De Palma: «Bene la nuova Scuola di Leadership Infermieristica promossa da FNOPI e SIDMI. Ma l’Europa ci insegna che il futuro non si costruisce soltanto formando dirigenti e manager. Si costruisce rafforzando contemporaneamente tutta la professione infermieristica, partendo dalle fondamenta».
«Il vuoto enorme della professione di base, letteralmente abbandonata a se stessa, rappresenta un problema che non possiamo ignorare»
ROMA, 24 GIUGNO 2026 – La nascita della nuova Scuola di Leadership Infermieristica, promossa da FNOPI e SIDMI, rappresenta un passaggio importante per la crescita della professione infermieristica italiana. Per il Nursing Up, tuttavia, il tema centrale resta un altro: costruire una professione forte, attrattiva e valorizzata in tutti i suoi livelli, non soltanto nelle sue funzioni di coordinamento e governo.
«Sosteniamo da sempre la crescita delle competenze, della leadership e delle funzioni manageriali. Ma la vera domanda è quale futuro vogliamo costruire per l’infermieristica italiana», afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up. «Non basta costruire il ponte di comando se la nave resta senza equipaggio».
Secondo il sindacato, la direzione intrapresa dall’Europa, da tempo, è chiara. Il programma Nursing Action, promosso da OMS Europa e Commissione Europea e finanziato con 1,3 milioni di euro attraverso EU4Health, punta a rafforzare contemporaneamente attrattività della professione, sviluppo professionale, competenze avanzate e ruolo degli infermieri nei sistemi sanitari.
«L’Europa non sta investendo soltanto nei dirigenti del futuro. Sta investendo nella professione infermieristica nel suo insieme», sottolinea De Palma. «In Italia, invece, continuiamo spesso a discutere delle emergenze del momento o delle figure di vertice, mentre manca ancora una vera strategia nazionale capace di valorizzare gli infermieri come asse portante della sanità territoriale e della continuità assistenziale».
Dai modelli territoriali del Buurtzorg nei Paesi Bassi alle District Nurse del Regno Unito, fino alle esperienze dei Paesi nordici, i sistemi sanitari europei stanno rafforzando il ruolo degli infermieri dalle basi, nella gestione delle cronicità, nella domiciliarità, nella presa in carico territoriale e nella continuità delle cure.
«L’Europa non sceglie tra infermieri di base, specialisti o dirigenti. Rafforza contemporaneamente tutti questi livelli professionali. Ed è questa la differenza sostanziale», evidenzia De Palma.
Per Nursing Up, il rischio è che l’Italia continui a intervenire soprattutto sugli estremi della professione.
«Da una parte introduciamo figure sostitutive come l’assistente infermiere. Dall’altra progettiamo dirigenti, manager e leadership professionali sempre più avanzate. Nel frattempo continuiamo a registrare dimissioni, abbandoni della professione, fuga verso altri Paesi europei e crescente disaffezione delle nuove generazioni», osserva De Palma.
«È difficile discutere dei dirigenti del futuro quando fatichiamo a garantire “sostentamento” agli infermieri del presente. Se per mantenere in piedi i servizi dobbiamo ricorrere al reclutamento internazionale o a soluzioni emergenziali, significa che stiamo affrontando gli effetti della crisi senza intervenire sulle sue cause».
Il sindacato richiama inoltre il ruolo strategico assegnato agli infermieri dal DM 77 e dal nuovo modello di sanità territoriale basato su Case di Comunità, assistenza domiciliare e presa in carico delle cronicità.
«Chi segue il paziente cronico sul territorio? Chi garantisce continuità assistenziale dopo una dimissione? Chi opera nelle cure domiciliari, nelle RSA, nei servizi territoriali e nell’emergenza-urgenza?», si chiede De Palma. «Sono gli infermieri che ogni giorno tengono in piedi il sistema sanitario. Se non rafforziamo questo cuore della professione rischiamo di creare un vuoto proprio nel momento in cui il Servizio sanitario nazionale avrebbe più bisogno di loro».
Per Nursing Up, il modello irlandese richiamato da FNOPI rappresenta certamente un riferimento importante sul fronte della certificazione delle competenze, ma dimostra anche che specializzazioni, percorsi di carriera e leadership possono produrre risultati soltanto all’interno di una professione forte e valorizzata nel suo complesso.
«L’Europa ha compreso che senza una professione infermieristica forte non sarà possibile affrontare le grandi sfide dell’invecchiamento della popolazione, della non autosufficienza e delle patologie croniche. Per questo investe contemporaneamente sulle fondamenta, sulla struttura e sul vertice della professione», conclude De Palma. «È da qui che l’Italia dovrebbe ripartire».