Reumatologi: “curiamo” il peso per curare l’infiammazione
Roma, 2 marzo 2026 – Non è solo una questione di “chili di troppo”. Nelle malattie reumatologiche il grasso può diventare un pericoloso alleato dell’infiammazione. È questo il messaggio che arriva dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità. L’eccesso ponderale, che continua a registrare trend in crescita in tutto il mondo, è ormai ampiamente diffuso anche fra chi convive con una malattia reumatologica: oggi fino al 50% dei pazienti con artrite reumatoide e addirittura il 60% di quelli con artrite psoriasica presenta sovrappeso o obesità. “Di fronte a questi numeri è fondamentale ridefinire l’approccio terapeutico in reumatologia, tenendo conto della variabile peso che può ‘interagire’ in diversi modi con le nostre malattie”, afferma il Professor Andrea Doria, Presidente SIR.
“L’eccesso di tessuto adiposo – prosegue l’esperto – non rappresenta soltanto un carico aggiuntivo sulle articolazioni, ma può contribuire ad alimentare l’infiammazione e a ridurre la risposta alle terapie, influenzando il decorso di malattie croniche come artrite reumatoide e artrite psoriasica. Un legame meno intuitivo rispetto a quello con diabete e patologie cardiovascolari, ma oggi sempre più documentato: perché il grasso non è solo un deposito energetico, bensì un organo metabolicamente attivo capace di produrre mediatori pro-infiammatori. E in malattie dove l’infiammazione è il cuore del problema, la gestione del peso diventa parte integrante della cura”.
“L’obesità è un fattore di rischio riconosciuto per alcune malattie reumatologiche, come l’artrosi ed è coinvolta nella patogenesi dell’artropatia psoriasica; è inoltre un fattore complicante dell’artrite reumatoide”, spiega il Professor Roberto Felice Caporali, Presidente eletto SIR. “Chi presenta una malattia reumatologica e ha anche un BMI elevato, in genere, va incontro a una condizione più severa e risponde meno efficacemente ai farmaci. A spiegare questa relazione sono due elementi. Oltre al ben noto effetto meccanico — cioè l’aumentato stress su articolazioni già compromesse — sta emergendo un altro aspetto, meno visibile ma altrettanto rilevante: l’impatto immunologico dell’eccesso di tessuto adiposo. Il problema, insomma, non è soltanto ‘portarsi dietro’ più chili, ma gestire un ‘ospite’ capace di dialogare con il sistema immunitario, aggravando lo stato infiammatorio”.
“La gestione del paziente reumatologico con obesità – aggiunge Caporali – deve quindi prevedere un approccio bimodale: da un lato il controllo dell’infiammazione con le terapie specifiche, dall’altro un intervento strutturato sul peso corporeo. Il controllo del peso è essenziale e lo sta diventando sempre di più. Una modifica dello stile di vita, con una dieta corretta e attività fisica adeguata, può migliorare la risposta ai farmaci e ridurre il burden infiammatorio. È importante che i reumatologi parlino con i propri pazienti di questi aspetti: perdere peso non può più essere solo un elemento accessorio; deve diventare un preciso obiettivo di salute da raggiungere con un’adeguata strategia terapeutica”.
Sul fronte delle terapie si profila, inoltre, un possibile nuovo scenario con l’impiego dei farmaci di ultima generazione contro l’obesità. Le prime evidenze indicano che, oltre a favorire una significativa perdita di peso, potrebbero contribuire anche a un migliore controllo dell’infiammazione. “Siamo ancora in una fase preliminare, – precisa Caporali – ma i segnali sono interessanti. In alcuni studi l’associazione tra terapia biologica e farmaco antiobesità ha mostrato un controllo dell’attività di malattia più marcato rispetto alla sola terapia reumatologica. Un risultato che fa ipotizzare un effetto non soltanto legato al dimagrimento, ma anche a una possibile azione diretta dei farmaci antiobesità su alcuni meccanismi immunitari coinvolti nelle malattie infiammatorie croniche”.
Serve però la cautela. “Ci vorranno studi più ampi, controllati e con un follow-up prolungato – conclude l’esperto – per capire quanto questo beneficio sia stabile nel tempo e in quali pazienti possa trovare una reale indicazione. Per ora, la priorità resta il controllo dell’infiammazione con le terapie consolidate e la riduzione del peso attraverso stili di vita corretti”.