lunedì, 23 Marzo 2026

Ausl Piacenza. Pazienti fragili e chirurgia d’urgenza, professionisti a confronto sabato 28 marzo

Piacenza 23 marzo 2026 – Il corretto trattamento dei pazienti fragili è oggi una delle sfide più importanti della chirurgia d’urgenza. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche fanno sì che sempre più persone arrivino in sala operatoria con condizioni cliniche complesse, che richiedono valutazioni attente e percorsi di cura sempre più mirati, ma soprattutto una visione d’insieme del paziente e della sua cura nella complessità del benessere della persona.

Proprio a partire da questa consapevolezza nasce il convegno La chirurgia d’urgenza nel ventunesimo secolo: tra innovazione tecnologica e Frailty Syndrome, in programma il 28 marzo 2026 al Best Western Park Hotel e rivolto a chirurghi a professionisti di altre discipline non chirurgiche, infermieri e medici di famiglia, con l’obiettivo di favorire un confronto trasversale tra tutte le figure coinvolte nella gestione del paziente chirurgico complesso. L’iniziativa, che prende le mosse dall’esperienza maturata dalla Chirurgia d’urgenza di Piacenza, diretta da Gaetano Maria Cattaneo, e vuole essere il primo di una serie di eventi annuali pensati per diventare un punto di riferimento stabile per il confronto tra professionisti su uno degli ambiti più complessi e in rapida evoluzione della medicina.

La curatrice scientifica dell’evento è Sonia Agrusti, chirurgo della chirurgia d’urgenza ed animatrice della formazione dipartimentale. 

“L’idea è quella di istituire un appuntamento annuale – spiega Cattaneo – che permetta di lavorare insieme ad altre realtà simili alla nostra. La chirurgia d’urgenza non può crescere se rimane un’esperienza isolata: il confronto tra professionisti è un fattore di qualità sempre più importante. Un aspetto centrale della giornata sarà proprio la definizione di paziente fragile, un concetto che in medicina non coincide semplicemente con l’età avanzata. Quando si parla di fragilità si tende spesso a pensare automaticamente al paziente anziano, ma le due cose non sono sovrapponibili. Non tutti gli anziani sono fragili e, allo stesso tempo, la fragilità può riguardare anche pazienti più giovani con patologie multiple o condizioni cliniche particolarmente complesse”.

Negli ultimi anni questo tipo di pazienti è diventato sempre più frequente nella pratica quotidiana, non rappresenta più un’eccezione, ma sempre più spesso la realtà con cui i professionisti si confrontano ogni giorno nelle sale operatorie. Per questo il percorso decisionale che porta all’intervento deve nasce e venire gestito secondo una valutazione condivisa tra diverse competenze: chirurghi, anestesisti, internisti, geriatri, infermieri e tutti i professionisti coinvolti nella gestione del paziente acuto.

“Il tema della chirurgia d’urgenza sta acquisendo sempre maggiore attenzione anche a livello scientifico e societario – evidenzia Cattaneo – All’interno dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani, si sta infatti aprendo una riflessione sulla possibilità di riconoscere uno spazio più definito e strutturato per questa disciplina. L’idea è quella di creare una sezione dedicata alla chirurgia d’urgenza, con strumenti di coordinamento e rappresentanza propri, ancora in fase iniziale ma con potenzialità di sviluppo futuro”.

 “La multidisciplinarietà – aggiunge Agrusti – è fondamentale soprattutto in situazioni di urgenza, dove il tempo per organizzare e comunicare è ridotto. Proprio per questo servono metodi di lavoro condivisi, protocolli di lavoro, e un confronto continuo tra specialisti e una costante formazione sul fronte dell’interrelazione tra professionisti e con i pazienti. Se nella chirurgia programmata è possibile pianificare con calma il coinvolgimento delle diverse figure specialistiche, nella chirurgia d’urgenza la situazione è molto diversa. Il fattore che cambia tutto è il tempo. Le decisioni devono essere prese rapidamente e spesso non c’è la possibilità di organizzare in anticipo tutte le valutazioni necessarie. Proprio per questo diventa fondamentale lavorare con protocolli condivisi e con una collaborazione consolidata tra le diverse professionalità coinvolte”.

Durante la giornata verrà affrontato anche il tema dell’innovazione tecnologica e del possibile contributo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali. “La tecnologia – osserva Cattaneo – può aiutarci a scegliere cosa fare, quando farlo e, in alcuni casi, quando è più giusto non intervenire chirurgicamente. Anche non operare può essere una scelta di cura, se nasce da una valutazione clinica responsabile che nasce dalla collaborazione di tutte le figure professionali coinvolte nella cura della persona”.

Tra i temi affrontati durante il convegno ci sarà anche la gestione infermieristica del paziente fragile e dell’immediato post-operatorio, una fase spesso decisiva per l’esito delle cure. La coordinatrice infermieristica della Chirurgia d’urgenza presenterà infatti una relazione dedicata alla sicurezza del paziente e alla gestione quotidiana nel periodo successivo all’intervento, un momento in cui il monitoraggio continuo e l’esperienza del personale infermieristico possono influire in modo determinante sul proseguo della cura e della ripresa del paziente.

L’obiettivo dell’incontro è portare a Piacenza le migliori esperienze e i modelli organizzativi più efficaci, con un fine concreto: migliorare ulteriormente la qualità delle cure sul territorio. Una migliore gestione del paziente fragile significa meno complicanze, recuperi più rapidi e maggiore sicurezza.

“In altre parole – conclude Agrusti – un impatto reale sulla vita delle persone. E soprattutto un cambio culturale: capire che a volte la scelta più giusta non è operare, ma trattare il paziente con approcci differenti, sicuri e appropriati, comunicando chiaramente con lui e con i familiari”.

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