche il passaggio di Schillaci sulla necessità di rafforzare prevenzione e cultura vaccinale.

«Prevenzione e liste d’attesa sono strettamente collegate. Ogni patologia prevenuta e ogni diagnosi anticipata significano maggiore tutela della salute, ma anche minore pressione su pronto soccorso, ospedali e specialistica. Non possiamo continuare a investire prevalentemente quando la malattia è già arrivata», affermano Foad e Nadir Aodi.

«Sui vaccini bisogna recuperare fiducia attraverso informazione scientifica e ascolto. Esistono cittadini con dubbi, paure e informazioni incomplete: è con loro che bisogna dialogare, coinvolgendo professionisti sanitari, scuole, università, associazioni e comunità. Alla disinformazione si risponde con una comunicazione scientifica comprensibile e costante, non soltanto durante le emergenze».

MANIFESTO POLITICO INTERCULTURALE INTERNAZIONALE “UNIONE PER L’ITALIA”: «LA SANITÀ TRA I PILASTRI DEL NOSTRO IMPEGNO»

Le battaglie per tempi certi nelle cure, prevenzione, valorizzazione dei professionisti e superamento delle disuguaglianze territoriali rientrano tra i temi portati avanti attraverso il Manifesto Politico Interculturale Internazionale “Unione per l’Italia”, promosso dalla rete associativa e dai movimenti con l’obiettivo di trasformare l’esperienza maturata sul territorio, le segnalazioni dei professionisti e le esigenze dei cittadini in proposte e impegni concreti.

«Dopo tanti anni di attività sul territorio non è più sufficiente denunciare ciò che non funziona. Dobbiamo trasformare esperienza, segnalazioni e proposte in un programma capace di incidere realmente. È da questa consapevolezza che abbiamo promosso il Manifesto Politico Interculturale Internazionale “Unione per l’Italia”, nel quale la sanità rappresenta uno dei pilastri, perché il diritto alla salute attraversa ogni differenza sociale, territoriale, culturale e generazionale», dichiarano Foad e Nadir Aodi.

Tra le priorità sanitarie vengono indicate riduzione strutturale delle liste d’attesa, uniformità nell’accesso alle cure, prevenzione, medicina territoriale, valorizzazione delle professioni sanitarie, contrasto al precariato e alla fuga dei professionisti, programmazione dei fabbisogni, cooperazione sanitaria internazionale e piena valorizzazione dei professionisti di origine straniera che operano in Italia.

«Dobbiamo passare dal monitoraggio ai risultati. Non vogliamo sapere soltanto quante prestazioni vengono inserite in un sistema di prenotazione: vogliamo sapere quante persone vengono realmente visitate, diagnosticate e curate nei tempi necessari. Meno differenze territoriali, meno attese, più prevenzione, professionisti valorizzati e cure realmente accessibili: sono gli obiettivi che continueremo a sostenere attraverso il nostro impegno associativo e il Manifesto Politico Interculturale Internazionale “Unione per l’Italia”», concludono Foad e Nadir Aodi.

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