“Una società non vive solo di petrolio, gas, dati, algoritmi, satelliti e intelligenza artificiale. Vive anche, e soprattutto, della capacità di nutrire i propri cittadini”, lo ha affermato Pietro Paganini, professore alla Temple University di Philadelphia e presidente del policy institute Competere, intervenuto all’Assemblea annuale di ASSICA (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi), in programma oggi a Roma. E ha proseguito “governi e opinione pubblica sembrano talvolta dimenticarlo. Se ci allarmiamo per l’energia e riconosciamo che le piattaforme tecnologiche sono infrastrutture della conoscenza, allora dobbiamo riconoscere che le filiere alimentari mature, organizzate e resilienti sono infrastrutture della sicurezza alimentare”. Secondo Paganini, “covid, guerre, crisi energetiche, protezionismo, nuove barriere commerciali, intelligenza artificiale e crisi della fiducia hanno cambiato il terreno competitivo dell’agroalimentare. Le filiere-ha spiegato- non competono più soltanto sulla qualità del prodotto, ma anche sulla capacità di garantire continuità, tracciabilità, sostenibilità misurabile, accesso ai mercati, reputazione internazionale e fiducia dei consumatori”. “Carni suine e salumi non sono soltanto prodotti della tradizione italiana”, ha sottolineato Paganini. “Sono parte di un sistema che collega allevamenti, acqua, suolo, energia, trasformazione industriale, tecnologia, logistica, distribuzione, territori, export, consumatori e istituzioni. Per questo contano oltre il proprio perimetro: contribuiscono alla sicurezza alimentare, alla competitività del Made in Italy, all’occupazione, alla tenuta dei territori e alla reputazione internazionale del Paese”. Nel suo intervento, Paganini ha parlato anche del rischio di “trasformare le proteine animali in bersagli simbolici dentro narrazioni semplificate su salute, clima, sostenibilità e benessere animale. La carne-ha aggiunto- non può essere ridotta a simbolo climatico, i salumi a simbolo sanitario, l’allevamento a simbolo etico. Una buona politica pubblica deve partire dalla realtà, non dalla caricatura della realtà”, osserva. La risposta, secondo Paganini “non deve essere difensiva ma strategica. Il settore deve passare dalla difesa alla leadership, contribuendo a una nuova grammatica del dibattito alimentare fondata sulla coesistenza proteica: non guerra tra proteine animali e vegetali, non sostituzione ideologica, ma equilibrio, pluralità, innovazione, responsabilità e libertà di scelta”.“La sicurezza alimentare non si costruisce contrapponendo alimenti, filiere o modelli produttivi”, conclude Pietro Paganini. “Si costruisce riconoscendo il valore di sistemi produttivi resilienti, capaci di innovare, misurare i propri progressi, dialogare con la scienza, rispondere alle sfide ambientali e garantire ai cittadini alimenti sicuri, nutrienti, accessibili e culturalmente riconoscibili. Il futuro del settore non è restare prigioniero della difesa. È assumere una leadership più aperta, scientifica, europea e consapevole del proprio valore”.