mercoledì, 8 Luglio 2026

Anaao su dati ISTAT: “Servono investimenti veri, non promesse. Non ci sono più alibi per la politica”

Istat certifica la crisi della sanità pubblica. Di Silverio (Anaao): “Servono investimenti veri, non promesse. Non ci sono più alibi per la politica”

Roma, 8 luglio 2026 – “Ci sono documenti che dovrebbero far tremare i banchi del Parlamento, e questa memoria dell’Istituto Nazionale di Statistica è uno di questi. Non è il solito atto di accusa sindacale, sono numeri ufficiali, certificati, incontrovertibili. E confermano, ancora una volta, quello che come Anaao Assomed andiamo ripetendo da anni tra l’indifferenza di troppa politica: il Servizio Sanitario Nazionale sta invecchiando, si sta svuotando di professionisti e sta aumentando le diseguaglianze tra territori”. Questo il commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio all’audizione dell’ISTAT alla Camera.

“I dati parlano chiaro, prosegue Di Silverio. I medici di medicina generale sono scesi a poco più di 37 mila, quasi 8 mila in meno in dieci anni, con oltre la metà dei professionisti ormai “massimalisti”, costretti a reggere carichi di assistenti ben oltre la soglia di sicurezza. E i pediatri di libera scelta non stanno meglio. Ma il dato più allarmante riguarda l’età: un medico specialista su tre nell’area chirurgica ha già superato i 60 anni, e in intere regioni del Mezzogiorno questa quota sfiora o supera la metà della professione. Non è un problema che si risolverà da solo: è una voragine di pensionamenti che si apre proprio mentre la popolazione invecchia e la domanda di cure cresce”.

“Lo diciamo da tempo e lo ripetiamo oggi: aumentare i posti nei corsi di laurea senza intervenire su assunzioni, retribuzioni e condizioni di lavoro non serve a nulla se poi i giovani specialisti scelgono la libera professione, il privato o l’estero. Il problema non è quanti medici formiamo, ma quanti riusciamo a trattenere nel servizio pubblico”.

Le diseguaglianze regionali, inoltre, sono un fallimento di sistema. “Il quadro tracciato dall’Istat anche sulla dotazione di posti letto, sulla mortalità evitabile, sull’accesso ai pronto soccorso conferma quanto denunciamo da sempre: viviamo in un Paese dove il diritto alla salute cambia consistenza a seconda del codice di avviamento postale. Un tasso di mortalità evitabile che in Campania è quasi il doppio di quello del Nord-est, una spesa sanitaria che non sempre segue il reale carico di cronicità delle regioni, con Calabria e Basilicata che pagano il prezzo più alto di questo scollamento tra bisogno e finanziamento: sono l’ennesima prova che il regionalismo sanitario, così come oggi congegnato, produce iniquità strutturali che nessun Livello Essenziale di Assistenza sulla carta può correggere se non sono garantite le persone che quei livelli dovrebbero erogare”.

“Colpisce, ma non stupisce, il dato sulla fiducia: un cittadino su cinque – commenta Di Silverio – assegna un voto insufficiente ai medici e al personale sanitario, con punte drammatiche al Sud. È il riflesso di un sistema che chiede ai professionisti di lavorare sotto organico, in reparti che scoppiano, con liste d’attesa che allontanano i pazienti dalle cure fino a spingere quasi 6 milioni di persone a rinunciare a una visita o a un accertamento. Non si tratta di uno scollamento tra medici e cittadini: è la conseguenza diretta di scelte politiche che per trent’anni hanno tagliato posti letto, bloccato assunzioni e represso i contratti, scaricando sulle spalle di chi resta in corsia il compito impossibile di tenere in piedi un sistema sottofinanziato”.

Cosa chiediamo? “Investimenti veri sul capitale umano, non promesse. Servono contratti che rendano il lavoro nel pubblico competitivo rispetto al privato e all’estero. Chiediamo il superamento del tetto di spesa per il personale, percorsi di carriera fondati sul merito e una revisione della governance aziendalistica che da oltre trent’anni comprime l’autonomia clinica in nome di logiche puramente produttive. Serve, soprattutto, una programmazione che non lasci al caso il ricambio generazionale in un momento in cui, tra pochi anni, andranno in pensione in massa proprio le generazioni di medici che oggi reggono il sistema”.

“I numeri dell’Istat non sono un’opinione, conclude Di Silverio. Sono la fotografia di un Servizio Sanitario Nazionale che tiene ancora, ma solo grazie al sacrificio quotidiano dei professionisti che lo animano. Non possiamo continuare a chiedere loro di colmare con lo straordinario, il burnout e le ferie non godute i vuoti lasciati da anni di scelte sbagliate. La politica ha oggi, nero su bianco, tutti gli elementi per intervenire. Fin dalla prossima legge finanziaria. Non ci sono più alibi”.

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