Il paziente, 54 anni, è stato il pioniere del programma di dialisi a casa nell’ambulatorio dell’Est Veronese. Ora l’intervento da vivente a Verona. L’Ulss 9 evidenzia il primato della struttura per numero di pazienti e la centralità del personale infermieristico.
Una storia di altissima integrazione terapeutica, amore e avanguardia nella medicina territoriale. Nelle prossime settimane, presso il Centro Trapianti di Verona, il signor Emerson Valci Monteiro, 54 anni, riceverà un rene dalla moglie (55 anni) per un trapianto da donatore vivente.
L’intervento, clinicamente complesso poiché sarà “AB0 incompatibile” (ovvero tra gruppi sanguigni diversi), rappresenta il coronamento di un lungo e straordinario percorso di cura che ha visto come protagonista l’ambulatorio di Emodialisi Domiciliare dell’ospedale di San Bonifacio.
La storia di Emerson, cittadino di origini brasiliane residente in Italia dal 2006, si intreccia profondamente con lo sviluppo della nefrologia nel territorio veronese. Colpito nel 2011 da una glomerulonefrite da IgA, dopo un periodo di dialisi ospedaliera, nel settembre del 2019 Emerson è stato in assoluto il primo paziente ad entrare nel programma di emodialisi domiciliare di San Bonifacio. Un percorso che lo ha accompagnato fino al primo trapianto da cadavere nel 2020. Quando purtroppo, nel 2021, una complicanza da rigetto cronico lo ha costretto a riprendere la dialisi, la macchina della domiciliarizzazione si è riattivata immediatamente, permettendogli di affrontare il ritorno alla terapia tra le mura di casa.
Il primato di San Bonifacio e la filosofia delle cure a casa
Il caso di Emerson accende i riflettori su una realtà d’eccellenza: l’ambulatorio di San Bonifacio diretto dal Direttore UOC Nefrologia e Dialisi, Dott. Vincenzo Cosentini, è stato pionieristico in Veneto nell’utilizzo dell’emodialisi domiciliare e tuttora detiene il primato regionale per esperienza e volume di attività, con ben 9 pazienti attualmente in trattamento attivo (a fronte di singoli casi isolati in altri centri veneti).
Questa metodica incarna perfettamente la filosofia del Piano Nazionale delle Cronicità: portare la cura al domicilio del paziente, e non il paziente in ospedale. Nel caso del signor Monteiro, l’emodialisi a casa è stata decisiva nel preservare le sue migliori condizioni psico-fisiche, riducendo drasticamente lo stress e i traumi legati ai continui spostamenti in ospedale e permettendogli di continuare a lavorare e a vivere appieno la propria vita familiare.
Il ruolo cruciale del personale infermieristico
Dietro ai numeri e al successo clinico di questo servizio c’è il lavoro quotidiano di un’équipe dedicata. L’Azienda intende sottolineare con forza il ruolo fondamentale e insostituibile delle infermiere della dialisi domiciliare e peritoneale. Professioniste specializzate che non solo addestrano e supportano i pazienti nella complessa gestione tecnica delle apparecchiature a casa, ma assicurano un monitoraggio a distanza continuo, offrendo quel supporto clinico e umano che fa la differenza nei percorsi di cronicità e che ha permesso di traghettare il paziente, in piena sicurezza, fino all’imminente trapianto.
“Nell’attraversare un percorso di malattia renale terminale ed un trattamento emodialitico, poter scegliere fra tutte le opzioni di dialisi possibili è diritto di tutti i pazienti nefropatici. Il centro che attualmente dirigo qui a San Bonifacio lo permette dal lontano 2019 quando anche l’emodialisi domiciliare si è aggiunta alla dialisi peritoneale come tecniche dialitiche domiciliari- afferma il Direttore dell’ UOC Nefrologia e Dialisi del “Fracastoro”, Dott. Vincenzo Cosentini-. Inseguiamo il diritto della domiciliarizzazione delle cure, e quello che è stato nel 2019 il primo paziente ad aderire all’emodialisi domiciliare (che oggi eseguono in 9 pazienti), Emerson, attraverso questa metodica ha vissuto e vive in una dimensione familiare, stretto fra i suoi cari, una malattia invalidante; ha evitato trasporti continui in Ospedale, stress psicofisico, ha potenziato l’enpowerment suo e dei familiari e lo porta oggi ad una fase finale, la fine di un tunnel, una rinascita quale è il suo secondo trapianto di rene, stavolta offerto, per amore, dalla moglie e che si eseguirà nelle prossime settimane a Verona. Tutto questo ci rende soddisfatti e ripaga in pieno il nostro impegno, sia a livello aziendale che nella nostra Unità Operativa Complessa. Un enorme grazie a tutto il personale infermieristico ed in particolare a quello dedicato alla dialisi domiciliare (Alessia e Gianna), che ogni giorno mostra passione e professionalità e permette a questi pazienti di poter proseguire il percorso di cura nel proprio contesto familiare”.