martedì, 4 Agosto 2026

Ricerca biomedica, la parità resta lontana: 9 scienziate su 10 incontrano barriere legate al genere

9 SCIENZIATE SU 10 INCONTRANO BARRIERE LEGATE AL GENERE

9 scienziate italiane in campo biomedico su 10 riferiscono almeno una barriera legata al genere, il 91% incontra difficoltà nel conciliare carriera e vita privata e solo il 17% si dichiara soddisfatta della parità raggiunta. Il 37% ha pensato almeno una volta di lasciare la ricerca. I dati di uno studio pubblicato sullo European Journal of Cancer Prevention, promosso dal Club Top Italian Women Scientists, sostenuto da Fondazione Onda ETS.

Milano, 3 agosto 2026 – Per le donne, raggiungere i massimi livelli della ricerca scientifica con un alto numero di citazioni non elimina le barriere nel percorso professionale. L’89% delle scienziate italiane più citate in campo biomedico dichiara di avere incontrato almeno un ostacolo legato al genere durante la propria carriera; il 91% ha sperimentato difficoltà nel conciliare responsabilità professionali e vita privata e appena il 17% si considera soddisfatta dell’attuale livello di parità e inclusività nel campo della ricerca medica. Sono alcuni dei risultati dello studio pubblicato sullo European Journal of Cancer Prevention realizzato dal Club delle Top Italian Women Scientists (TIWS), promosso da Fondazione Onda ETS.

Adriana Albini, co-presidente del Club Top Italian Women Scientists di Fondazione Onda, scientific advisor della Direzione scientifica dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e autrice dello studio con Sonia Levi, co-presidente del Club TIWS e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, commenta: “Il dato più significativo è che a raccontare questi ostacoli non sono donne rimaste ai margini della ricerca, ma scienziate che hanno raggiunto risultati importanti. Significa che il problema non riguarda le capacità, la preparazione o la determinazione delle donne, ma il contesto nel quale devono costruire la propria carriera. Il successo individuale non può diventare un alibi per non intervenire sulle barriere strutturali, culturali e organizzative ancora presenti.”

Il quadro che emerge mostra come il talento, la produttività scientifica e il riconoscimento internazionale non siano ancora sufficienti a garantire pari opportunità:

il 57% delle intervistate riferisce maggiori difficoltà nell’accedere a posizioni di leadership il 52% nella progressione di carriera il 39% segnala stereotipi o pregiudizi nei confronti delle donne nella ricerca biomedica.

A pesare è anche l’organizzazione del lavoro:

il 56% fatica a disconnettersi completamente dagli impegni professionali la stessa percentuale lamenta la mancanza di tempo da dedicare a sé tra le ricercatrici con figli, 9 su 10 hanno incontrato difficoltà da moderate a severe nel conciliare la cura dei bambini con la carriera il 72% delle intervistate ha inoltre prestato assistenza ad altri familiari.

La somma di pressioni professionali, responsabilità di cura e limitate possibilità di avanzamento ha portato il 37% delle scienziate a pensare di lasciare la ricerca biomedica o di cambiare organizzazione, pur decidendo poi di proseguire il proprio percorso.

Le istanze delle ricercatrici

Le ricercatrici indicano anche le priorità sulle quali intervenire:

il 65% chiede maggiori strumenti per conciliare vita privata e lavoro il 59% una più adeguata valorizzazione del contributo delle scienziate attraverso riconoscimenti e opportunità di visibilità il 56% maggiore flessibilità lavorativa il 54% politiche concrete per favorire avanzamenti di carriera e promozioni il 74% considera inoltre estremamente importante aumentare la presenza femminile nei ruoli decisionali.

Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda ETS, dichiara: “Questi risultati confermano che la piena valorizzazione del talento femminile richiede un cambiamento sistemico. Servono criteri di selezione e promozione trasparenti, modelli organizzativi sostenibili, supporto alla genitorialità e al caregiving, mentoring e una maggiore presenza delle donne nei luoghi in cui si assumono le decisioni. Non è soltanto una questione di equità: una ricerca più inclusiva è una ricerca capace di integrare prospettive diverse, innovare e rispondere meglio ai bisogni di salute.”

L’indagine[1] ha coinvolto una selezione di ricercatrici senior in campo biomedico con un h-index pari o superiore a 60, indice di una produzione scientifica continuativa e di elevato impatto di citazioni. Delle 100 scienziate invitate, 82 hanno risposto al questionario. Le partecipanti hanno alle spalle, in media, 32 anni di carriera e operano prevalentemente nelle università e negli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) del Paese, in settori quali biologia,  immunologia, genetica, oncologia, farmacologia, neuroscienze ed epidemiologia.

Secondo gli autori – tra cui il professore Giovanni Corso, presidente della European Cancer Prevention Organization, le TIWS Eva Negri, Delia Goletti, Sara Gandin e la ricercatrice di Onda Elisabetta Veresi – investire nella valorizzazione del talento femminile non rappresenta soltanto una questione di equità, ma costituisce anche un’opportunità per migliorare la qualità della ricerca scientifica e dell’innovazione.

Lo studio traduce in evidenze scientifiche il percorso avviato dal Club TIWS con il Manifesto per la ricerca biomedica delle donne, che individua dieci azioni per superare i bias di genere, contrastare stereotipi e discriminazioni, valorizzare la leadership femminile, sostenere le giovani ricercatrici e garantire un equilibrio sostenibile tra vita professionale e personale.

Nato nel 2016, il Club TIWS di Fondazione Onda ETS riunisce oggi oltre cento scienziate italiane in campo biomedico con h-index≥60 e rappresenta una rete di competenze impegnata non solo a dare visibilità all’eccellenza femminile, ma anche a promuovere un modello di ricerca più equo, inclusivo e orientato al futuro.

Studio completo pubblicato sullo European Journal of Cancer Prevention

Challenges and barriers to women’s leadership in medical research and how to prevent and overcome them

Adriana Albinia, Elisabetta Vercesib, Eva Negric, Delia Golettid, Sara Gandinie, Giovanni Corsof,g, Sonia Levih,i

Scientific Directorate, European Institute of Oncology (IEO), Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Fondazione Onda – Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere ETS, Milan Department of Medical and Surgical Sciences, University of Bologna, Bologna Translational Research Unit, Department of Epidemiology, Preclinical Research and Advanced Diagnostics, National Institute for Infectious Diseases ‘Lazzaro Spallanzani’-IRCCS, Rome Molecular and Pharmaco-Epidemiology Unit, Department of Experimental Oncology, IEO, European Institute of Oncology IRCCS Department of Oncology and Hemato-Oncology, University of Milan ‘La Statale’ Division of Breast Surgery, European Institute of Oncology (IEO), Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) IRCCS San Raffaele Scientific Institute Faculty of Medicine, Vita-Salute San Raffaele University, Milan, Italy

Fondazione Onda ETS

Fondazione Onda ETS nasce nel 2005 come Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere per promuovere la cultura della salute di genere e garantire alle donne il diritto alla salute secondo principi di equità e pari opportunità.

Da oltre 20 anni opera a livello istituzionale, sanitario, scientifico e sociale per diffondere un approccio attento alle differenze di genere nella prevenzione, diagnosi e cura.

Realizza ricerche, campagne e iniziative di sensibilizzazione ponendosi oggi come punto di riferimento nazionale per la medicina di genere e la promozione di politiche sanitarie più inclusive.

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