venerdì, 3 Aprile 2026

CECCARELLI (COINA): “CONTINUA CORTO CIRCUITO DELLE REGIONI ALLA RICERCA DI INFERMIERI TRA UZBEKISTAN E ALBANIA”

IN TERRITORI COME IL PIEMONTE MANCANO 6MILA INFERMIERI: MENTRE I NOSTRI FUGGONO ALL’ESTERO O ABBANDONANO IL PUBBLICO, SI SCEGLIE LA STRADA DI TOPPE LACERE PER COPRIRE LE FALLE DELLA CARENZE. LE CONSEGUENZE SULLA QUALITA’ DELLE CURE RISCHIANO DI ESSERE NEFASTE!

ROMA, 3 APRILE 2026 – Il Piemonte rappresenta oggi, dopo Lombardia e Campania, il punto più avanzato della crisi sanitaria italiana in termini di carenza di professionisti sanitari: circa 6.000 infermieri mancanti e 1.000 pensionamenti l’anno. Numeri che non giustificano le scelte paradossali di governi locali che, come moderni Marco Polo, cercano in Asia e nell’est europeo le soluzioni per tappare le falle del deficit.

Dopo l’Uzbekistan, la Regione Piemonte ha avviato una missione in Albania per intercettare un bacino di circa 2.000 laureati l’anno provenienti da 13 facoltà infermieristiche. Una strategia che si inserisce in un contesto nazionale dove, però, l’Italia continua a perdere tra i 6 e i 7mila infermieri ogni anno verso Paesi più attrattivi. I numeri dell’emorragia sono schiaccianti. 

«È un paradosso evidente – dichiara Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA (Sindacato delle Professioni Sanitarie) –: formiamo professionisti che vanno via e li sostituiamo andando a cercarli all’estero.  È la prova che il sistema ha perso qualsiasi capacità di trattenere e valorizzare le proprie risorse. Sia chiaro non abbiamo nulla contro i colleghi albanesi o uzbeki, ma le carenze linguistiche, la scarsa conoscenza del nostro complesso sistema sanitario rappresentano una realtà che pende come una spada di Damocle sulle teste dei pazienti, soprattutto quelli più fragili, e su quelle dei professionisti di casa nostra che devono sobbarcarsi l’onere di supervisionare, soprattutto nei primi mesi, professionisti gettati letteralmente nella mischia».

UN SISTEMA IN AFFANNO: IL PESO RICADE SU CHI RESTA

Il reclutamento internazionale viene utilizzato come discutibile risposta immediata, ma non incide sulle cause strutturali della fuga dei nostri professionisti: carichi di lavoro insostenibili, stipendi non adeguati al costo della vita, condizioni organizzative critiche. In parole povere i deficit restano drammaticamente irrisolti e siamo di fronte a toppe lacere che non sanano ferite profonde.

«Il risultato è che il problema non si risolve – prosegue Ceccarelli – ma si sposta. Gli infermieri già in servizio, già sotto pressione, si trovano a dover garantire assistenza e contemporaneamente affiancare i nuovi ingressi. Il carico non diminuisce, si redistribuisce».

In questo contesto, il COINA richiama con forza il tema della sicurezza: la qualità delle cure dipende anche dalla piena integrazione linguistica, normativa e operativa nei reparti. 

Tempi ridotti e inserimenti accelerati rischiano di creare fragilità organizzative e cliniche. 

Ritrovarsi davanti a un paziente con patologie croniche e non conoscere fino in fondo la lingua italiana, non comprendere le dinamiche del rapporto con i colleghi, non saper rispondere a pieno ai bisogni del malato: è una quotidianità che possiamo davvero permetterci oggi come oggi? 

LA SENTENZA DEL TAR LOMBARDIA E IL SILENZIO SUGLI INFERMIERI

Su questo fronte, un punto fermo è arrivato con la sentenza n. 2941/2025 del Tar Lombardia, divenuta definitiva, che – accogliendo il ricorso della FNOMCeO – ha bloccato le scorciatoie sul reclutamento dei medici stranieri basate su riconoscimenti solo formali dei titoli, imponendo invece una verifica sostanziale delle competenze a tutela della sicurezza delle cure.

Una battaglia chiara, rivendicata dal presidente Filippo Anelli, che ha sottolineato come non sia possibile prescindere da controlli attitudinali, professionali e dall’iscrizione agli Albi, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione.

«Siamo di fronte a una battaglia giusta e necessaria – afferma Ceccarelli –. Ma allora diciamolo chiaramente: perché lo stesso non accade per gli infermieri?».

«Oggi vediamo una federazione, la FNOMCeO, che difende con forza la qualità e la sicurezza della professione medica. Dall’altra parte, sul fronte infermieristico, registriamo un silenzio preoccupante da parte della FNOPI. Ci chiediamo: quando la nostra Federazione scenderà in campo con la stessa determinazione per tutelare gli infermieri e, soprattutto, i pazienti?».

UNA NAVE ALLA DERIVA: SENZA STRATEGIA IL SISTEMA RESTA IN EQUILIBRIO PRECARIO

Il quadro è ormai evidente: le Regioni rincorrono soluzioni tampone mentre il sistema continua a perdere professionisti formati. La Lombardia pesca in Sudamerica e in Uzbekistan, finanche il Lazio si è mosso per professionisti d’oltreoceano. 

«La sanità italiana – conclude Ceccarelli – è sempre più simile a una nave alla deriva: si tappano le falle senza mai intervenire sulle cause. Finché continueremo a perdere infermieri italiani e a sostituirli con personale da integrare, resteremo in un equilibrio estremamente fragile. Non siamo di fronte a una soluzione, è una gestione aleatoria dell’emergenza».

Il COINA chiede un cambio di rotta immediato: fermare la fuga, investire sulle condizioni di lavoro e garantire standard rigorosi di qualità e sicurezza. Solo così si può evitare il collasso del sistema.

Notiziario

Archivio Notizie