lunedì, 13 Luglio 2026

Farmacie, Giorlandino (UAP): “Prima si costruisce il business, poi ci si stupisce dell’arrivo dei fondi”

“La concentrazione della proprietà è un rischio reale. Ma non si può invocare il mercato quando aumenta i ricavi e respingerlo quando produce oligopoli”

Roma. “L’allarme di Federfarma sul rischio che le farmacie italiane finiscano nelle mani di pochi grandi operatori finanziari è legittimo. Ma occorre chiedersi chi abbia reso il settore così appetibile“. Lo afferma Mariastella Giorlandino, Presidente di UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata.

“Negli ultimi anni la politica ha ampliato funzioni, ricavi e prospettive economiche delle farmacie. Ha aumentato il peso delle quote fisse nella remunerazione dei medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale e ha autorizzato l’espansione della farmacia dei servizi, affidandole ECG, Holter, test, telemonitoraggio e altre prestazioni sanitarie”, con requisiti “ridotti” ed anche a carico del SSN.

“Il risultato era prevedibile: una rete capillare, protetta da barriere all’ingresso, alimentata da risorse pubbliche e destinataria di nuove attività diventa inevitabilmente interessante per fondi e grandi catene. Verrebbe da dire, parafrasando James Carville: That’s the economy, baby. È il mercato, bellezza. E quel mercato lo avete costruito voi”.

Secondo Giorlandino, ridurre i limiti alle concentrazioni può essere opportuno, ma significa intervenire sugli effetti senza rimuovere le cause. “Prima si aumenta la redditività del farmaco convenzionato, poi si finanziano nuovi servizi sanitari e si lasciano attenuati o indefiniti alcuni requisiti. Infine, ci si sorprende dell’arrivo degli investitori. È come chiudere il cancello dopo avere illuminato la strada e apparecchiato il banchetto”.

UAP richiama soprattutto il rischio di un doppio standard: “Un ECG non diventa meno sanitario perché viene eseguito in farmacia. Ambulatori, laboratori e poliambulatori devono rispettare requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici rigorosi, autorizzazioni, controlli, obblighi sul Fascicolo sanitario elettronico, protezione dei dati, cybersicurezza e gestione dei rifiuti sanitari. Le stesse prestazioni non possono essere sottoposte a regole più leggere soltanto perché svolte in farmacia”.

“La vera questione non è difendere il piccolo farmacista contro il grande fondo, ma decidere che cosa debba essere una farmacia. Se è un presidio sanitario, deve rispettare integralmente le regole della sanità. Se invece è una piattaforma commerciale finanziata anche con risorse pubbliche, non ci si può scandalizzare quando il mercato ne calcola il rendimento”.

“Non si può usare il denaro dei contribuenti per costruire un business protetto e poi lamentarsi se quel business attira i capitali. La prossimità è un valore, ma senza parità di regole rischia di diventare soltanto il nome rassicurante di una grande operazione economica”.

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