Il ginecologo di Cesena, tra i maggiori esperti della malattia, sarà il 15 marzo 2026 al Teatro Petrella di Longiano (FC) per “Voci nel silenzio”, incontro tra medicina, psicologia e testimonianze, organizzato dall’A.P.E. Associazione Progetto Endometriosi, con le letture della compagnia teatrale Cambioscena.
Quando la vita vissuta sale sul palco, il silenzio si rompe. È con questo spirito che domenica 15 marzo 2026, alle ore 15:00, il Teatro Petrella di Longiano (FC) ospiterà “Voci nel silenzio: luci e ombre dell’endometriosi”, un evento aperto al pubblico organizzato dall’A.P.E. Associazione Progetto Endometriosi, formata da pazienti che da 20 anni sono impegnate nel creare consapevolezza sulla malattia, in collaborazione con il Comune di Longiano. Un pomeriggio dedicato a raccontare, comprendere e discutere una patologia, ancora troppo poco conosciuta, che colpisce circa 200 milioni di donne nel mondo, attraverso l’incontro tra medicina, psicologia e narrazione.
«Ci sono tante donne nel mondo con endometriosi, quante sono le donne che hanno il diabete -, spiega Marcello Ceccaroni, Direttore del Dipartimento per la tutela della salute e della qualità di vita della donna presso l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore–Don Calabria di Negrar di Valpolicella, fondatore e presidente della International School of Surgical Anatomy (ISSA), tra i protagonisti dell’evento e uno dei ginecologi tra i più esperti della malattia (nel novembre 2025 è stato inserito tra i 12 medici più influenti al mondo nella chirurgia mini-invasiva durante un congresso mondiale a Vancouver). -. Ma se chiediamo alle persone per strada, più o meno tutte sanno cos’è il diabete. Non è la stessa cosa per l’endometriosi».
«Ho voluto fortemente questo evento – sottolinea Annalisa Frassineti, presidente dell’A.P.E., che modera l’incontro – perché l’endometriosi non è solo una diagnosi medica, ma una condizione che attraversa la vita delle persone, le relazioni, il lavoro, l’identità. Dopo vent’anni di impegno nell’A.P.E. sentivo il bisogno di creare uno spazio capace di unire linguaggi diversi: il rigore scientifico, l’ascolto psicologico e la forza del racconto. La presenza del professor Marcello Ceccaroni, punto di riferimento internazionale nella cura dell’endometriosi, e della dottoressa Marta Giuliani, che ogni giorno lavora sugli aspetti emotivi e relazionali della malattia, rende questo incontro un momento di grande valore. Il teatro, grazie alla compagnia Cambioscena, ci aiuta a dare voce a ciò che spesso resta nel silenzio. Ringrazio il Comune di Longiano per aver creduto in questa iniziativa e per averci accolto: portare questo evento in Romagna significa costruire, insieme alle istituzioni, una cultura della salute più consapevole e attenta ai bisogni delle donne».
L’endometriosi cronica causa forti dolori, infiammazione in varie zone del corpo e può compromettere la fertilità. Nonostante la sua ampia diffusione, il ritardo diagnostico medio si aggira ancora intorno ai dieci anni. «Dal primo momento in cui una donna sta male a quando scopre di avere l’endometriosi passano circa dieci anni», aggiunge il Dott. Ceccaroni -. «C’è proprio un problema culturale nel comprendere quei sintomi in anticipo. Gli studi ci dicono che il 60% circa delle ragazze che in alcuni giorni non frequentano la scuola per dolori mestruali ha l’endometriosi». Anni di ritardo diagnostico significa lasciare alla malattia il tempo di agire indisturbata: infiammare i tessuti, ridurre la fertilità, diventare più grave. Per questo, come sottolinea Ceccaroni, «la cosa più importante è riuscire a creare endometriosis awareness, una diffusione capillare della consapevolezza, perché l’endometriosi è un problema non solo delle donne ma dell’intera società. E l’approccio dell’A.P.E. è quello giusto: coinvolgente, autentico, senza spettacolarizzare il dramma. Trovare la chiave per riuscire ad avvicinare le persone per far conoscere la malattia e non allontanarle con la paura di qualcosa di terribile».
Accanto a Marcello Ceccaroni, protagonista dell’incontro sarà anche Marta Giuliani, psicologa e sessuologa esperta in endometriosi, che da anni accompagna donne e coppie nel confronto con una malattia che incide profondamente sulla vita emotiva, relazionale e sessuale. Il suo intervento porterà uno sguardo indispensabile per comprendere come l’endometriosi non colpisca solo il corpo, ma l’identità e le relazioni, rendendo il supporto psicologico una parte essenziale del percorso di cura. Un contributo che dialoga con quello medico, completandolo, e che restituisce la complessità reale della malattia. Interverrà, inoltre, Sara Mosconi, vice sindaco di Longiano. Le letture della compagnia teatrale Cambioscena accompagneranno il dibattito portando tra la gente frammenti di vita vissuta, per raccontare le storie delle donne con endometriosi in modo essenziale e realistico.
«Si dice che l’endometriosi riguarda una donna su dieci», riprende Ceccaroni, cesenate di origine e onorato di partecipare ad un evento nella sua Romagna. «Ma questi eventi sono dedicati alle altre nove. E anche alle persone di sesso maschile, perché possono essere gli insegnanti dell’adolescente che sta a casa per il ciclo, compagni di scuola, amici. Tutti possono essere importanti nel comprendere la malattia, dare supporto e dunque ridurre il ritardo diagnostico». L’endometriosi è un problema dell’intera società: coinvolge il nucleo familiare, impatta sulla fertilità e dunque sulla natalità, genera costi diretti per esami e cure mediche, ma anche costi indiretti legati alla riduzione della produttività lavorativa e alle assenze dal lavoro.
Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa è cambiato. «Grazie alle associazioni come l’A.P.E. si sono creati network di informazione fruibili anche online, accessibili anche alle adolescenti. Sono migliorate le reti di comunicazione tra pazienti e medici, ci sono tanti eventi culturali, occasioni di collaborazione per incrementare la conoscenza della malattia». Anche gli standard di cura sono progrediti: «Oggi, rispetto a dieci anni fa, si riesce ad interpretare l’endometriosi come una malattia sistemica: tutto il corpo si ammala e si alterano alcune sue funzioni, come il sistema immunitario e neurologico, e le reazioni metaboliche. Non è più intesa come la malattia dell’utero e delle ovaie, ma come una patologia che interessa tutto il corpo. Si parla così di cure integrate, e la chirurgia si prova ad evitare in tutti i modi possibili», sottolinea il medico. Un altro elemento fondamentale è il cambio generazionale: «Le pazienti della fase oscura, di oltre 10 anni fa, sono diventate madri, zie, amiche di famiglia e hanno saputo sensibilizzare maggiormente le nuove generazioni. Se prima non si andava dal ginecologo, oggi le mamme che hanno avuto contatto diretto con la malattia fanno visitare le figlie già in pre-adolescenza. Questo anticipa la diagnosi».
L’incontro del 15 marzo, con il patrocinio del Comune di Longiano, del Comune di Cesena, dell’AUSL della Romagna e della ISSA School, è rivolto a tutte le persone interessate alla salute femminile, alle professioniste e ai professionisti sanitari, alle associazioni e alle istituzioni. La partecipazione è gratuita ma l’iscrizione è obbligatoria, poiché i posti sono limitati. È possibile iscriversi compilando il modulo sul sito dell’associazione o scrivendo a romagna@apendometriosi.it.