giovedì, 19 Febbraio 2026

Toscana. Aprono e si inaugurano case di comunità, Giani e Monni a Follonica e Collesalvetti

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Nuovi servizi e cure di prossimità per i cittadini del territorio, anche con la telemedicina

Da Follonica a Collesalvetti, dalla provincia di Grosseto a quella di Livorno. Si avviano a conclusione e stanno iniziando ad aprire, una dopo l’altra, le case di comunità della Toscana finanziate con  i fondi Pnrrr, rivoluzione ed architrave – assieme ad ospedali di comunità, ma anche alle nuove centrali operative territoriali – della nuova assistenza sanitaria territoriale. Un presidio di prossimità  – con medici, infermieri e primo soccorso, ma anche diagnostica di base – per offrire cure e presa in carico il più possibile vicino a dove uno vive, declinazione anche loro del modello di Toscana diffusa al centro dell’agenda della giunta regionale.

Oggi, 18 febbraio, il taglio del nastro è stato per la casa di comunità delle Colline metallifere a Follonica. Una casa di comunità cosiddetta “hub”, ovvero una struttura baricentrica a cui, a raggiera, sono collegate altre strutture periferiche (le case di comunità ‘spoke’).  Ma poche ore prima, all’inizio del pomeriggio, c’è stata anche a Collesalvetti – novanta chilometri più a nord – la presentazione di un’altra casa di comunità di fatto ultimata: aprirà nelle prossime settimane, le opere sono pressoché compiute ed è stata l’occasione per illustrare i servizi che offrirà. A tutte e due gli eventi era presente il presidente della Toscana Eugenio Giani. A Follonica ha partecipato pure l’assessora al diritto alla salute, alla sanità e alle politiche sociali Monia Monni.  

“Le Case di comunità –   sottolinea il presidente Giani – rappresentano uno dei pilastri più concreti della riorganizzazione della sanità territoriale in Toscana: siamo partiti con settantasette progetti e oggi possiamo dire che, salvo pochissime eccezioni, stanno arrivando tutti a compimento nei tempi previsti”. “Questo risultato – evidenzia ancora il presidente –  è frutto di un grande lavoro di squadra che voglio condividere con gli amministratori del territorio e con i direttori generali delle Asl”.

Le Case di comunità finanziate in Toscana con il Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, sono settanta (altre hanno ricevuto finanziamenti diversi), ventitré gli ospedali di comunità e trentasette le Centrali operative territoriali.

“Con le case di comunità – commenta l’assessora alla sanità e alle politiche sociali, Monia Monni – l’integrazione sociosanitaria diventa realtà: uno spazio dove si potranno trovare tutti i professionisti legati alle cronicità, tutto ciò che non è ospedale ma è un punto di primo soccorso per i codici minori, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta”. “Questa riforma – aggiunge – porta le risposte più vicine a dove i bisogni nascono, in modo da consentire la creazione di una rete sul territorio, e permette agli ospedali di specializzarsi ulteriormente. Non ci sarà più soltanto una porta di accesso al sistema sanitario, spesso quella del pronto soccorso, ma saranno di più le porte per arrivare però a un percorso unico di presa in carico delle persone”.

“Le case di comunità creano anche un circuito virtuoso – interviene ancora Giani – e la presenza associata di medici di famiglia in un’unica sede, oltre a facilitare risposte ai bisogni di salute della persone, favorisce investimenti in diagnostica e tecnologie avanzate, crea sinergie e consente di modellare servizi e attrezzature sulle esigenze specifiche del territorio”

Un modello esportato in Italia
La Toscana sul fronte dell’assistenza territoriale e di prossimità non parte comunque da zero. Ci ha iniziato ad investire molto prima che il tema diventasse centrale nel dibattito nazionale e le cinquanta case della salute tenute a battesimo dal 2011 in poi – lo ricorda proprio il presidente Giani, citando una visita del ministro Speranza in piena pandemia alle Piagge a Firenze – sono diventate un modello di riferimento nazionale” per la progettazione nel 2021 delle nuove case di comunità. Un’evoluzione e una risposta necessaria alla demografia, con una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche. 

La sanità territoriale consente di rispondere a questi bisogni attraverso modelli di presa in carico continuativa, multidisciplinare e di prossimità e nelle aree interne e meno densamente popolate l’integrazione tra servizi sanitari, sociali, telemedicina e assistenza domiciliare gioca  un ruolo strategico. Aiuta anche la sostenibilità del sistema sanitario pubblico, perché maggiore assistenza sul territorio si traduce in una migliore prevenzione, vuol dire minori accessi impropri al pronto soccorso e meno ricoveri. Ci guadagna il paziente e ci guadagna il sistema sanitario nel suo complesso. 

La casa di comunità hub di Follonica
Il nuovo modello di assistenza sanitaria territoriale delle Colline metallifere, in provincia di Grosseto, avrà come baricentro la struttura di viale Europa, inaugurata oggi alla presenza del presidente Giani, dell’assessora Monni e del direttore generale dell’Asl Toscana Sud Est Marco Torre, accompagnati dalla direttrice della zona distretto Tania Barbi e dal sindaco di Follonica Matteo Buoncristiani assieme ad altre autorità locali. 

La realizzazione della nuova Casa della Comunità hub è stata finanziata per un milione e mezzo di euro con fondi del Pnrr.  Sono serviti alla ristrutturazione di una parte dell’edificio esistente, circa 950 metri, e alla realizzazione di una costruzione di altri 150 metri quadri su un unico piano. Nella parte che già esisteva è stata  cambiata la disposizione degli spazi interni, rifatti impianti elettrici, idraulici, antincendio e di climatizzazione invernale ed estiva, attrezzata di tutto punto per fonia e dati, oltre ad interventi di finitura e piccole altre modifiche. Nella nuova ala ha trovato spazio il servizio di prelievo e donazione sangue.

La casa di comunità ospiterà ambulatori dei medici di medicina generale e dei pediatri, gli infermieri di famiglia e di comunità, l’ambulatorio infermieristico e le assistenti sociali; offrirà assistenza domiciliare e il Pua, il Punto unico accesso, ovvero uno sportello informativo e di orientamento per cittadini con fragilità, anziani o disabili capace di semplificare l’accesso a cure e assistenza. Nella sede opera anche la guardia medica (ovvero il servizio di continuità assistenziale a cui rivolgersi quando il medico di famiglia non è raggiungibile o non è in servizio.  Accoglie pure il Cup, il centro unico prenotazioni e ambulatori specialistici per le cronicità (cardiologo, pneumologo, diabetologo, neurologo e geriatra).

L’obiettivo è la prossimità delle cure. La casa di comunità, in quanto ‘hub, sarà aperta sette giorni su sette e ventiquattro ore al giorno, in quanto sede della continuità assistenziale a cui rivolgersi attraverso l’116117, a cui a Follonica si aggiunge la postazione di primo soccorso, 118, sempre aperta.

La struttura dispone anche di sala riunioni per telemedicina e teleconsulto, un’area incontri per la partecipazione della comunità, un’area diagnostica di base e di laboratorio (con elettrocardiogramma, ecografo, spirometro Poct), oltre alla Centrale operativa territoriale (Cot), il servizio igiene e prevenzione, gli ambulatori per le vaccinazioni, la medicina dello sport e la radiologia (che effettua anche screening mammografici). Non mancano il consultorio, la protesica, la Salute mentale adulti, la Salute mentale infanzia e adolescenza, il Servizio dipendenze, la riabilitazione e uffici amministrativi.

Poche settimane ed aprirà anche Collesalvetti
Per la casa di comunità di Collesalvetti, in provincia di Livorno, oggi è stata la giornata di presentazione. Entro fine marzo aprirà i battenti.  All’iniziativa con il presidente Giani c’erano la direttrice dell’Asl Toscana Nord Ovest Maria Letizia Casani, la sindaca di Collesalvetti Sara Paoli e la direttrice della Zona distretto livornese Cinzia Porrà.

L’edificio, sorto su un’area di proprietà comunale concessa gratuitamente dal Comune di Collesalvetti per novantanove anni all’Asl, è stato realizzato ex novo su un unico livello al piano terra, con una superficie lorda di circa 400 metri quadri, in modo da garantire piena accessibilità, funzionalità dei percorsi e collegamento con gli spazi esterni. Con l’occasione sono stati sistemati anche aree pertinenziali e parcheggi. Nell’area sorgeranno anche altri servizi.

La struttura, che rappresenta un presidio sanitario di prossimità, ospiterà attività di accoglienza, il Punto unico di accesso, ambulatori per medici di medicina generale e specialisti, infermieristica di famiglia, servizi sociali, spazi per la comunità e locali di supporto. L’opera è stata interamente finanziata con fondi Pnrr per circa un milione e 260 mila euro. Per ridurre i consumi energetici particolare attenzione è stata dedicata ai materiali ed installato un impianto fotovoltaico.   

Sarà una casa di comunità di tipo ‘spoke’, ovvero una struttura periferica aperta sei giorni su sette da lunedì al sabato, con la presenza di medici e infermieri per dodici ore. Si potranno fare anche prelievi del sangue, nonostante che non sia un servizio obbligatorio per questo tipo di struttura. Cresceranno i servizi sanitari finora offerti, grazie anche alla telemedicina; sarà dispensata assistenza domiciliare. La costruzione che al momento ospita il centro socio sanitario continuerà ad accogliere il servizio di continuità assistenziale e il consultorio.

Nelle prossime settimane saranno organizzati ulteriori momenti di informazione rivolti a cittadinanza ed associazioni.  

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