«Gli italiani non chiedono quanti infermieri risultino iscritti a un Ordine professionale. Chiedono di trovarne uno quando entrano in pronto soccorso, quando hanno bisogno dell’assistenza domiciliare o quando affrontano una malattia cronica.»
ROMA, 19 LUGLIO 2026 – «Un albo pieno non cura i pazienti. È una fotografia amministrativa, non la fotografia della sanità reale. Il Servizio sanitario nazionale non ha bisogno soltanto di contare gli iscritti, ma di avere infermieri presenti nei reparti, nei pronto soccorso, nelle RSA, nelle Case della Comunità e accanto ai cittadini quando la malattia colpisce». È il commento di Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, dopo la pubblicazione del DataCorner FNOPI aggiornato al 30 giugno 2026.
«Nessuno mette in discussione il valore dei dati pubblicati dalla FNOPI. Ma un Albo certifica chi può esercitare la professione, non quanti professionisti siano realmente presenti dove cresce ogni giorno il bisogno di assistenza. Gli italiani non misurano il numero degli iscritti: misurano i tempi di attesa, la possibilità di ricevere cure e la presenza di un infermiere nel momento del bisogno», sottolinea De Palma.
Per il Nursing Up il vero tema resta quello della disponibilità degli infermieri in un Paese sempre più anziano, con l’aumento delle patologie croniche e della non autosufficienza. Servono professionisti nei pronto soccorso, nelle sale operatorie, nelle RSA, nelle Case e negli Ospedali di Comunità, nell’assistenza domiciliare, nella salute mentale, negli hospice e nelle aree interne.
«La forza dell’infermieristica non si misura soltanto dal numero degli iscritti a un Ordine professionale. Si misura dalla capacità del Servizio sanitario nazionale di trattenere gli infermieri e portarli dove la malattia colpisce e dove i cittadini aspettano una risposta. Un albo pieno, da solo, non cura nessuno. A fare la differenza sono gli infermieri accanto ai pazienti», conclude De Palma.