Giannini (SIGE): “In Italia sarebbe opportuna una sensibilizzazione della popolazione sui possibili danni alla salute dell’apparato digerente associati al consumo di alimenti ultra-processati”
Roma, 15 maggio 2026. La cirrosi e il tumore del fegato causano centinaia di decessi ogni giorno in Europa, malattie ampiamente prevenibili, se si intervenisse sui fattori di rischio, quali alcol, obesità e sedentarietà. Al tema è stato dedicato l’editoriale pubblicato sulla rivista The Lancet dello scorso 9 maggio. Nel testo, si fa riferimento alla valutazione svolta dalla seconda Commissione EASL–Lancet (Associazione Europea per lo Studio del Fegato) che ha recentemente sottolineato l’urgenza di integrare le patologie epatiche nelle strategie globali contro le malattie non trasmissibili.
I dati contenuti nell’analisi compiuta dalla Commissione, che si prefigge l’obiettivo di implementare una politica sociosanitaria volta a sostenere la salute del fegato in Europa, hanno mostrato come la salute epatica resti un aspetto trascurato nell’agenda globale delle malattie non trasmissibili. Già nel dicembre 2021, la prima Commissione EASL-Lancet sulla Salute del Fegato aveva evidenziato come le malattie epatiche rappresentino la seconda causa principale di anni di vita lavorativa persi in Europa (precedute solo dalla cardiopatia ischemica).
I numeri sono chiari: oggi, nel solo continente europeo, circa 780 persone muoiono ogni giorno a causa di cirrosi o tumore del fegato, e queste patologie rappresentano ancora oggi la seconda causa di perdita di anni di vita lavorativa in Europa, un dato che riflette una gestione inadeguata del problema.
“Come rilevato dalla stessa Commissione, alcune delle principali condizioni alla base delle patologie epatiche (consumo di alcol, sovrappeso e inattività fisica) sono comuni anche ad altre condizioni patologiche non trasmissibili ed è quindi importante modificare questi comportamenti. Allontanare questi stili di vita potrebbe inoltre avere effetti positivi sulla salute in generale e aiutare a fornire un approccio volto al rispetto del concetto di one-health”, dichiara il Professor Edoardo G. Giannini, presidente della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE) e Direttore della Clinica Gastroenterologica, Dipartimento di Medicina Interna, Università degli Studi di Genova e IRCCS AOM Policlinico San Martino di Genova.
In Italia la situazione richiede una particolare attenzione istituzionale. Le proiezioni demografiche e sanitarie indicano un trend estremamente preoccupante: entro il 2050, tra il 60 e il 70% della popolazione adulta italiana, si troverà in condizione di sovrappeso od obesità. Questo eccesso ponderale è il principale motore della malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD), una condizione silente che rischia di trasformarsi in una vera emergenza sociale ed economica.
“Non possiamo permettere che il fegato resti la “sentinella muta” dei fallimenti delle politiche alimentari e sociali – commenta il Presidente della SIGE – da questo punto di vista è necessario che le Istituzioni riconoscano che l’approccio maggiormente remunerativo, sia sul piano sanitario sia su quello economico, è quello di concentrarsi maggiormente sulla prevenzione delle patologie epatiche non trasmissibili e sulla diagnosi precoce della fibrosi, piuttosto che mantenere un approccio tradizionale volto alla sola terapia delle forme di malattia manifesta”.
La SIGE sostiene fermamente l’appello per una risoluzione dell’Assemblea Mondiale della Sanità che integri ufficialmente le malattie epatiche nelle strategie contro le malattie non trasmissibili.
“A livello nazionale – aggiunge il Professor Giannini – sarebbe opportuna una sensibilizzazione della popolazione sui possibili danni alla salute dell’apparato digerente associati al consumo di alimenti ultra-processati, ed è auspicabile una vigorosa promozione della condotta di stili di vita sani. La SIGE concorda pienamente con le osservazioni della EASL Lancet Commission che solo attraverso una reale implementazione delle evidenze scientifiche in un’azione sociosanitaria decisa potremo proteggere la salute delle future generazioni”.