sabato, 7 Marzo 2026

8 MARZO. INDAGINE AMSI-UMEM. AGGRESSIONI PROFESSIONISTE SANITARIE, 72% DELLE VITTIME SONO DOTTORESSE E INFERMIERE

Aodi: “Le donne della sanità pagano il prezzo più alto della violenza nei luoghi di cura. Allarme soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti psichiatrici. Circa il 38% delle professioniste sanitarie straniere segnala episodi di discriminazione nei luoghi di lavoro. Le più colpite risultano le donne provenienti dai Paesi dell’Est, mentre tra le motivazioni segnalate compaiono pregiudizi legati all’origine, all’uso del velo o all’abbigliamento.

ROMA, 7 MARZO 2026 – Le aggressioni contro il personale sanitario continuano a crescere e colpiscono in misura sempre più evidente le professioniste della sanità. Le elaborazioni aggiornate al 31 gennaio 2026, condotte da AMSI e UMEM, indicano che il 72% degli episodi di violenza riguarda medici e infermiere donne, con una concentrazione particolare nei contesti più esposti alla tensione assistenziale.

I luoghi dove si registrano più frequentemente gli episodi di aggressione sono i pronto soccorso, dove la pressione sui servizi è più elevata, e i reparti psichiatrici, seguiti dalle aree di emergenza-urgenza e dai servizi territoriali.

Su questi dati riflettono e analizzano AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISCNEWS – Agenzia Mondiale Informazione Senza Confini – e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, che evidenziano come il fenomeno della violenza contro gli operatori sanitari colpisca soprattutto la componente femminile della professione.

Interviene il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata.

«Le donne rappresentano oggi una componente centrale del sistema sanitario», afferma Aodi. «Infermiere e dottoresse sono spesso il primo punto di contatto con i pazienti e con le famiglie, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti più complessi. È proprio questa presenza costante a esporle più frequentemente agli episodi di violenza».

PRONTO SOCCORSO E PSICHIATRIA: I REPARTI PIÙ ESPOSTI

Le analisi elaborate dalle associazioni e dai movimenti evidenziano che la maggior parte delle aggressioni contro le professioniste sanitarie si concentra nei reparti caratterizzati da maggiore pressione assistenziale.

In particolare:

-Pronto soccorso e emergenza-urgenza, dove si registrano i livelli più elevati di tensione tra pazienti, familiari e operatori sanitari

-Reparti psichiatrici, dove la gestione di situazioni cliniche complesse espone più frequentemente il personale sanitario a episodi di aggressività

-Servizi territoriali e ambulatoriali, dove il contatto diretto con l’utenza è continuo.

«Il problema non riguarda solo la sicurezza degli operatori», osserva Aodi. «Quando si verificano episodi di violenza nei luoghi di cura, viene messa in discussione anche la serenità del lavoro sanitario e la qualità dell’assistenza».

PROFESSIONISTE SANITARIE STRANIERE: RISORSA DELLA SANITÀ, MA PIÙ ESPOSTE A DISCRIMINAZIONI

Le analisi della rete associativa evidenziano anche un altro elemento di criticità: la situazione delle professioniste sanitarie di origine straniera, sempre più presenti nel sistema sanitario italiano. Secondo le elaborazioni AMSI-UMEM aggiornate al 31 gennaio 2026, circa il 38% delle professioniste sanitarie di origine straniera segnala di aver subito almeno un episodio di discriminazione o atteggiamenti ostili nel contesto lavorativo, percentuale che sale nei reparti più esposti alla pressione assistenziale.

Secondo le elaborazioni della rete associativa e dei movimenti, molte di queste professioniste lavorano nei reparti più impegnativi e nei servizi ad alta intensità assistenziale, contribuendo in modo determinante al funzionamento della sanità.

«Le professioniste sanitarie straniere rappresentano una risorsa fondamentale per il nostro sistema sanitario», sottolinea Aodi. «Tuttavia in alcuni casi si trovano a dover affrontare non solo le difficoltà del lavoro sanitario ma anche episodi di diffidenza o discriminazione».

PROFESSIONISTE SANITARIE STRANIERE: IL CONTRIBUTO DELLE DONNE E LE CRITICITÀ ANCORA APERTE

«Nel sistema sanitario italiano lavorano circa 130mila professionisti della sanità di origine straniera e, secondo i nostri dati aggiornati al 31 gennaioil 53% sono donne: dottoresse, infermiere e professioniste sanitarie che rappresentano una componente sempre più importante per la tenuta del sistema», sottolinea Aodi.

«Accanto al loro contributo emergono però situazioni di forte vulnerabilità. Alcune professioniste segnalano discriminazioni legate all’origine, alla religione o all’uso del velo, mentre altre denunciano pressioni e comportamenti inaccettabili legati alla precarietà amministrativa e professionale».

Tra le criticità segnalate vi sono il riconoscimento dei titoli di studio, le procedure per il permesso di soggiorno e l’iscrizione agli Ordini professionali, passaggi che in alcuni casi possono esporre le professioniste a situazioni di sottopagamento, ricatti economici o pressioni improprie.

«Per questo chiediamo percorsi di regolarizzazione chiari e trasparenti, l’accesso all’iscrizione agli albi professionali e il pieno utilizzo degli strumenti previsti, come gli elenchi speciali introdotti durante l’emergenza sanitaria, per garantire dignità professionale e tutela delle lavoratrici».

SERVE PIÙ TUTELA PER LE DONNE DELLA SANITÀ

Per le associazioni e i movimenti, la crescita degli episodi di violenza contro il personale sanitario rappresenta un problema che riguarda l’intero sistema sanitario.

«Difendere chi lavora nella sanità significa difendere il diritto alla salute», conclude Aodi. «E significa riconoscere il ruolo delle donne della sanità, che oggi rappresentano una delle colonne portanti del nostro sistema sanitario».

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