Modena, 17 febbraio 2026 – Per la prima volta sarà possibile dimostrare che un’eparina può essere utilizzata in un contesto terapeutico completamente nuovo, aprendo possibilità finora inesplorate. Il protagonista di questa innovazione è la Tafoxiparina, il principale candidato farmaco degli studi clinici di fase III per la preparazione al travaglio. Lo annuncia Opocrin Group – global market leader nei derivati dell’eparina –, titolare dei diritti di produzione del principio attivo.
A differenza delle eparine tradizionali, la Tafoxiparina, una eparina priva dell’attività anticoagulante e dell’attività antitrombotica, interviene nel processo di maturazione della cervice uterina nelle primissime fasi del travaglio. I risultati degli studi clinici di fase II – finanziati da Opocrin Group –, hanno mostrato che la somministrazione domiciliare giornaliera di Tafoxiparina nelle donne a termine di gravidanza è in grado di favorire l’insorgenza spontanea del travaglio, riducendo o evitando la necessità di ricovero e di induzione ospedaliera. Anche nei casi in cui il travaglio non si è avviato spontaneamente, le pazienti trattate hanno comunque evidenziato una migliore preparazione cervicale, con tempi di ricovero e di induzione significativamente più rapidi.
Se il trial di fase III dovesse confermare questi risultati preliminari, la Tafoxiparina potrebbe rappresentare un’innovazione importante nella gestione della gravidanza a termine: ad oggi, infatti, non esistono terapie mediche approvate in grado di favorire l’esordio naturale del travaglio nelle donne prossime al termine di gravidanza.
Lo studio sarà finanziato da Exeltis, farmaceutica della multinazionale Insud Pharma leader nel campo della Salute della Donna, in seguito alla firma di un term sheet vincolante con Dilafor AB, che detiene la proprietà intellettuale del candidato farmaco, per una licenza esclusiva semi-globale (con esclusione di Cina, Giappone, Macao e Taiwan) relativa allo sviluppo e alla commercializzazione del farmaco. Dilafor AB, fondata nel 2003 da ricercatori del Karolinska Institutet, dell’Università di Lund e dell’Università di Uppsala, è una società biotecnologica, partecipata al 29% da Opocrin Group, dedicata allo sviluppo di prodotti farmaceutici volti a ridurre il rischio di complicanze materne e fetali associate al parto.
«Abbiamo trasformato la Tafoxiparina da intuizione scientifica ad opportunità concreta per la salute delle pazienti, con una prospettiva di valorizzazione che, per Opocrin Group, stimiamo possa superare complessivamente 1 miliardo di euro. Ora siamo pronti a percorrere l’ultimo miglio che ci porterà a ripensare le opzioni terapeutiche disponibili per le donne in gravidanza. Con un salto di paradigma ancora più ampio: Tafoxiparina ha tutti i requisiti per essere un autentico game changer nel mondo delle eparine, dimostrando come questo ambito si presti ancora a generare nuove traiettorie scientifiche e impatti clinici rilevanti. Un settore che può ancora sorprendere, evolvere e creare innovazione reale»così Federico Saetti, amministratore delegato di Opocrin Group.
«Grazie a questo progetto, Opocrin è al fianco delle donne,promuovendo la salute femminile e aprendo nuove strade all’innovazione clinica nel settore. Oggi sempre più donne, soprattutto alla prima gravidanza, si trovano ad affrontare l’induzione farmacologica del travaglio: un’esperienza spesso carica di stress fisico ed emotivo che, a causa dei rischi associati alle gravidanze oltre termine, riguarda circa una donna su tre al termine della gravidanza, un dato peraltro in costante e significativo aumento a livello globale. Abbiamo ora il potenziale per trasformare questo scenario, offrendo un’opzione terapeutica sicura ed efficace da utilizzare a domicilio, riducendo così ospedalizzazioni non necessarie. Un passo importante per migliorare l’esperienza materna, rendere il sistema sanitario più sostenibile e, soprattutto, mettere al centro ciò che davvero conta: il benessere della donna e del suo bambino», ha dichiarato Mara Bianchini, Presidente di Opocrin Group.