giovedì, 20 Agosto 2026

Nido a settembre? Genitori, niente bootcamp del sonno

Milano, 20 agosto 2026 – Con l’avvicinarsi di settembre, per migliaia di famiglie arriva uno dei momenti più delicati della crescita di un bambino: l’ingresso al nido. Se da una parte i genitori guardano con entusiasmo a questa nuova esperienza, dall’altra aumentano dubbi e preoccupazioni, soprattutto quando si parla di sonno. “Come farà ad addormentarsi senza di me?”, “Dovrei abituarlo già da ora a dormire nel lettino?”, “È il momento giusto per insegnargli ad addormentarsi da solo?”. Sono queste alcune delle domande che, ogni estate, si rincorrono tra mamme e papà. Il rischio, però, è quello di trasformare agosto in una sorta di “bootcamp del sonno”, introducendo una serie di cambiamenti proprio nelle settimane che precedono un altro grande cambiamento: l’inserimento al nido.

Secondo Chiara Baiguini, Life&Family Coach ed educatrice del sonno infantile, è proprio questo uno degli errori più frequenti. “A settembre non entrerà al nido il bambino che hai davanti oggi. Entrerà un bambino più grande di un mese e, nei primi anni di vita, un mese rappresenta un’enorme evoluzione. Molte delle difficoltà che oggi sembrano insormontabili potrebbero non esserlo più. Per questo l’obiettivo dell’estate non dovrebbe essere addestrarlo a dormire da solo, ma accompagnarlo con serenità verso un cambiamento importante”.

Il primo falso mito: il sonno al nido non funziona come quello di casa

Una delle convinzioni più diffuse è che il bambino debba imparare ad addormentarsi in autonomia prima dell’inserimento. In realtà, spiega Baiguini, il sonno al nido segue dinamiche completamente diverse rispetto a quello domestico. L’ambiente è strutturato con orari regolari, rituali ripetuti ogni giorno, luci soffuse e spazi pensati per favorire il riposo. A questo si aggiunge la forza del gruppo: quando gli altri bambini rallentano, anche il singolo tende naturalmente a lasciarsi andare al sonno.

Non solo. Anche le educatrici affrontano il momento della nanna con uno stato emotivo differente rispetto ai genitori. “A casa il sonno è spesso carico di aspettative, stanchezza, sensi di colpa e paura di sbagliare. I bambini percepiscono questo carico emotivo. Le educatrici, invece, accompagnano il riposo con maggiore leggerezza e questo, molto spesso, facilita l’addormentamento”. È anche per questo motivo che molti bambini che a casa dormono esclusivamente con la mamma riescono, dopo il periodo di ambientamento, ad addormentarsi serenamente anche al nido.

3 errori da evitare prima dell’inserimento

Secondo Chiara Baiguini, nelle settimane che precedono il nido ci sono alcuni cambiamenti che è meglio non forzare:

1. Cercare di insegnargli a dormire da solo – L’addormentamento autonomo non è una tecnica da apprendere in pochi giorni, ma una competenza che nasce quando il bambino si sente sufficientemente sicuro. Anticipare questo percorso con forzature rischia soltanto di aumentare lo stress.

2. Cambiare improvvisamente lettino o modalità di addormentamento – Se al nido dormirà sulla brandina, non significa che debba iniziare subito a farlo anche a casa. Il contesto sarà completamente diverso e aggiungere un ulteriore cambiamento poco prima dell’inserimento può risultare controproducente.

3. Stravolgere gli orari senza osservare il bambino – Non tutti i bambini hanno bisogno di anticipare rigidamente i ritmi del nido. Alcuni si adattano con facilità, mentre altri possono beneficiare di una maggiore regolarità. La differenza, spiega Baiguini, la fanno le caratteristiche individuali del bambino e non esiste una regola valida per tutti.

Più che addestrarlo, prepara la sua “valigia della sicurezza”

Se l’obiettivo non è allenare il bambino a dormire da solo, allora cosa si può fare concretamente durante l’estate? Secondo Chiara Baiguini, la preparazione migliore consiste nel rendere “trasportabile” il senso di sicurezza che il bambino vive a casa. Tra gli accorgimenti più utili:

  • scegliere un oggetto del cuore – una copertina o un peluche – che possa accompagnarlo anche al nido;
  • semplificare la routine della nanna, mantenendo solo quei pochi gesti davvero rassicuranti e facilmente riproducibili;
  • coinvolgere gradualmente anche papà o altri caregiver nell’addormentamento, così che il bambino sperimenti che può sentirsi al sicuro con più persone;
  • proporre durante il giorno piccoli giochi del “vado e torno”, che aiutano a costruire fiducia nella separazione;
  • visitare il nido prima dell’inserimento e condividere con le educatrici le abitudini, gli oggetti rassicuranti e i segnali del proprio bambino.

Ogni bambino affronta il cambiamento in modo diverso

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda il modo in cui ogni bambino vive gli stimoli dell’ambiente. Il sistema nervoso di ciascun bambino reagisce in maniera differente ai cambiamenti. C’è chi ha bisogno soprattutto di tranquillità e pochi stimoli, chi ricerca prevedibilità e routine, chi scarica la tensione attraverso il movimento e chi, invece, fatica perfino ad accorgersi di essere stanco. “Osservare il proprio bambino, invece di applicare regole uguali per tutti, permette di accompagnarlo con strumenti davvero adatti ai suoi bisogni”.

La serenità dei genitori è il primo aiuto per il bambino

Infine, la Life&Family Coach invita mamme e papà a spostare lo sguardo anche su sé stessi. L’ansia per l’inserimento è naturale, ma i bambini percepiscono il modo in cui gli adulti vivono questo passaggio. Trasmettere fiducia nelle educatrici e nell’esperienza che li aspetta rappresenta uno degli strumenti più efficaci per accompagnarli. “L’obiettivo di agosto non è arrivare a settembre con un bambino che dorme perfettamente da solo. È arrivarci con un bambino – e con un genitore – che affrontano insieme questo cambiamento sentendosi accompagnati, sicuri e fiduciosi. Il resto arriverà, con i suoi tempi”.

Notiziario

Archivio Notizie