venerdì, 20 Febbraio 2026

AMSI-UMEM: “158 MILA CARENZE NEL SSN, +36% AGGRESSIONI, OLTRE 11MILA DIMISSIONI NEL 2025”

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Aodi: “Giornata nazionale professionisti sanitari e socio sanitari. Dopo oltre 190 mila vittime Covid e centinaia di operatori deceduti in servizio, l’Italia deve scegliere se rafforzare strutturalmente il SSN o restare vulnerabile davanti alle nuove pandemie. Le nostre indagini aggiornate al 31 gennaio 2026”

20 FEBBRAIO, GIORNATA NAZIONALE DEL PERSONALE SANITARIO E SOCIOSANITARIO

ROMA 20 FEB 2026 – A sei anni dall’inizio della pandemia e nel ricordo del primo paziente di Codogno, la Giornata Nazionale dei Professionisti Sanitari e Socio Sanitari non può ridursi a un momento simbolico. L’Italia ha superato le 190mila vittime Covid; tra queste oltre 380 medici e circa 90 infermieri hanno perso la vita dopo aver contratto il virus durante il servizio. Non è solo una memoria sanitaria: è una responsabilità istituzionale.

La rete associativa composta da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e dal Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE, i merito al delicato tema dei professionisti sanitari, in occasione del 20 febbraio analizza, riflette e afferma che il tempo delle analisi è finito: servono scelte strutturali.

LE INDAGINI DELLA RETE AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE AGGIORNATE AL 31 GENNAIO 2026

Il peso che la pandemia lascia oggi sul SSN

La pandemia ha rivelato fragilità che non sono state completamente risolte. Oggi il Servizio Sanitario Nazionale si trova ad affrontare un sistema sotto pressione costante: carenza di personale, aggressioni in aumento, fuga di competenze, blocchi formativi e invecchiamento demografico.

Con oltre il 24,5% della popolazione sopra i 65 anni e un incremento progressivo delle patologie croniche, l’Italia è uno dei Paesi più esposti a una domanda sanitaria complessa e continuativa. In questo contesto la resilienza del sistema non è un’opzione ma una necessità strategica.

Carenza strutturale di personale

Secondo le statistiche AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE  aggiornate al 31 gennaio 2026, la carenza complessiva nella sanità pubblica italiana ha raggiunto circa 158 mila professionisti, in crescita rispetto ai 150mila di fine 2025.

La mancanza di oltre 104mila infermieri e circa 48mila medici non è un dato contabile ma un fattore che incide direttamente su liste d’attesa, turni massacranti e riduzione della qualità assistenziale. A questi si aggiungono oltre 37mila operatori socio-sanitari mancanti e più di 22mila professionisti delle altre aree sanitarie.

Se non si interviene con una pianificazione pluriennale del fabbisogno, la carenza è destinata a crescere di almeno il 30% nei prossimi cinque anni.

Dimissioni e fuga all’estero: l’emorragia silenziosa

Nel 2024 le dimissioni volontarie dal pubblico avevano già superato le 9.800 unità. Nel 2025 il numero è salito oltre le 11.300, con un trend che al 31 gennaio 2026 conferma una crescita strutturale.

Nel solo 2025 hanno lasciato l’Italia circa 6.700 infermieri e oltre 4.300 medici. Negli ultimi cinque anni il sistema ha perso più di 44mila professionisti tra migrazione, pensionamenti anticipati e abbandono. Le destinazioni restano Germania, Svizzera, Francia e Paesi del Golfo, dove le condizioni economiche e organizzative risultano più attrattive.

Aggressioni e crisi dei Pronto Soccorso

Le aggressioni al personale sanitario sono aumentate del 36% nell’ultimo anno, superando i 29mila episodi denunciati. Nei pronto soccorso l’incremento supera il 42%.

Parallelamente, il personale medico nei PS è diminuito del 23% nell’ultimo anno. Mancano oltre 5mila medici nei dipartimenti di emergenza e in molte strutture il 30% dei turni è coperto da cooperative o contratti temporanei. L’età media supera i 52 anni, con un turnover che in alcune realtà supera il 45%.

La medicina d’urgenza è oggi una delle specializzazioni meno attrattive: al 31 gennaio 2026 si registra un calo del 29% dei candidati rispetto agli anni precedenti.

Deficit retributivo e sotto finanziamento

L’Italia destina alla sanità pubblica circa il 6,7% del PIL, contro una media europea superiore al 7,5%. La spesa pro-capite resta inferiore rispetto a Germania e Francia.

Un medico ospedaliero italiano percepisce mediamente tra il 20% e il 25% in meno rispetto ai colleghi tedeschi o francesi. Gli infermieri italiani risultano tra i meno retribuiti dell’Europa occidentale. Negli ultimi dieci anni il potere d’acquisto ha subito un’erosione significativa.

Crisi formativa e futuro del sistema

Le iscrizioni alle scuole di infermieristica sono diminuite del 12%, con un tasso di abbandono del 20%. Le specializzazioni ad alto rischio, come emergenza-urgenza e anestesia, registrano cali superiori al 15-29%.

Questo significa che la carenza futura è già scritta nei numeri della formazione attuale.

Professionisti sanitari di origine straniera: risorsa strategica

I professionisti sanitari di origine straniera presenti in Italia sono circa 127.800. Oltre 51mila sono medici e circa 47mila infermieri.

Dal 2020 a oggi, grazie ai Decreti Cura Italia e Ucraina, sono entrati nel sistema sanitario circa 19.800 infermieri e 9.400 medici. Dal 2023 al 31 gennaio 2026 oltre 5.700 reparti e servizi sono rimasti operativi grazie al loro contributo.

Tuttavia solo il 32% opera stabilmente nel settore pubblico. Le associazioni sottolineano la necessità inderogabile di favorire l’inserimento stabile, accelerare il riconoscimento dei titoli, superare discriminazioni e garantire piena valorizzazione contrattuale.

La vulnerabilità strutturale non è più rinviabile

In questo contesto si inserisce l’analisi del Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO ,già 4 volte consigliere OMCEO RM e docente dell’Università di Tor Vergata, dichiara:

“I dati aggiornati al 31 gennaio 2026 dimostrano che il Servizio Sanitario Nazionale vive una vulnerabilità strutturale che non può più essere trattata come una criticità temporanea. Una carenza di 158mila professionisti nella sanità pubblica, oltre 29mila aggressioni annue, più di undicimila dimissioni nel solo 2025 e un’emorragia costante verso l’estero non sono anomalie cicliche: sono il risultato di scelte rimandate, di sottofinanziamento cronico e di una programmazione che non ha saputo anticipare i bisogni reali del Paese.”

“La pandemia del 2020 ha mostrato la forza straordinaria dei nostri professionisti ma anche la fragilità organizzativa del sistema. Oggi, se non interveniamo con una pianificazione pluriennale 2026–2035 sul fabbisogno sanitario, con investimenti strutturali e con una valorizzazione economica coerente con le responsabilità assunte, rischiamo di affrontare le prossime emergenze sanitarie con le stesse debolezze operative.”

Invecchiamento, cronicità e nuove pandemie: la sfida sistemica

Aodi collega il quadro interno al contesto globale:

“L’Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo. Questo significa aumento esponenziale delle cronicità, maggiore complessità clinica, bisogno di continuità assistenziale e integrazione tra ospedale e territorio. Se a questo scenario aggiungiamo la concreta possibilità di nuove emergenze pandemiche, legate a zoonosi, cambiamenti climatici e mobilità globale, comprendiamo che il rafforzamento del SSN non è un’opzione ideologica ma una necessità strategica nazionale.”

“Una sanità resiliente significa organici adeguati, sistemi digitali interoperabili, investimenti nella prevenzione, sicurezza nei luoghi di lavoro e attrattività per le nuove generazioni. Non possiamo permetterci stipendi inferiori alla media europea, carriere bloccate e professionisti esposti a violenza e contenzioso. Ogni medico o infermiere che lascia il sistema rappresenta una perdita economica, formativa e sociale che il Paese non può più sostenere.”

Valorizzazione, integrazione e visione internazionale

Il professore sottolinea il nodo della piena integrazione professionale:

“I professionisti sanitari di origine straniera rappresentano oggi una risorsa strutturale del sistema, non un elemento accessorio. Parliamo di oltre 127mila professionisti presenti in Italia al 31 gennaio 2026, di cui più di 51mila medici e circa 47mila infermieri. Senza il loro contributo migliaia di reparti non sarebbero operativi. È indispensabile favorire l’inserimento stabile nel pubblico, accelerare il riconoscimento dei titoli e superare ogni forma di discriminazione contrattuale. La sanità italiana deve avere una visione europea e mediterranea, capace di integrare competenze e valorizzarle pienamente.”

“Onorare le vittime del Covid non significa solo ricordare chi non c’è più. Significa costruire un sistema che non lasci soli i professionisti, che li tuteli, che li motivi e che riconosca economicamente il loro valore. La sicurezza sanitaria è sicurezza nazionale.”

Dalla memoria alla riforma strutturale

Le associazioni AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE ribadiscono che la Giornata Mondiale dei Professionisti Sanitari deve trasformarsi in un momento di responsabilità istituzionale.

Non è sufficiente commemorare. Occorre avviare un piano pluriennale sulle risorse umane 2026–2035, rafforzare l’equilibrio tra pubblico e privato accreditato, colmare il gap retributivo europeo, ridurre la medicina difensiva, garantire sicurezza nei pronto soccorso e rendere attrattive le professioni sanitarie per le nuove generazioni.

UNITÀ TRA LE PROFESSIONI, PAZIENTE AL CENTRO

In occasione della Giornata nazionale dei professionisti sanitari e sociosanitari istituita il 20 febbraio in ricordo del Covid, Aodi lancia un appello a tutti gli Ordini professionali, ai sindacati e alle associazioni di categoria affinché si rafforzi una collaborazione interprofessionale fondata sul rispetto reciproco e sulla responsabilità condivisa.

«Dobbiamo intensificare il dialogo e il lavoro comune tra tutte le professioni sanitarie – sottolinea AODI – ricordando che al centro del sistema non può esserci il protagonismo di un singolo albo, di un sindacato o di un’associazione, ma esclusivamente il paziente. È su questo principio che si misura la maturità del nostro sistema sanitario».

La memoria delle oltre 190mila vittime Covid, dei medici e degli infermieri caduti in servizio, impone una scelta chiara: o si costruisce un Servizio Sanitario Nazionale strutturalmente più forte, inclusivo e competitivo a livello europeo, oppure si accetta di convivere con una vulnerabilità permanente.

Per le associazioni firmatarie, la direzione possibile è una sola: rafforzare il SSN ora, con riforme concrete e visione strategica.

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