NON SI TRASFORMI UN CASO CLINICO IN UN PROCESSO ALLE LEGITTIME EVOLUZIONI DELLE PROFESSIONI SANITARIE E NON SI ALIMENTI UNO SCONTRO CONTROPRODUCENTE E PERICOLOSO”
Il nodo politico aperto dalle dichiarazioni FNOMCeO
ROMA 4 MAR 2026 – «Le recenti dichiarazioni del presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che nel dibattito seguito alla tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, al Monaldi di Napoli, ha collegato la “catena di errori” anche a una presunta tendenza al passaggio di competenze dai medici agli infermieri, non possono essere archiviate come una semplice valutazione personale. Il contenuto in questione merita una analisi profonda e accurata. Quando si evoca un possibile abbassamento della qualità dell’assistenza legato all’evoluzione delle competenze infermieristiche, si chiama direttamente in causa la legittimità di un impianto normativo costruito nel tempo e regolato dallo Stato».
Esordisce così nella sua disamina Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA, Sindacato delle Professioni Sanitarie. Ceccarelli ritiene questo collegamento incongruente rispetto ai fatti e soprattutto pericoloso sul piano istituzionale.
Anelli ha dichiarato che “dietro questa catena di errori c’è anche questa tendenza sempre più diffusa del passaggio di competenze dai medici agli infermieri che rischia di far abbassare la qualità dell’assistenza”. È su questo passaggio che il COINA ritiene necessario intervenire con chiarezza.
Il caso specifico e l’assenza di nesso con il trasferimento di competenze
Le eventuali responsabilità relative al caso oggetto di indagine saranno accertate esclusivamente nelle sedi competenti. Questo è un punto fermo per il COINA.
Ma è altrettanto fermo un altro principio: nel caso specifico non emerge alcun elemento che consenta di ricondurre l’evento al tema del trasferimento di competenze. Sovrapporre un episodio clinico ancora oggetto di verifica giudiziaria a un’evoluzione professionale prevista dalla legge significa introdurre un nesso fuorviante che non trova riscontro oggettivo.
«La responsabilità è personale. Non può trasformarsi in un giudizio di sistema», continua Ceccarelli.
Un percorso normativo chiaro, non una dinamica improvvisata
Negli ultimi due decenni la professione infermieristica ha conosciuto un’evoluzione strutturata e regolata: laurea triennale abilitante, lauree magistrali, master clinici, percorsi di specializzazione e sviluppo di competenze avanzate nella gestione del paziente complesso, nel monitoraggio, nella presa in carico territoriale.
Non si tratta di una prassi informale né di una sottrazione di ruoli. Si tratta di un percorso definito da riforme legislative e coerente con standard europei. Le competenze oggi attribuite agli infermieri derivano da titoli accademici riconosciuti dallo Stato e da un sistema universitario che ne certifica preparazione e responsabilità professionale.
Il dibattito non può ignorare che tali percorsi comprendono anche lauree specialistiche e ambiti di autonomia disciplinati dalla normativa vigente. Mettere in discussione questo impianto significa mettere in discussione la legittimità stessa di un percorso universitario pubblico e regolato.
«Definire “rischioso” questo processo è non solo ingiusto e fuorviante, ma inesatto sul piano normativo e formativo», dichiara Ceccarelli. «Le competenze avanzate non sono un’opzione negoziabile. Sono previste dalla legge, fondate su percorsi accademici certificati e rispondono a bisogni assistenziali documentati».
La contraddizione rispetto alla riforma del SSN
In questi giorni il dibattito pubblico è attraversato dal tema della riforma del Servizio sanitario nazionale, della necessità di rafforzare la collaborazione tra professioni e di valorizzare le competenze per garantire sostenibilità e qualità delle cure.
In questo contesto, secondo il COINA evocare un arretramento culturale sulle competenze infermieristiche appare quantomai contraddittorio. Non si può, da un lato, invocare integrazione e sviluppo delle professionalità e, dall’altro, suggerire che l’evoluzione normativa delle competenze possa rappresentare un fattore di rischio.
Il rischio delle generalizzazioni e l’impatto sulla fiducia
Attribuire a un presunto trasferimento di competenze un possibile abbassamento della qualità assistenziale, in assenza di accertamenti definitivi, rischia di alimentare tensioni interne e di incidere sulla fiducia dei cittadini.
La sanità italiana è già segnata da carenze strutturali di personale, carichi di lavoro insostenibili e criticità organizzative profonde. In questo scenario, lo scontro tra professioni non rafforza il sistema. Lo indebolisce pericolosamente.
«A chi giova un conflitto tra professionisti che lavorano ogni giorno fianco a fianco nei reparti? Non certo ai pazienti e non ad un Servizio sanitario pubblico che attraversa la fase più delicata degli ultimi 20 anni», prosegue Ceccarelli.
Il ruolo degli Ordini e la richiesta di intervento istituzionale
Gli Ordini professionali svolgono una funzione di garanzia verso l’utenza e il cittadino, non di tutela corporativa. Proprio per questo il COINA ritiene necessario un intervento chiarificatore del Ministro della Salute, affinché venga ribadito che l’evoluzione delle competenze infermieristiche è un percorso legittimo, regolato e coerente con il quadro normativo vigente.
«Le competenze non sono una concessione. Sono una previsione legislativa. Metterne in discussione la legittimità significa mettere in discussione un equilibrio su cui si regge il Servizio sanitario nazionale. In gioco c’è la tenuta del sistema e la fiducia dei cittadini», conclude Ceccarelli.