In occasione della Festa della Donna, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica rende omaggio alle pazienti, in uno spettacolo che le trasforma in icone di forza e bellezza, unendo opere d’arte, recitazione, abiti “narranti”, musica e danza, sul palco di Palazzo Borromeo.
La regista Claudia Augusta Botta: “Dopo oltre quattro secoli, abbiamo dato vita alle figure allegoriche di Cesare Nebbia, simboli potenti per raccontare i cambiamenti profondi della vita”.
Silvia Meneghello, CNAO: “E’ un progetto corale che abbiamo fortemente voluto, perché racconta il nostro modo di intendere la cura: accanto alla dimensione terapeutica c’è la persona, con il suo vissuto emotivo, relazionale, identitario”.
Pavia, 4 marzo 2026 – Dieci virtù, dieci risorse interiori da riscoprire e attivare per affrontare i momenti difficili della vita, come un tumore. Il 6 marzo, all’Almo Collegio Borromeo di Pavia, andrà in scena “Vestis et Vulnus”: le allegorie ritratte nel ‘600 da Cesare Nebbia nel Salone degli Affreschi per celebrare le gesta di San Carlo, il “Santo della Peste”, prenderanno vita, interpretate da dieci pazienti oncologiche del territorio pavese. Ognuna racconterà il proprio personale viaggio attraverso la malattia, sotto la guida di una virtù che la rappresenta, ricordando il valore universale del potenziale “emotivo” che ciascuno ha dentro di sé. Tra le protagoniste: Noemi, tornata a cantare e a dirigere un coro dopo un tumore al palato, sarà “Oratio”, il potere della voce; Carla, legale nella pubblica amministrazione, sopravvissuta a un osteosarcoma alla mascella e a una separazione, che ha messo sempre al primo posto l’amore per il figlio, vestirà i panni di “Honor”, la ricerca della giustizia; Anita, che ha saputo ingaggiare un dialogo profondo con le piante e oggi possiede un intero uliveto, darà vita a “Perseverantia”, fermezza e resilienza nelle avversità.
L’evento, patrocinato dal Comune di Pavia, è promosso dal Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO), che anche quest’anno, in occasione dell’8 marzo, rende omaggio alle donne e alle loro storie di “confine”, inteso come soglia tra prima e dopo il tumore, ferita che si trasforma in passaggio e attesa verso la rinascita. Video e azioni sceniche live delle dieci pazienti si alterneranno alla musica del Maestro Eros Cristiani e ai balletti della Scuola di Danza Città di Pavia, ispirati alla figura di San Carlo Borromeo, simbolo di cura e speranza, sotto la regia dell’artista e costumista Claudia Augusta Botta. In questo spazio, dove arte, vita e storia si incontrano, la vulnerabilità diventa forza condivisa e la cura si rivela come presenza, relazione e ascolto.
“Quando sono entrata nel Salone degli Affreschi, il ‘Genius loci’ del Borromeo mi ha chiamata: dal soffitto mi guardavano le figure allegoriche di Cesare Nebbia, ciascuna con un titolo che si adattava perfettamente al percorso di chi deve affrontare un cambiamento profondo nella propria vita”, racconta la professoressa Botta. “È nato un filo conduttore meraviglioso tra il ‘600 e il presente. Ogni allegoria è, infatti, un simbolo potente anche oggi: la Paupertas, ad esempio, non solo come povertà materiale, ma come capacità di rinunciare a qualcosa di superfluo o doloroso per aprirsi a una nuova vita, o la Pietas, nella delicatezza con cui le pazienti dosano le parole verso i genitori anziani. Assegnare le allegorie a ciascuna donna è stato un processo magico. Mai forzato: la storia di ciascuna combaciava perfettamente con la figura che rappresentava. Ma l’aspetto più interessante, e che spero possa toccare le corde degli spettatori, è che le dieci allegorie – dal silenzio alla religione, dalla resilienza alla giustizia – sono risorse interiori che tutti possiamo trovare dentro di noi per continuare a credere, vivere e trasformarci”.
“Gli abiti che indosseranno le pazienti non sono solo estetica – prosegue Botta, che anticipa qualche dettaglio della scenografia –; gli accessori diventano ‘protesi sentimentali’, estensioni dell’anima, strumenti per raccontare le esperienze vissute. Il titolo ‘Vestis et Vulnus’ esprime proprio questo: l’abito parla delle ferite che non vanno nascoste, ma rivestite di una nuova luce”.
Silvia Meneghello, responsabile Ufficio Comunicazione CNAO, sottolinea il significato dell’iniziativa: “‘Vestis et vulnus’ è un progetto corale che abbiamo fortemente voluto, perché racconta il nostro modo di intendere la cura. In CNAO, l’eccellenza clinica è fondamentale, ma non è sufficiente: accanto alla dimensione terapeutica c’è la persona, con il suo vissuto emotivo, relazionale, identitario. Crediamo in un approccio che vada oltre il trattamento della malattia per accompagnare i pazienti in modo olistico, prendendoci cura anche del loro benessere psicologico e sociale. Questo spettacolo dialoga idealmente con un altro progetto cui teniamo molto, lo Sportello di ascolto ‘Sessualità e cancro: parole che curano’, attivato a Pavia: anche lì, il punto di partenza è la parola, l’ascolto, la possibilità di dare voce a bisogni spesso taciuti. In entrambi i casi vogliamo creare spazi sicuri, in cui le persone possano riconoscersi, sentirsi accolte e trovare strumenti per attraversare una fase complessa della propria vita. La cura, per noi, significa anche questo: costruire comunità, aprire occasioni di confronto, restituire centralità alla dimensione umana dell’esperienza oncologica”.
Al potere e al valore del linguaggio nel contesto della cura lo spettacolo dedicherà un momento particolare, con l’intervento del professor Giuseppe Antonelli, autore del volume “Il senso delle parole – Un’altra comunicazione è possibile”. “‘Le parole sono pietre e spesso i medici le lanciano come piume’, ha detto un paziente commentando una delle voci del ‘Dizionario Emozionale – Atlante delle Parole chiave in Oncologia’’”, racconta il professor Antonelli, che fornisce un’anticipazione della sua lettura. “Il loro potere nasce dal fatto che arrivano direttamente al nostro cervello; influenzano i nostri pensieri, condizionano le nostre emozioni. È evidente, allora, quanto sia grande il pericolo di usare parole sbagliate. Tanto più in situazioni nelle quali chi ascolta si trova in una condizione di grande vulnerabilità: perché il senso di quelle parole si trova a viverlo – letteralmente – sulla propria pelle. E quindi l’esigenza di intervenire sul linguaggio della relazione tra medico e paziente in direzione di alleanza terapeutica basata sull’ascolto reciproco e sulla cura nella sua accezione più ampia. La cura delle parole, le parole della cura”.
A contribuire all’evento: Revlon, beauty partner, La Sartoria di Francesca, laboratorio multietnico di integrazione e solidarietà, che ha confezionato gli abiti di scena, le designer Ester Buratti e Matilde Giannetti, che hanno realizzato gli accessori. La manifestazione ha, inoltre, ricevuto il patrocinio di numerose realtà del Terzo Settore: AMOS Onlus, Amiche per mano, Antigone Pavia APS, Associazione Le Bussole, Europa Donna Italia, Salute Donna Onlus e Salute Uomo, gli Amici del Sorriso e Paola Gonzato Rete Sarcoma ONLUS.