La professione infermieristica è quella più esposta all’usura nell’intero sistema sanitario. Eppure il nostro ordinamento continua a non riconoscerla come tale. Nursing Up: «Da anni chiediamo una riforma. La scienza e la medicina ci danno ragione. Ora anche l’Europa cambia passo, noi restiamo tristemente indietro».
ROMA, 20 luglio 2026 – «Se quella infermieristica non è una professione usurante, allora quale professione sanitaria può esserlo?». È da questa domanda che parte Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, commentando la decisione della Grecia di riconoscere ufficialmente gli infermieri tra le professioni usuranti.
UN PARADOSSO TUTTO ITALIANO
«Nel nostro Paese – afferma De Palma – continuiamo a convivere con una contraddizione ormai evidente. Il D.Lgs. 67/2011 riconosce come usuranti alcune attività lavorative, o altre particolarmente gravose, in presenza di condizioni predefinite, ma continua a non riconoscere la professione infermieristica come lavoro usurante in quanto tale.
Eppure siamo i professionisti sanitari che trascorrono più tempo accanto ai pazienti, garantiamo l’assistenza anche ventiquattro ore su ventiquattro, affrontiamo turni notturni, emergenze, movimentazione quotidiana di pazienti non autosufficienti, rischio biologico, aggressioni e un carico emotivo che accompagna ogni fase della malattia. Tutto questo continua incredibilmente a non essere considerato sufficiente.»
NON LO DICE IL NURSING UP. LO DICE LA SCIENZA
Secondo le più recenti evidenze scientifiche, quella infermieristica è una delle professioni maggiormente esposte al logoramento fisico e psicologico.
Una metanalisi europea pubblicata nel 2025 evidenzia che l’87,8% degli infermieri soffre di disturbi muscoloscheletrici lavoro-correlati. L’OMS Europa segnala che un professionista sanitario su tre presenta sintomi di ansia o depressione, mentre l’analisi ELA/EURES 2026 conferma che la professione infermieristica è tra quelle maggiormente colpite da burnout, disagio psicologico e condizioni di lavoro che alimentano l’abbandono della professione.
«La politica continua a discutere di pensioni senza guardare cosa accade realmente nelle corsie degli ospedali. La ricerca scientifica ha già certificato il livello di usura della nostra professione. È il legislatore italiano ad essere rimasto fermo.»
UNA PROFESSIONE CHE INVECCHIA MENTRE AUMENTA LA COMPLESSITÀ ASSISTENZIALE
Il problema assume oggi una dimensione ancora più preoccupante.
Gli infermieri italiani hanno ormai un’età media attorno ai 50 anni, mentre aumenta la popolazione anziana, crescono le patologie croniche e la non autosufficienza, si moltiplicano i bisogni assistenziali e continuano a mancare migliaia di professionisti.
L’European Labour Authority evidenzia che la sanità è tra i settori con le maggiori carenze occupazionali in Europa e che le difficili condizioni di lavoro rappresentano uno dei principali fattori che alimentano la fuga dalla professione. Anche l’OMS Europa avverte che organici insufficienti, burnout e sovraccarico lavorativo stanno compromettendo la sicurezza delle cure e la permanenza degli infermieri nel sistema sanitario.
«Stiamo chiedendo a professionisti intorno ai cinquant’anni di continuare a sostenere ritmi e carichi fisici pensati per una sanità che non esiste più. È una contraddizione che rischia di travolgere il Servizio sanitario nazionale.»
L’EUROPA SI MUOVE. L’ITALIA RESTA FERMA
La decisione della Grecia rappresenta, secondo il Nursing Up, un cambio di paradigma.
In Europa cresce la consapevolezza che la tutela della salute degli operatori sanitari rappresenti una condizione indispensabile per garantire la sicurezza dei pazienti e la tenuta dei sistemi sanitari. L’OMS Europa ha recentemente lanciato un piano d’azione contro burnout, sovraccarico e carenza infermieristica, mentre diversi Paesi stanno rafforzando gli strumenti di tutela del personale sanitario, sia sul piano previdenziale sia su quello organizzativo.
«La Grecia ha avuto il coraggio di tradurre in una scelta politica ciò che la scienza documenta da anni. L’Italia continua invece a voltarsi dall’altra parte.»
L’EUROPA HA GIÀ IMBOCCATO QUESTA STRADA
L’Italia continua a rinviare una riforma attesa da anni, mentre in diversi Paesi europei il tema dell’usura professionale degli infermieri ha già trovato risposte concrete.
Oltre alla Grecia, il modello più avanzato è quello dell’Austria, che dal 1° gennaio 2026 ha inserito infermieri, assistenti e ausiliari infermieristici tra le professioni ricomprese nel regime dei lavori usuranti (Schwerarbeitsverordnung). La normativa riconosce il logoramento fisico e psicologico della professione e consente l’accesso alla pensione anticipata (Schwerarbeitspension), riducendo i requisiti per chi svolge attività particolarmente gravose ed estendendo la tutela anche al personale con contratto part-time pari o superiore al 50%.
In Francia, il sistema del Compte Professionnel de Prévention (C2P) riconosce i principali fattori di penosità lavorativa, come il lavoro notturno e i turni particolarmente gravosi, consentendo anche agli infermieri esposti a tali condizioni di maturare diritti previdenziali aggiuntivi, fino all’anticipo dell’età pensionabile.
Anche il Belgio prevede specifiche tutele per le professioni caratterizzate da particolare penosità lavorativa, con misure che comprendono indennità dedicate e strumenti di alleggerimento dell’attività negli ultimi anni di carriera.
«L’Europa – afferma De Palma – sta progressivamente riconoscendo ciò che milioni di infermieri vivono ogni giorno sulla propria pelle. L’Italia continua invece a ignorare il peso reale di una professione che garantisce assistenza ventiquattr’ore su ventiquattro e rappresenta una delle colonne portanti del Servizio sanitario nazionale.»
UNA BATTAGLIA CHE IL NURSING UP PORTA AVANTI DA ANNI
«Non è una richiesta nata oggi – conclude De Palma –. Il Nursing Up porta avanti da anni la battaglia per il riconoscimento della professione infermieristica come lavoro usurante. Non chiediamo privilegi, ma giustizia. Chiediamo una revisione del D.Lgs. 67/2011, tutele previdenziali coerenti con il reale logoramento fisico e psicologico della professione e una valorizzazione che riconosca finalmente il ruolo degli infermieri nel Servizio sanitario nazionale.
Per decenni abbiamo garantito il diritto alla salute degli italiani consumando silenziosamente il nostro fisico e la nostra salute. Oggi la ricerca scientifica, i dati europei e perfino le scelte di altri Paesi ci dicono che avevamo ragione. È arrivato il momento che anche lo Stato italiano lo riconosca.»