Roma, 17 feb.- Esprimiamo solidarietà ai sei medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Ravenna che, qualche giorno fa, sono stati indagati in relazione ad alcuni certificati medici rilasciati a migranti per i quali era stata disposta la detenzione nei CPR, i centri di permanenza per il rimpatrio, così Cosmo De Matteis, Presidente Nazionale Emerito dello SMI e componente dell’Associazione “Asmev Calabria” (Onlus di medici volontari operanti su territorio nazionale e in diversi contesti esteri, tra i quali l’Eritrea in Africa).
Prima di essere portate in un CPR le persone vanno sottoposte a una visita medica che ne valuta l’idoneità, che attesta se vi siano condizioni che rendono la persona incompatibile con la detenzione nel centro. Sono controlli medici finalizzati a verificare che una persona non abbia malattie contagiose, problemi di salute cronici, disturbi psicologici o psichiatrici che non potrebbero essere curati dentro a un CPR, anche perché in molti casi non ci sono ambulatori medici al loro interno, ma solo presidi sanitari con un medico presente per alcune ore al giorno. I medici, nel caso di Ravenna, s’ipotizza, avrebbero volontariamente firmato certificati incompleti o attestato condizioni non vere, come una patologia o un rischio per la salute, per evitare che i migranti entrassero nei CPR, facendoli risultare non idonei.
<Rammentiamo che i medici hanno il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l’unico obiettivo della tutela della vita e della salute. I medici valutano solo lo stato di salute dei pazienti, non sono deputati ad esprimersi su altre questioni. La loro azione medica non può essere sottoposta a logiche di parte e di natura politica. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai medici coinvolti e sosteniamo l’appello della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, perché la cura non è un reato e non deve discriminare nessuno> conclude De Matteis.