martedì, 21 Luglio 2026

CECCARELLI (COINA): SSN È AL CORTOCIRCUITO. SERVONO INVESTIMENTI SUL PERSONALE”

«Schillaci cerca risorse come un assetato nel deserto, ma quel deserto è stato creato da anni di sottofinanziamento. L’Albo conta gli iscritti, noi contiamo i professionisti realmente accanto ai pazienti».

ROMA, 20 luglio 2026 – «Il Servizio sanitario nazionale è arrivato a un punto di totale cortocircuito. Da una parte il ministro della Salute Orazio Schillaci annuncia di voler reperire nuove risorse per assunzioni e retribuzioni; dall’altra continuiamo a pagare gli effetti di anni di sottofinanziamento del personale e di una contrattazione che parla di valorizzazione senza prevedere risorse adeguate.»

Lo dichiara Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie, commentando le dichiarazioni del ministro Schillaci sul prossimo incremento del Fondo sanitario nazionale.

«Ogni manovra economica ripropone lo stesso scenario: il ministro cerca risorse come un assetato nel deserto. Ma quel deserto è stato costruito nel tempo, comprimendo gli investimenti sul capitale umano del Servizio sanitario nazionale.»

Secondo Ceccarelli, i recenti dati della Fondazione GIMBE spiegano chiaramente le ragioni dell’attuale emergenza: «La quota della spesa sanitaria destinata al personale è scesa dal 39,7% al 36,6%. Se quella percentuale fosse rimasta invariata, oggi il personale avrebbe beneficiato di oltre 33 miliardi di euro in più. È il prezzo del progressivo disinvestimento sul capitale umano.»

Il COINA critica inoltre il meccanismo delle progressioni di carriera prive di nuove coperture economiche. «Una progressione a costo zero non esiste. Se non arrivano finanziamenti aggiuntivi, le risorse vengono sottratte ad altri professionisti, alimentando tensioni tra lavoratori invece di valorizzare realmente tutte le professioni sanitarie.»

Ceccarelli interviene anche sull’ultimo DataCorner FNOPI: «L’Albo è uno strumento istituzionale fondamentale, ma registra gli iscritti, non i professionisti effettivamente presenti nei reparti, nei pronto soccorso, nelle RSA, nelle Case della Comunità e nell’assistenza domiciliare. È questo il dato che interessa ai cittadini.»

Sul fronte della riforma territoriale, il sindacato richiama l’attenzione sul fabbisogno di oltre 20.000 Infermieri di Famiglia e Comunità previsto dal DM 77. «Senza nuove assunzioni e senza uno specifico inquadramento professionale, il rischio è spostare infermieri dagli ospedali al territorio, svuotando reparti e pronto soccorso.»

Il Segretario Nazionale del COINA evidenzia inoltre il ritardo italiano rispetto ai principali Paesi europei. «In molti sistemi sanitari europei gli infermieri operano con competenze avanzate nella gestione della cronicità, della presa in carico territoriale e dei percorsi assistenziali. L’Italia continua invece a rimanere ancorata a un modello medico-centrico che non risponde più ai bisogni della popolazione.»

Infine il nodo della formazione. «L’OCSE evidenzia che l’Italia forma appena 12-16 nuovi infermieri ogni 100.000 abitanti, contro una media europea di circa 45, e che dal 2013 al 2023 il numero dei laureati in Infermieristica è diminuito di oltre il 20%. Con questi numeri nessun dato sugli iscritti agli Albi potrà colmare la carenza di professionisti nei servizi.»

«L’Italia è tra i Paesi più anziani d’Europa e avrebbe bisogno di rafforzare assistenza territoriale, gestione della cronicità e continuità delle cure. Continuare a inseguire le emergenze senza investire davvero sul personale significa mettere a rischio il futuro del Servizio sanitario nazionale.»

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