venerdì, 29 Maggio 2026

DOSSIER NURSING UP: CONFRONTO ITALIA-EUROPA, DATI INTERNAZIONALI SHOCK SULLA SICUREZZA CLINICA

DA NOI CI SONO INFERMIERI CHE RISCHIANO OGNI GIORNO DI GESTIRE FINO AL DOPPIO DEI PAZIENTI RISPETTO AGLI STANDARD UE. 

DE PALMA: «IN QUESTE CONDIZIONI AUMENTA IL RISCHIO ASSISTENZIALE PER I CITTADINI »

ROMA, 29 MAGGIO 2026 – Non è più una carenza di personale: è una sistematica e pericolosa deviazione dagli standard internazionali di sicurezza clinica che mette a rischio, ogni giorno, la vita dei cittadini e la salute dei professionisti. Il sindacato nazionale degli infermieri, Nursing Up, lancia l’allarme sulla base degli ultimi dati europei incrociati dei primi mesi del 2026, che fotografano il definitivo collasso organizzativo degli ospedali italiani nel confronto con il resto d’Europa.

I dati della recente indagine OMS Europa MeND Survey, incrociati con le evidenze sul campo dello Studio BENE (2025/2026), svelano un divario ormai incolmabile tra l’Italia e i parametri scientifici internazionali.

  • Lo standard europeo (RN4CAST): La letteratura scientifica globale stabilisce, come noto, che, per garantire la sicurezza del paziente nei reparti di degenza ordinaria, il limite massimo invalicabile è di 1 infermiere ogni 6 pazienti. Superata questa soglia, ogni assistito in più fa impennare la mortalità a 30 giorni del 7%.
  • Il crollo del dato italiano: Nel nostro Paese le rilevazioni scientifiche certificano una base media strutturale di 1 infermiere ogni 8,1 pazienti, con picchi che nei turni notturni e nelle regioni del Sud sfiorano la gestione surreale di 1 a 12 o 1 a 15.
  • Il confronto europeo: Mentre l’Europa centrale corre ai ripari – con la Germania che ha introdotto tetti massimi legali al carico di lavoro (Pflegepersonaluntergrenzen) che costringono gli ospedali a bloccare i ricoveri se mancano infermieri – l’Italia continua a non prevedere alcuna tutela giuridica.

Sul piede di guerra il Presidente Nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, che commenta senza giri di parole i dati emersi dai report internazionali:

«Lavorare costantemente sopra la sbarra della sicurezza clinica europea non è più una contingenza o un’emergenza temporanea, è la normalità strutturale del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Questo scenario drammatico non mina solo la salute psico-fisica del professionista, ormai costantemente esposto al rischio burnout, ma espone il cittadino italiano a rischi assistenziali occulti che in altri Paesi europei sono considerati intollerabili e protetti per legge».

IL FOCUS: IL CONFRONTO IMPIETOSO CON I MODELLI EUROPEI

Mentre l’Italia arranca, quasi a girare il volto dall’altra parte  su importanti  parametri di sicurezza clinica, le principali nazioni europee hanno blindato i propri sistemi sanitari con leggi rigide e modelli assistenziali avanzati che mettono a nudo il nostro ritardo strutturale:

  • La flessibilità organizzativa in Belgio e Olanda: Nei Paesi del Benelux, l’introduzione dei Chief Nursing Officers (CNO) nei consigli di amministrazione ospedalieri permette di rimodulare i flussi dei pazienti in base alla reale disponibilità del personale in turno. In Italia, al contrario, il tasso di missed care (cure omesse o ritardate per carenza di tempo) tocca livelli record proprio a causa di modelli organizzativi rigidi e totalmente medico-centrici.
  • L’autonomia clinica in Spagna e Regno Unito: Nelle strutture del sistema sanitario spagnolo e del NHS britannico, gli infermieri godono di piene competenze prescrittive per presidi e farmaci di gestione comune. Questo azzera i tempi morti burocratici, riduce il carico di lavoro complessivo e ottimizza il tempo dedicato al letto del paziente.

«Quando un solo infermiere si trova a dover gestire il doppio o il triplo dei pazienti previsti dagli standard internazionali – prosegue De Palma – la scienza ci dice che aumentano inevitabilmente le infezioni correlate all’assistenza, gli errori nel piano di terapia e le cadute dei pazienti. 

La politica farebbe bene a non considerare la sicurezza delle cure una variabile dipendente dal bilancio economico. E’ ormai più che opportuna l’immediata introduzione di tetti massimi legali al carico di lavoro assistenziale, esattamente come avviene nei Paesi civili d’Europa. La sicurezza  dei cittadini e la dignità dei professionisti non possono essere strumentalizzate per  tappare i buchi di una programmazione  carente o inefficace».

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