lunedì, 23 Febbraio 2026

BOLLETTINO MEDICI STRANIERI, AMSI-UMEM: VENETO RECLUTA MEDICI UE ED EXTRA UE, CALABRIA PUNTA AI CUBANI, MOLISE PROROGA UTILIZZO DI PROFESSIONISTI CON TITOLI ESTERI FINO AL 2029

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AODI: «TRE REGIONI RICONOSCONO IL RUOLO STRATEGICO DEI PROFESSIONISTI STRANIERI. SENZA I MEDICI DI ORIGINE STRANIERA MOLTI PRONTO SOCCORSO AVREBBERO GIÀ CHIUSO. BASTA DEROGHE TEMPORANEE: SERVE UNA RIFORMA NAZIONALE STABILE E SENZA DISCRIMINAZIONI»

ROMA, 23 FEBBRAIO 2026 – La crisi dei pronto soccorso non è più una previsione, ma un dato certificato. In Veneto, su 237 posti banditi in Medicina d’urgenza, i candidati in graduatoria sono stati appena 54. Significa che oltre il 75% del fabbisogno resta scoperto. Nel Molise, un decreto commissariale autorizza fino al 31 dicembre 2029l’utilizzo temporaneo di personale sanitario con titolo conseguito all’estero non ancora riconosciuto in Italia. 

In Calabria, il presidente della Regione ha confermato che i medici cubani resteranno in servizio anche nei prossimi anni, ritenuti determinanti per garantire l’apertura dei pronto soccorso e degli ospedali.

Tre Regioni diverse, tre scelte convergenti: riconoscere nei professionisti sanitari formati all’estero una risorsa strutturale per la sopravvivenza del sistema sanitario pubblico.

VENETO: EMERGENZA CERTIFICATA DAI NUMERI

Il “Quadro generale delle risorse umane del Servizio sanitario regionale veneto” presentato in Commissione Sanità parla chiaro: l’area emergenza-urgenza registra il minor tasso di attrattività tra le specialità mediche.

Dopo tre anni di tentativi – prestazioni aggiuntive, reclutamento di specializzandi, riduzione del ricorso ai cosiddetti “gettonisti” – la Regione ha attivato tramite Azienda Zero una procedura per il reclutamento temporaneo di medici specialisti Ue ed extra Ue con titoli non ancora riconosciuti dal Ministero della Salute, con valutazione tecnica affidata a una commissione composta da direttori di pronto soccorso e rappresentanti universitari, oltre alla verifica linguistica demandata agli Ordini professionali.

È un passaggio che segna un cambio di passo: non più misura episodica, ma scelta organizzativa per garantire continuità assistenziale.

MOLISE: PROROGA LUNGA FINO AL 2029

Il decreto dei commissari alla sanità del Molise consente ad Asrem e alle strutture accreditate di continuare ad avvalersi di professionisti con titolo estero non ancora riconosciuto fino al 31 dicembre 2029, in attesa di una disciplina nazionale condivisa. È prevista la formazione di elenchi regionali aggiornati trimestralmente, con verifica dei requisiti e congruità del percorso formativo.

Una decisione che riconosce la natura strutturale della carenza.

CALABRIA: CONTINUITÀ AI MEDICI CUBANI

In Calabria, la presenza dei medici cubani è stata confermata come elemento determinante per mantenere operativi i pronto soccorso e gli ospedali regionali. Sullo sfondo, il dibattito internazionale e le notizie relative a presunte pressioni politiche per interrompere collaborazioni con professionisti provenienti da Cuba.

La Regione ha ribadito che la priorità resta la tutela del diritto alla salute dei cittadini.

L’ANALISI DELLE ASSOCIAZIONI: DA EMERGENZA A SISTEMA

Su questi dati intervengono AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in ItaliaUMEM – Unione Medica EuromediterraneaCo-mai – Comunità del Mondo Arabo in ItaliaAISCNEWS – Agenzia Mondiale senza Confini e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE, che riflettono sulle scelte di Veneto, Molise e Calabria come segnali di responsabilità istituzionale.

Le associazioni evidenziano che la carenza di medici nei pronto soccorso è ormai strutturale a livello nazionale e che il ricorso ai professionisti con titolo estero non può più essere considerato una misura eccezionale.

Il professor Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO , già 4 volte consigliere Omceo di Rm e docente dell’Università di Tor Vergata, dichiara:

«Quando su 237 posti disponibili si presentano solo 54 candidati, non siamo davanti a una criticità momentanea ma a un problema strutturale. Le Regioni che stanno aprendo ai medici di origine straniera dimostrano pragmatismo e senso di responsabilità verso i cittadini».

Aodi sottolinea: «Non possiamo continuare con proroghe annuali o deroghe emergenziali. Serve una via ordinaria nazionale per il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, con controlli rigorosi, verifiche linguistiche e percorsi chiari, ma senza discriminazioni o sospetti generalizzati».

NO A PRESSIONI POLITICHE, SÌ ALLA LIBERTÀ PROFESSIONALE

Le associazioni prendono posizione anche sul piano internazionale:

«Non condividiamo eventuali pressioni politiche che possano condizionare l’organizzazione sanitaria regionale. La libertà dell’esercizio professionale, nel rispetto delle normative e della sicurezza delle cure, deve essere garantita a tutti. La sanità non può essere terreno di scontro geopolitico».

LE PROPOSTE OPERATIVE: VALORIZZARE CHI È GIÀ NEL SISTEMA E PROGRAMMARE IL FABBISOGNO REALE

Le proposte avanzate puntano innanzitutto a non disperdere le competenze dei professionisti sanitari già presenti in Italia, laureati, specializzati o con titolo regolarmente riconosciuto, che in molti casi restano esclusi dai concorsi pubblici per l’obbligo della cittadinanza italiana.

Alla luce dei concorsi deserti registrati in diverse Regioni, viene proposta la rimozione dell’obbligo della cittadinanza italiana per l’accesso ai concorsi del Servizio sanitario nazionale, mantenendo fermi tutti i requisiti di iscrizione agli Ordini, riconoscimento del titolo e adeguata conoscenza della lingua italiana.

«Non è comprensibile – afferma Aodi – che professionisti già abilitati, iscritti agli Albi e operativi nel nostro Paese non possano partecipare ai concorsi pubblici mentre i bandi restano deserti».

Altro punto centrale è l’avvio di un censimento nazionale annuale del fabbisogno reale di medici e professionisti sanitari, specialità per specialità e Regione per Regione, per programmare in modo strutturale le assunzioni e superare definitivamente la logica delle proroghe emergenziali.

«Occorre sapere ogni anno di quanti professionisti abbiamo realmente bisogno, evitando interventi tampone e misure straordinarie ripetute», continua Aodi.

Da parte di Amsi, da tempo, viene richiesta la stabilizzazione delle misure introdotte in fase emergenziale con il “Cura Italia”, trasformando gli strumenti straordinari in una via ordinaria, chiara e definitiva, con tempi certi per il riconoscimento dei titoli esteri e percorsi di integrazione trasparenti.

STABILIZZAZIONE E INTEGRAZIONE

AMSI, UMEM, Co-mai, AISCNEWS e UNITI PER UNIRE chiedono:

-una riforma strutturale nazionale sul riconoscimento dei titoli esteri;

-tempi certi e procedure trasparenti;

-coinvolgimento attivo degli Ordini professionali e delle Università;

-superamento definitivo della logica emergenziale;

-tutela del diritto alla salute nelle aree più fragili del Paese.

«I medici di origine straniera – conclude Aodi – hanno lavorato durante la pandemia, operano nei territori più complessi e nei pronto soccorso più esposti. Oggi alcune Regioni hanno compreso che senza di loro il sistema non regge. Ora lo Stato trasformi questa consapevolezza in norma stabile, equa e inclusiva».

TEMPI CELERI, CERTI E SICURI. STOP A INTERMEDIARI E ASSOCIAZIONI NON ACCREDITATE

Sul fronte dell’integrazione dei professionisti sanitari stranieri, Aodi AMSI ribadiscono la necessità di garantire procedure rapide, trasparenti e soprattutto sicure, nel pieno rispetto delle norme e della tutela dei cittadini.

«Serve chiarezza sui tempi: devono essere celeri, certi e sicuri. Non possiamo permettere che l’integrazione dei professionisti sanitari stranieri diventi terreno fertile per improvvisazioni o, peggio, per speculazioni», dichiara Aodi.

L’AMSI lancia un allarme preciso sulla proliferazione di associazioni e mediatori non accreditati che, sfruttando le difficoltà burocratiche e le lungaggini amministrative, promettono percorsi facilitati, collocamenti garantiti o corsie preferenziali inesistenti.

«Come già accaduto con il fenomeno della fuga all’estero, stiamo assistendo alla nascita di intermediari che spuntano come funghi nel settore del reclutamento sanitario. Vendono sogni, ma spesso producono solo disillusioni e danni», sottolinea Aodi.

Secondo le segnalazioni raccolte dalle associazioni, diversi professionisti sanitari stranieri sarebbero già rimasti coinvolti in pratiche opache, con richieste economiche ingiustificate o percorsi privi di reali garanzie.

«Non si può guadagnare sulla pelle della salute dei cittadini e sulla pelle dei professionisti della sanità. Chi cade in queste trappole paga un prezzo altissimo, umano e professionale», conclude Aodi.

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