Parigi, 7 luglio 2026 – Trattare 37 pazienti ricoverati a rischio malnutrizione con una terapia nutrizionale individualizzata e tempestiva per 30 giorni può prevenire un decesso, riducendo in modo significativo la mortalità rispetto alla gestione standard. È quanto emerge dallo studio EFFORT[1], i cui risultati sono stati tra i principali temi discussi durante ONCA 2026 (Optimal Nutritional Care for All), la principale conferenza europea dedicata alla nutrizione clinica, svoltasi nei giorni scorsi a Parigi su iniziativa della European Nutrition for Health Alliance (ENHA). L’evento ha riunito professionisti sanitari, decisori politici, società scientifiche, rappresentanti istituzionali e associazioni di pazienti provenienti da tutta Europa con l’obiettivo di trasformare la consapevolezza sulla malnutrizione in percorsi concreti di presa in carico.
“Durante la conferenza sono stati richiamati i risultati dello studio EFFORT che dimostrano come una terapia nutrizionale individualizzata e precoce nei pazienti malnutriti ricoverati produca effetti clinici misurabili e significativi”, spiega Antonella Lezo, Presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE), che ha partecipato ai lavori. “ll Number Needed to Treat (NNT), ovvero il numero di pazienti che devono essere trattati per ottenere un beneficio clinico, rappresenta uno degli indicatori più affidabili dell’efficacia di un intervento sanitario. Un NNT pari a 37 per prevenire un decesso in 30 giorni colloca la terapia nutrizionale tra gli interventi di maggiore rilevanza clinica. Ancora più significativo è il dato relativo alle complicanze maggiori: trattando 25 pazienti malnutriti è possibile prevenire un evento grave, come il ricovero in terapia intensiva o importanti complicanze cardiovascolari e gastrointestinali. A titolo di confronto: per prevenire un decesso con un farmaco antipertensivo occorre trattare 56 pazienti ad alto rischio cardiovascolare per cinque anni. Numeri che rendono evidente come la nutrizione clinica non sia un supporto accessorio, ma una vera e propria terapia salvavita”.
La conferenza ONCA 2026, intitolata “From Awareness to Access: Delivering Optimal Nutritional Care for Every Patient”, ha confermato come la lotta alla malnutrizione stia assumendo un ruolo sempre più centrale nelle politiche sanitarie europee. Particolarmente rilevante l’esperienza francese. Il Collectif de lutte contre la dénutrition riunisce società scientifiche, professionisti sanitari, associazioni di pazienti e istituzioni in una struttura stabile e riconosciuta a livello nazionale. Il Collectif coordina la Settimana nazionale della denutrizione, sostenuta dal Ministero della Salute francese, e dispone di finanziamenti pubblici dedicati per attività di sensibilizzazione, formazione e promozione delle buone pratiche.
“L’esempio francese dimostra che la lotta alla malnutrizione può diventare una priorità di salute pubblica quando esistono una governance chiara, obiettivi condivisi e un dialogo costante con le istituzioni”, osserva Lezo. “Le esperienze presentate durante ONCA – dallo screening nutrizionale sistematico alla presa in carico precoce, dalla continuità assistenziale tra ospedale e territorio alla formazione degli operatori – costituiscono un patrimonio di conoscenze e strumenti che può contribuire a rafforzare anche il sistema italiano”.
Un altro messaggio forte emerso dalla conferenza riguarda il ruolo delle persone assistite e delle loro associazioni. I rappresentanti dei pazienti hanno sottolineato la necessità di superare la frammentazione delle iniziative e costruire una rappresentanza comune e autorevole, capace di promuovere il riconoscimento della cura nutrizionale come diritto e come elemento integrante di ogni percorso terapeutico.
“La malnutrizione è un problema clinicamente, socialmente ed economicamente rilevante. La rotta tracciata da ONCA in Europa invita ad andare oltre. La nutrizione clinica, infatti, non riguarda soltanto la sopravvivenza, ma anche la possibilità di mantenere autonomia, capacità funzionale e qualità della vita. La sfida futura è contribuire ad aumentare gli anni vissuti in salute (healthspan). Per farlo servono azioni concrete e progressive: implementazione sistematica dello screening, progetti specifici e misurabili, collaborazione con le associazioni di pazienti, ricerca orientata a esiti realmente significativi e un dialogo stabile con le istituzioni”, conclude la Presidente Lezo.