“Non possiamo ignorare che da più parti, dalla Corte dei Conti alla Fondazione Gimbe, all’Agenzia per la coesione territoriale, solo per citarne alcune, le preoccupazioni sul futuro della sanità pubblica siano evidenti.
Per noi che rappresentiamo una figura professionale centrale nei temi più caldi, dalla gestione delle liste d’attesa, alla riorganizzazione delle cure territoriali, alla spinosa gestione dei Pronto Soccorso, è ineludibile prendere parte ad una riprogettazione del sistema sanitario italiano, contrastando l’attuale tendenza politica del divide et impera che vede nella contrapposizione infermieri-medici, dirigenti medici-dirigenti sanitari, universitari-ospedalieri, un metodo sicuro di governo della sanità, a far sì che in – in ordine anche ad oggettive penurie di risorse economiche – nessuno alzi troppo la testa. Tuttavia noi non ci stiamo. Per la nostra storia, per le nostre responsabilità, per le nostre diagnosi, che sono necessarie e trasversali a tutti i servizi sanitari, a partire dall’emergenza urgenza. Dobbiamo caparbiamente ricominciare il dialogo con tutte le parti coinvolte, dobbiamo necessariamente riprendere a mediare per l’interesse collettivo”. È il commento di Giulio Argalia, Segretario Nazionale dell’Area Radiologica, a margine della riunione in Aran per il CCNL Sanità definitivo, che ha siglato oggi pomeriggio come Coordinatore Nazionale FASSID.
“Il nuovo contratto necessariamente dovrà valorizzare la figura centrale del radiologo. Non per difesa corporativa, ma nell’interesse del servizio sanitario, Occorrono misure volte a remunerare la produttività aggiuntiva, se si vuole incidere sulle liste d’attesa. Bisogna ridurre la tassazione della libera professione per non penalizzare chi vuole lavorare di più. E offrire un incremento economico superiore a chi lavora in emergenza urgenza, se si vuole fermare la fuga dei nostri migliori elementi all’estero. È necessario che sia prevista la presenza radiologica anche nelle case della salute e negli ospedali di comunità, se non si vuole privarli di contenuto diagnostico, rappresentando così solo un ostacolo all’affollamento dei Pronto Soccorso e non una risposta efficace. E sfruttare le risorse investite nella digitalizzazione per colmare anche attraverso la teleradiologia le decennali carenze di personale che affliggono il sistema, ora ancor più provato dalla carenza di vocazioni e dalla fuga verso il privato”.