Roma, 23 luglio 2026 – Ogni destinazione porta con sé un proprio profilo di rischio sanitario: cibo e acqua, clima, presenza di malattie infettive che in Italia non incontriamo. SIMVIM, la Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni, ricorda che informarsi prima della partenza, con il tempo necessario per completare eventuali cicli vaccinali, resta il modo più efficace per viaggiare senza brutte sorprese.
Tra le malattie che richiedono più attenzione in questo periodo ci sono chikungunya e dengue. Le due infezioni si trasmettono attraverso la puntura delle stesse zanzare, del genere Aedes, e negli ultimi anni hanno ampliato entrambe il proprio raggio: la chikungunya è presente in oltre 110 Paesi, con trasmissione confermata in più di 50 negli ultimi cinque anni, mentre la dengue circola stabilmente in Africa, Sud-est asiatico, India, Medio Oriente, America centrale e latina, Australia e diverse zone del Pacifico. Anche l’Italia ha visto focolai locali: chikungunya in Veneto e Emilia Romagna lo scorso anno, dengue autoctona a Lodi nel 2023 e a Fano nel 2024.
Dolori articolari intensi. I sintomi da chikungunya compaiono di solito tra tre e sette giorni dopo la puntura: febbre alta, eruzione cutanea, affaticamento e dolori articolari intensi colpiscono più di tre persone infette su quattro. Due su cinque possono sviluppare complicanze a lungo termine, come un’artrite cronica che dura mesi o anche anni; in casi rari il virus coinvolge occhi, sistema nervoso, cuore o apparato digerente.
Evoluzione in forma emorragica. La dengue si presenta in modo più silenzioso: solo una persona infetta su quattro sviluppa febbre alta, dolori muscolari e articolari o eruzioni cutanee. Il rischio maggiore riguarda una seconda infezione da un sierotipo diverso dal primo, che può evolvere in una forma emorragica grave, con calo pericoloso della pressione sanguigna. Per nessuna delle due malattie esiste oggi una cura specifica: la terapia si limita ad alleviare i sintomi.
Dai repellenti ai vaccini. Le misure di protezione individuale restano il primo strumento di difesa contro entrambe le infezioni, perché colpiscono la stessa zanzara. Usa repellenti su pelle e vestiti, preferisci abiti a maniche lunghe e chiari, dormi sotto una zanzariera e ricorri agli insetticidi anche di giorno: le zanzare Aedes pungono soprattutto all’alba e al tramonto.
Dalla fine di ottobre 2025 in Italia è disponibile anche un vaccino contro la chikungunya, ricombinante a particelle simil-virali, indicato dai 12 anni in su: si somministra in dose singola, almeno 14 giorni prima della partenza, senza bisogno di modificare il dosaggio per chi ha superato i 65 anni.
Contro la dengue, i centri di medicina dei viaggi utilizzano un vaccino vivo attenuato tetravalente, indicato dai 4 anni, che si somministra in due dosi a distanza di tre mesi e non richiede un test sierologico preventivo. SIMVIM lo raccomanda soprattutto per coloro che si recano in aree endemiche, e in particolare per chi ha già contratto la dengue in passato, la categoria che trae il beneficio maggiore dalla vaccinazione.
SIMVIM raccomanda la vaccinazione contro la chikungunya a chi viaggia verso aree con focolai attivi e a chi si reca in Paesi dove il virus ha circolato negli ultimi cinque anni, con attenzione particolare per i viaggiatori più esposti: le persone over 65, chi convive con una patologia cronica, le donne in gravidanza che non possono rimandare la partenza. Per la dengue, la valutazione si concentra su durata del viaggio e storia di infezioni precedenti.
“Il cambiamento climatico, la diffusione e il diverso comportamento degli insetti vettori, ed infine il numero crescente di viaggi verso paesi dove questi virus sono endemici rappresentano variabili destinate, combinandosi tra loro, a far aumentare i casi anche in Italia”, commenta Andrea Rossanese, presidente SIMVIM e responsabile della Travel Clinic del Centro di Malattie Tropicali dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. “Dobbiamo informare sempre più e sempre meglio la popolazione affinché non si sottovaluti mai una febbre che insorge in piena estate e nel contempo dobbiamo lavorare su tutto il comparto degli operatori sanitari perché si diffonda la conoscenza di queste malattie, fino a poco tempo fa relegate solo a paesi lontani, ma destinate a caratterizzare sempre più costantemente i mesi estivi”.