Ad attenderli, all’aeroporto, l’équipe della Rianimazione Pediatrica dell’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII e la Direzione Sanitaria Aziendale, che ha preso in carico il piccolo e lo ha accompagnato in ospedale insieme alla polizia locale. Qui madre e figlio sono stati accolti in una stanza dedicata della Terapia Intensiva Pediatrica, in un ambiente protetto e con personale formato nelle cure palliative pediatriche anche in area critica.
Il trasferimento rappresenta un passaggio delicato ma necessario: alcuni giorni di ricovero per garantire stabilizzazione clinica e preparare, con attenzione e gradualità, il rientro a casa, in provincia di Foggia. Un percorso costruito passo dopo passo insieme ai genitori, nel rispetto delle loro scelte e con il supporto dell’équipe di Cure Palliative Pediatriche del presidio ospedaliero Giovanni XXIII, secondo un principio chiaro: proporzionalità delle cure e centralità della famiglia.
Il percorso è stato condiviso dal direttore sanitario del Policlinico di Bari, Danny Sivo con il coordinatore della rete regionale pugliese di Terapia del Dolore e Cure Palliative Pediatriche, dott.ssa Paola Moliterni; con la direttrice facente funzione della Rianimazione Pediatrica del Giovanni XXIII, dott.ssa Calabrese; con il direttore del Dipartimento Emergenze del Policlinico di Bari, prof. Marco Ranieri; con la psicologa dott.ssa Berlingerio ed è stata così formalmente attivata una rete regionale integrata per valutare ogni scenario assistenziale nell’esclusivo interesse del bambino e della sua famiglia.
Dietro questo arrivo c’è un lavoro di coordinamento. Nei giorni scorsi si è tenuta una call operativa tra il team del Gaslini, la Rianimazione del Giovanni XXIII, la prof.ssa Mirabella della Rianimazione del Policlinico di Foggia, il prof. Angelo Campanozzi, primario della pediatria dello stesso ospedale e i referenti del Distretto socio-sanitario di Troia.
Sono stati coinvolti anche il Pronto soccorso di Foggia e il sistema 118, per assicurare, se necessario, interventi tempestivi e coordinati. L’obiettivo è uno: accompagnare il bambino e la sua famiglia in modo unitario, tenendo insieme aspetti clinici, psicologici e relazionali.
Dopo questa breve fase ospedaliera, il piccolo farà ritorno al proprio domicilio. La dimissione sarà protetta e condivisa: medico di medicina generale, rianimatore ed équipe domiciliare territoriale saranno presenti per garantire continuità delle cure.