venerdì, 27 Febbraio 2026

Giuliano (UGL): “Al Sud una voragine di medici, qualità dell’assistenza non può dipendere dal luogo in cui si vive”

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La UGL Salute lancia un nuovo e forte allarme sulla grave carenza di medici che sta colpendo il Servizio Sanitario Nazionale, con effetti particolarmente drammatici nel Mezzogiorno. I dati dello studio Gapmed parlano chiaro: in Italia mancano circa 16.500 medici, e 6.500 di questi vuoti riguardano le regioni del Sud. Un divario che si riflette anche nel rapporto tra professionisti e popolazione: il Nord conta 15,2 medici ogni 1.000 abitanti, il Centro 12,76, mentre il Sud si ferma a 10,84, segnando una distanza che rischia di compromettere la tenuta dei servizi essenziali. “Questi numeri – dichiara Gianluca Giuliano, segretario nazionale della UGL Salute – confermano una crisi che denunciamo da anni. Il SSN è in affanno e oggi il Mezzogiorno paga il prezzo più alto. La carenza di medici non è un imprevisto, è il risultato di scelte sbagliate compiute nel passato, e di condizioni di lavoro che spingono i professionisti a lasciare il pubblico, a trasferirsi all’estero o a scegliere il privato. Così si creano territori di serie A e territori di serie B, con cittadini che non riescono più ad accedere a cure tempestive e sicure”. Giuliano sottolinea come il divario territoriale stia diventando una vera emergenza nazionale: “Non possiamo accettare che la qualità dell’assistenza dipenda dal luogo in cui si vive. Nel Sud reparti chiudono, i turni sono massacranti, i concorsi vanno deserti. È un grido d’allarme che non può più essere ignorato”. Il segretario nazionale indica anche le priorità per invertire la rotta. “Serve un piano straordinario di assunzioni, con procedure rapide e trasparenti, e servono incentivi economici e professionali per attrarre e trattenere i medici nelle aree più fragili. Va riformata la formazione specialistica, aumentando borse di studio e posti realmente aderenti ai fabbisogni regionali. E bisogna migliorare le condizioni di lavoro, perché non si può chiedere ai professionisti di sostenere carichi insostenibili. Infine, occorrono investimenti strutturali nel Mezzogiorno, per evitare che la sanità pubblica venga sostituita da soluzioni emergenziali o dal privato”. Giuliano richiama anche la responsabilità istituzionale: “Le scelte del passato hanno prodotto il quadro drammatico che oggi abbiamo davanti. Ora il Ministro Schillaci è chiamato a intervenire con decisione per correggere la rotta e restituire al SSN una prospettiva di stabilità e di equità territoriale. Non c’è più tempo da perdere”. “Il SSN – conclude il segretario della UGL Salute – è un pilastro della coesione del Paese. Senza interventi immediati e coraggiosi, soprattutto al Sud, rischiamo di non garantire cure adeguate.”.

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