martedì, 3 Febbraio 2026

GIORNATA MONDIALE CONTRO IL CANCRO. AZIENDE SANITARIE FERRARESI TRA RICERCA E ASSISTENZA

In occasione del World Cancer Day, che si celebra il 4 febbraio, le Aziende Sanitarie ferraresi mettono in evidenza il proprio impegno nella lotta contro i tumori, fondato su un modello che integra assistenza, ricerca e capillarità territoriale. Attraverso il Dipartimento Onco-Ematologico e la rete provinciale vengono garantiti percorsi specifici per oltre 25.000 cittadini ferraresi che convivono con una storia di tumore, puntando su diagnosi precoci e cure personalizzate.

Il cancro rappresenta una sfida prioritaria che, a livello globale, registra oltre 19 milioni di nuovi casi l’anno. In Italia le nuove diagnosi superano quota 390 mila, con oltre 3,5 milioni di persone che convivono con la malattia. La prevenzione resta lo strumento principale: circa il 40% dei casi potrebbe essere evitato intervenendo su stili di vita errati, fumo, alcol e sedentarietà. Il territorio di Ferrara, con oltre 340mila abitanti, deve affrontare la sfida di un indice di vecchiaia elevato (269 anziani ogni 100 giovani), che accresce la fragilità clinica dei pazienti.

Tuttavia, il panorama oncologico contemporaneo si sta indirizzando verso una dinamica configurabile come un paradosso positivo: mentre il numero assoluto di nuove diagnosi (incidenza) rimane elevato, la mortalità continua a calare in modo significativo. Questo successo è il risultato di un approccio integrato: da un lato terapie farmacologiche sempre più personalizzate (immunoterapia e farmaci a bersaglio molecolare), dall’altro l’efficacia dei programmi di Screening organizzati che permettono di intervenire prima che la malattia diventi incurabile.

Le iniziative di Screening promosse dal Servizio Sanitario Nazionale infatti rappresentano un elemento portante della prevenzione. La loro capacità di individuare la patologia nelle fasi d’esordio garantisce ai pazienti l’accesso a protocolli terapeutici tempestivi, incrementando in modo determinante le probabilità di guarigione e i tassi di sopravvivenza.

 “Il tumore alla mammella resta la sfida principale per la salute femminile, con circa 55.000 nuovi casi all’anno. Tuttavia, oggi in Italia la sopravvivenza a 5 anni ha raggiunto l’86%, un valore tra i più alti in Europa. L’efficacia della mammografia offerta dal programma di screening è duplice: permette una diagnosi precoce di lesioni millimetriche, che spesso richiedono interventi chirurgici conservativi e non più radicali mirati a preservare l’integrità della donna, riducendo la mortalità specifica fino al 30% grazie all’identificazione della malattia al primo stadio” sottolinea la dott.ssa Caterina Palmonari, Direttrice dell’Unità Operativa Complessa Screening Oncologici.

Spostando l’attenzione sull’apparato digerente, il tumore del colon-retto rappresenta forse l’esempio più emblematico di questo successo. Qui lo Screening fa un passo ulteriore: non si limita alla diagnosi precoce, ma diventa una vera e propria arma di prevenzione attiva. Attraverso la ricerca del sangue occulto e la successiva rimozione di polipi spesso benigni, il sistema è in grado di interrompere la catena biologica che porta al cancro, riducendo il rischio di morte di oltre il 30% per chi aderisce regolarmente ai controlli. Il punto di massima convergenza tra ricerca scientifica e prevenzione viene tuttavia raggiunto nella lotta contro il tumore della cervice uterina. “Se per il seno cerchiamo la precocità e per il colon la prevenzione delle lesioni – afferma Palmonari – qui l’obiettivo è ormai l’eradicazione”. L’integrazione dell’HPV-test come strumento primario, supportato dalla vaccinazione, sta letteralmente eliminando la possibilità che la malattia si manifesti, segnando un traguardo storico nella sanità pubblicaQuesti successi nazionali trovano una conferma straordinaria anche a livello locale, dove i dati del territorio ferrarese testimoniano l’impatto tangibile della prevenzione sulla popolazione.

In quest’area, l’efficacia dei programmi di Screening ha prodotto risultati persino superiori alle medie nazionali: i tumori della cervice uterina hanno registrato una contrazione del 40% nell’incidenza e un dimezzamento della mortalità (-50%). Parallelamente, sul fronte del carcinoma mammario, si è assistito a una riduzione del 31% delle forme avanzate e a un crollo della mortalità del 56%, a dimostrazione di quanto la diagnosi precoce sia determinante. Anche per il tumore del colon-retto, i dati ferraresi evidenziano il valore salvavita dell’adesione ai controlli, con una riduzione della mortalità del 65% negli uomini e del 54% nelle donne tra coloro che partecipano regolarmente allo screening proposto. Tali evidenze rendono manifesto come l’adesione ai programmi di prevenzione non sia soltanto una scelta di cura individuale, ma il motore principale di una rivoluzione sanitaria che, partendo dal territorio, è in grado di riscrivere la storia naturale della malattia oncologica, trasformandola in una che oggi disponiamo finalmente degli strumenti per vincere.

 “Per la lotta contro il cancro – prosegue Palmonari– è fondamentale prestare attenzione alla prevenzione e aderire ai programmi di Screening oncologici attivi sul territorio. La prevenzione secondaria, con i programmi di Screening (per i tumori della mammella, del colon-retto e della cervice uterina), ha mostrato di poter anticipare efficacemente la diagnosi, permettendo di trattare i tumori in fase precoce o quando ancora la malattia non ha raggiunto la fase di malignità”.

Gli screening organizzati sono tre:

– lo screening di diagnosi precoce dei tumori alla mammella. Il programma propone la mammografia annuale (alle donne dai 45 ai 49 anni) e la mammografia biennale a tutte le donne dai 50 ai 74 anni;

– lo screening di prevenzione dei tumori del colon-retto. Il programma di screening offre il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni 2 anni (a tutte le donne e uomini residenti e domiciliati assistiti in Emilia–Romagna) dai 50 ai 69 anni e, a partire dal 2025, la Regione estende lo screening gratuito per il cancro del colon retto alla fascia d’età 70-74 anni. Dal 2025, l’offerta gratuita è estesa fino ai 74 anni. In caso di positività, è previsto un colloquio informativo con l’infermiere di prossimità per l’inserimento nel percorso di approfondimento.

– lo screening di prevenzione dei tumori al collo dell’utero che propone il Pap-test, ogni tre anni, alle donne dai 25 ai 29 anni nate prima del 1998 e alle nate dal 1998 in poi (se non vaccinate con almeno due dosi di vaccino HPV entro i 15 anni) e l’HPV test, ogni 5 anni, a tutte le donne dai 30 ai 64 anni.

Aderire ai programmi di screening – conclude Palmonari – significa entrare in un percorso diagnostico-terapeutico integrato, totalmente gratuito, che accompagna la persona dall’effettuazione del test di screening fino agli eventuali approfondimenti e, se necessario, ai successivi trattamenti di cura e follow-up, prima della comparsa di sintomi. Grazie agli screening aumentano le guarigioni e si riduce la mortalità”. 

Il Dipartimento ad Attività Integrata Onco-Ematologico, diretto dal dott. Mirco Bartolomei, e la Rete Oncologica della Provincia di Ferrara, diretta dalla prof.ssa Luana Calabò, operano per garantire un approccio multidisciplinare in ogni fase della malattia. In merito a questo impegno, il dott. Mirco Bartolomei sottolinea l’obiettivo di “garantire cure sempre più efficaci e umanizzate, mettendo al centro il paziente e il suo percorso di cura grazie ad un approccio multidisciplinare con medici di diverse specialità, medici di medicina generale, personale infermieristico, ricercatori e associazioni di volontariato, riuscendo così ad offrire un’assistenza completa e multidisciplinare in tutte le fasi della malattia, dalla prevenzione, alla diagnosi, fino alla fase terminale, per garantire la migliore qualità di vita possibile”.

L’innovazione tecnologica sta rivoluzionando la disciplina attraverso diagnosi più precise e lo sviluppo di biomarcatori. Presso il Centro Oncologico del Sant’Anna, l’Unità Operativa di Oncologia Clinica, diretta dalla prof.ssa Luana Calabrò, ha potenziato le sperimentazioni con farmaci di nuova generazione, in particolare per il tumore polmonare, il melanoma e il mesotelioma. Punto di svolta è l’attivazione dell’Unità Clinica di Fase I, polo sperimentale per valutare la sicurezza di farmaci innovativi prima della loro disponibilità nel Servizio Sanitario Nazionale.

“Nel 2026 – afferma la prof.ssa Calabrò – l’impegno dell’Unità Operativa di Oncologia clinica non si limita alla cura della malattia, ma si estende alla protezione del progetto di vita del paziente. Grazie al rafforzamento della oncologia di prossimità con il progetto OnConnect, premiato a livello nazionale, all’uso di farmaci più maneggevoli (orali o sottocutanei) e alle tecnologie digitali, portiamo le cure fuori dall’ospedale, rendendole accessibili anche a chi vive lontano dal centro Hub. Questo è reso possibile grazie ad una stretta sinergia tra professionisti ospedalieri e del territorio afferenti alla rete oncologica provinciale, che ho il privilegio di coordinare. Contemporaneamente, con l’avvio dell’Unità clinica di Fase I, offriamo nuove prospettive a pazienti con tumori complessi e resistenti a farmaci convenzionali, attraverso l’oncologia di precisione. Voglio sottolineare che questo è possibile solo grazie alla costituzione di un team multidisciplinare altamente specializzato nella ricerca, costituito da medici dedicati, infermieri di ricerca, farmacisti e data manager. Questa eccellenza scientifica vive in simbiosi con l’anima accademica della struttura: la collaborazione con l’Ateneo ferrarese permette infatti di formare giovani medici e ricercatori in un ambiente capace di coniugare la scoperta scientifica con l’assistenza al letto del paziente. La nostra forza risiede proprio nell’essere un’equipe unita — tra ospedale, territorio e università — per garantire che nessun cittadino debba affrontare il cancro in solitudine, potendo contare contemporaneamente sulla ricerca di frontiera e sull’umanità delle cure vicino a casa”.

Parallelamente alla ricerca, il progetto OnConnect promuove l’oncologia di prossimità estendendo i trattamenti a bassa complessità nelle strutture territoriali e a domicilio. “Un progetto altamente innovativo – spiega il dott. Guido Margutti, Responsabile dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Oncologia territoriale – e mirato a sviluppare l’Oncologia di prossimità, estendendo i trattamenti oncologici a bassa complessità presso le strutture di primo livello della Rete Oncologica provinciale (come già avvenuto con la Casa di Comunità di San Rocco e con quella di Comacchio), fino al domicilio dei pazienti. Ciò grazie all’integrazione nel team di cura del Medico di Medicina Generale, l’Infermiere di Famiglia e di Comunità (IFeC) e un progressivo maggiore coinvolgimento delle associazioni di volontariato e del terzo settore”.

Dall’apertura del Day Hospital oncologico a Comacchio, avvenuta un anno fa, l’attività è in costante crescita: sono 24 i pazienti seguiti in terapia attiva421 le visite di controllo eseguite e 40 gli infermieri di famiglia e comunità (IFeC) attivati per la gestione domiciliare. Inoltre, il 12 dicembre 2025 è stato avviato un progetto di rilevazione del gradimento dei pazienti.

Fondamentale è infine la Rete Locale di Cure Palliative (RLCP), diretta dalla dott.ssa Loretta Gulmini, che nel 2024 ha preso in carico oltre 2.000 pazienti, di cui più di 1.500 oncologici. La rete integra i nodi di ospedale, ambulatorio, hospice e domicilio per garantire continuità assistenziale.

“L’invecchiamento della popolazione – afferma la dott.ssa Gulmini – si traduce in aumento di incidenza della fragilità clinica associata alle comorbidità e i conseguenti plurimi trattamenti terapeutici compresenti. A latere si osserva un progressivo accrescimento delle problematiche sociali che rendono complessi i percorsi assistenziali territoriali e che richiede una continua integrazione tra tutte le risorse disponibili sul territorio, comprese le organizzazioni non-profit ed i servizi sociali territoriali. Per questa rete risulta strategica l’interfaccia tra l’equipe di cure palliative e l’equipe di oncologia/oncoematologia, in grado di garantire l’attivazione di cure palliative precoci”.

I modelli organizzativi infermieristici delle reti di cure palliative si basano sul case management. Il case manager opera in ambito ospedaliero e domiciliare, favorisce il coordinamento della presa in carico del caso tra i diversi professionisti e supporta le transizioni tra i vari setting assicurando la continuità del percorso di assistenza. Interviene a domicilio in autonomia ed in equipe per interventi tecnici, educativi, relazionali. Intrattiene rapporti funzionali con i gli infermieri dell’assistenza domiciliare e con gli IFeC della provincia garantendo il coordinamento degli interventi assistenziali e il corretto monitoraggio della persona e della famiglia.

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