La semplificazione non può diventare il pretesto per aggirare democrazia, trasparenza e valutazioni scientifiche
Una trasformazione preoccupante è in atto nelle istituzioni europee. Sotto il vessillo della “Agenda di Semplificazione” e del “Pacchetto Omnibus 2025” della Commissione Europea si sta consumando un passaggio critico che rischia di vedere la società civile e la sanità pubblica relegate in secondo piano rispetto alle logiche di riduzione dei costi per le imprese declamate nei nuovi provvedimenti.
SIVeMP e SIMeVeP ritengono vitale seguire questo sviluppo e segnalare il pericolo che le decisioni tecniche vengano sottratte al rigore scientifico per favorire procedure più snelle, ma meno sicure.
A febbraio 2025 la Commissione UE ha presentato 10 pacchetti legislativi denominati “Omnibus” che accorpano in un unico testo modifiche a decine di direttive e regolamenti, precedentemente distinti. La loro natura multi-settoriale obbliga il Parlamento Europeo alla votazione complessiva sull’intero pacchetto, eliminando la possibilità di emendare o discutere nel dettaglio le singole misure.
Il rischio è che, sotto la bandiera della competitività e della semplificazione, vengano introdotte riforme sostanziali mascherate da aggiustamenti tecnici introducendo di fatto una deregolamentazione strutturale a scapito delle valutazioni di impatto, della trasparenza e della partecipazione democratica.
Un approccio emergenziale nato per rispondere a crisi straordinarie – dalla pandemia alla guerra in Ucraina – rischia ora di trasformarsi in una prassi ordinaria contro l’architettura costituzionale dell’Unione.
L’urgenza politica non può giustificare l’elusione di passaggi democratici fondamentali come le consultazioni pubbliche che non possono essere sostituite da interlocuzioni privilegiate con pochi stakeholder selezionati.
I Pacchetti Omnibus incidono su settori cruciali quali ambiente e sostenibilità, agricoltura, settore chimico, diritti digitali, sicurezza alimentare, che avranno un impatto significativo sulle politiche europee e, di conseguenza, sulla vita di tutti noi.
Il pacchetto Omnibus per l’ambiente e sostenibilità, con l’obiettivo di ridurre gli obblighi di rendicontazione, rischia di abbassare gli standard di tutela ambientale e climatica e di modificare il Green Deal senza adeguate valutazioni d’impatto e senza un sufficiente coinvolgimento pubblico.
Con l’Omnibus VI la Commissione rischia di indebolire i protocolli di autorizzazione delle sostanze tossiche, mettendo sotto pressione il regolamento REACH – fiore all’occhiello dell’UE per la sicurezza delle sostanze chimiche – e sacrificando la tutela di salute ed ecosistemi, in assenza di solide valutazioni scientifiche, a favore di una competitività industriale di breve termine.
Il pacchetto Omnibus “Alimenti e Mangimi” presentato dalla Commissione Ue a fine 2025 con approvazione prevista entro metà 2026, introduce cambiamenti significativi per ridurre gli oneri amministrativi e modernizzare le procedure, con il rischio però di abbassare la qualità e gli standard di sicurezza alimentare e dei controlli di frontiera stabiliti da anni di dibattito ed esperienza scientifica.
Quest’ultimo processo, in particolare, si inserisce in un contesto globale caratterizzato dall’aumento del commercio, minacce emergenti per la salute (zoonosi incluse), tensioni geopolitiche e cambiamenti climatici. Tutti fattori che associati ad un potenziale allentamento dei controlli interni, rischiano di compromettere la sicurezza alimentare dei prodotti immessi sul mercato europeo.
Poiché l’applicazione rimane esclusivamente nazionale, si profila anche il rischio di una frammentazione in 27 diversi regimi nazionali con responsabilità disomogenee e incertezza giuridica.
Siamo alle porte di uno spostamento profondo nell’equilibrio costituzionale europeo che rischia di erodere i pilastri della democrazia, trasparenza e partecipazione.
La vera sfida non è decidere velocemente, ma decidere bene, preservando intatti i contrappesi procedurali che garantiscono leggi giuste, efficaci e legittime.
Alcune proposte concrete: codificare criteri vincolanti per le procedure accelerate; pubblicare le valutazioni d’impatto prima delle decisioni politiche; disaggregare i pacchetti Omnibus quando toccano diritti fondamentali come salute, ambiente, dati – assicurando un dibattito democratico puntuale.
Come garanti della salute secondo l’approccio One Health, i medici veterinari non possono restare spettatori di una riforma che incide sulla qualità dei controlli e sulla trasparenza.
Seguire l’evoluzione di queste direttive significa difendere il primato dell’evidenza scientifica, la nostra funzione sociale e la salute dei cittadini.